Medici Senza Frontiere Italia: l'infermiere Ettore Mazzanti eletto presidente
Ettore Mazzanti è il nuovo presidente di Medici Senza Frontiere Italia: “stare dentro le fratture del mondo e provare a ricomporle”.
L’Assemblea generale di Medici Senza Frontiere (MSF) ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo, affidando la presidenza a Ettore Mazzanti. Infermiere pediatrico bolognese con vent’anni di missioni sul campo alle spalle, Mazzanti succede a Monica Minardi, che conclude il suo mandato dopo sei anni alla guida dell'organizzazione. Con la sua lunga esperienza umanitaria, il nuovo presidente si prepara a guidare MSF Italia nel delicato compito di testimoniare e curare le ferite dei contesti più difficili del pianeta. Nel nuovo Consiglio direttivo anche due infermiere: Martina Marchiò e Alessia Ripandelli.
Che cos'è e cosa fa MSF
Fondata a Parigi nel 1971 da un gruppo di medici e giornalisti francesi, Medici Senza Frontiere è oggi una delle più grandi organizzazioni umanitarie indipendenti al mondo. Operando nel nome di tre principi fondamentali, indipendenza, neutralità e imparzialità, porta assistenza medica d'emergenza alle popolazioni colpite da conflitti armati, epidemie, catastrofi naturali ed esclusione dall'accesso alle cure, in oltre 70 paesi. MSF si finanzia quasi esclusivamente attraverso donazioni private, per preservare la propria autonomia da governi e istituzioni.
Chi è Ettore Mazzanti
Nato a Bologna nel 1964, Mazzanti lavora con MSF dal 2002. Nel corso degli anni ha ricoperto diversi ruoli nei progetti sul campo: come infermiere, coordinatore di progetto e responsabile medico. Dal 2008 ha inoltre lavorato come career manager, continuando a partire annualmente sui progetti, tra Medio Oriente e Africa orientale.
Mazzanti prende il posto della dottoressa Monica Minardi, il cui mandato nel Consiglio direttivo, durato sei anni, è giunto a naturale conclusione.
Le dichiarazioni: dall'Angola alla presidenza
Le parole più ampie e circostanziate di Mazzanti sono arrivate dall'intervista rilasciata alla FNOPI in occasione della Giornata Internazionale dell'Infermiere. Interrogato su quanto la sofferenza dei bambini nelle zone di guerra segni ancora il suo modo di guidare MSF, Mazzanti ha raccontato le origini della sua vocazione umanitaria: “ricordo molto bene la mia prima missione con MSF, in Angola, in un contesto segnato da 25 anni di guerra civile. All'epoca, con un pizzico di presunzione, pensavo: "Vengo dall'oncologia pediatrica, sarò in grado di gestire la morte dei bambini". Poi ti trovi davanti a bambini che muoiono di malnutrizione, tanti, troppi, e capisci che è un'altra cosa. I bambini non mentono in nessuna parte del mondo, anche quando stanno male. Non hanno i filtri degli adulti, non si proteggono con le parole. Quello che vivono lo vedi. E non ci si può improvvisare”. Mazzanti ha poi descritto il rovescio della medaglia: “vedere che, anche con interventi apparentemente semplici, in contesti deprivati di diagnostica e farmacologia, le cose possono cambiare. Bambini che sembravano senza speranza tornano a muoversi, giocare, danzare. Vivere. È questo che mi è rimasto impresso dal mio primo movimento con MSF: vedere le cose per come sono, senza sconti, e sapere che anche ciò che sembra poco può fare un'enorme differenza”.
Nell'intervista alla FNOPI ha anche risposto a chi gli chiedeva cosa aggiunge uno sguardo infermieristico a un'organizzazione che porta "Medici" nel nome: “MSF nasce, alle origini, da un team di medici e giornalisti. In 55 anni di crescita, oggi tutte le professionalità che consentono di gestire un ospedale sono parte del panel di persone che si muovono nei progetti. Il nome è a memoria delle origini. Oggi posso serenamente affermare che non esiste spirito di competizione tra professioni. L'infermiere contribuisce a tenere insieme al team multiprofessionale i tanti livelli dell'attività di cura: clinico, umano, relazionale”.
