Andes virus, hostess KLM negativa dopo contatto: cosa sappiamo su trasmissione e asintomatici
Secondo quanto comunicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una