Nell'annuncio dell'elezione, diffuso il 23 aprile 2026 dal sito ufficiale di MSF Italia, aveva già affidato a Fabrizio De André la sintesi del suo mandato: “tu prova ad avere un mondo nel cuore, e non riesci ad esprimerlo con le parole. La parola che trovo per la nostra azione è utopia: non un punto d'arrivo, ma una direzione nel lavoro quotidiano, per provare a riaggiustare una realtà che spesso va al rovescio. Il mio impegno per MSF cambia solo di ruolo e di responsabilità, ma rimane invariato dal 2002, anno della mia prima missione. È un impegno costante, fatto di attenzione per le persone e senso di servizio, per stare dentro le fratture del mondo e provare a ricomporle. A volte ci riusciamo, altre meno, ma restiamo ostinatamente al lavoro”.
La campagna per proteggere gli ospedali
Già nelle prime settimane di presidenza, Mazzanti ha portato MSF a intervenire pubblicamente sul tema degli attacchi alle strutture sanitarie nei conflitti. In una dichiarazione rilasciata a maggio 2026 in occasione del decennale della Risoluzione ONU 2286 che impegna gli stati a proteggere ospedali e personale sanitario nelle zone di guerra, ha dichiarato: “gli ospedali e le strutture sanitarie dovrebbero proteggere la vita. Oggi, troppo spesso, la mettono in pericolo. A dieci anni dalla Risoluzione 2286, gli attacchi contro strutture sanitarie, personale medico e pazienti non sono diminuiti: sono aumentati. Senza una presa di posizione chiara e sistematica da parte dei governi, queste violazioni continueranno a ripetersi. Le autorità italiane hanno oggi la possibilità e la responsabilità di contribuire a invertire questa tendenza”.
Mazzanti ha illustrato cosa MSF chiede concretamente: “gli stati prendano posizione in modo chiaro e coerente e facciano rispettare quelle regole che già esistono. Dal 2016, 21 membri del personale di MSF sono stati uccisi in 15 incidenti mentre svolgevano il proprio lavoro. Chiediamo agli stati di uscire dall'ambiguità, di condannare questi attacchi sempre, indipendentemente da chi li commette, e di utilizzare la propria influenza perché altri facciano lo stesso. Proteggere la missione sanitaria umanitaria non è un principio astratto. È una responsabilità concreta che gli stati devono assumersi. Non posso lontanamente ipotizzare che un'atrocità commessa diventi un modus operandi a cui ci si debba abituare”.
Un messaggio ai giovani infermieri
Il neo-presidente ha voluto rivolgersi anche a chi si affaccia oggi alla professione infermieristica: “è un lavoro che ti mette davanti alla vita degli altri senza tanti filtri. E quindi, inevitabilmente, anche davanti alla tua. Non è sempre bello, non è sempre gratificante. Ci sono giorni in cui ti chiedi perché lo fai. A chi inizia, direi di non avere fretta di "diventare qualcuno". E di non pensare che basti essere bravi tecnicamente. Serve quello, certo. Ma serve anche una forma di presenza, di attenzione, che non si impara sui libri. E poi, se a un certo punto capisci che è davvero il tuo posto, diventa difficile lasciarlo”.
Il nuovo Consiglio direttivo: tre infermieri al vertice
Gli altri consiglieri nel nuovo Consiglio direttivo sono Martina Marchiò, infermiera e coordinatrice medica, e Tommaso Fabbri, farmacista e capomissione, nel ruolo di vicepresidenti, Oussama Omrane, mediatore interculturale e promotore della salute, Tommaso Daunisi, avvocato, Alessandra Oglino, manager nell'ambito della sostenibilità, responsabilità sociale e governance, e Francesco Virdis, chirurgo d'urgenza. A loro si aggiungono Alessia Ripandelli, infermiera, come membro supplente, e i membri cooptati Elena Bertorello, esperta di finanza, e Roberto Biondi, manager d'azienda.
La presenza di tre infermieri ai vertici dell'organizzazione è un dato di rilievo. Martina Marchiò è infermiera e coordinatrice sanitaria con esperienza diretta nelle missioni sul campo, mentre Alessia Ripandelli è infermiera anch'essa con background operativo in MSF, la loro presenza nel nuovo board segnala una scelta deliberata: portare al governo dell'associazione chi ha vissuto l'assistenza umanitaria dal lato del letto del paziente.
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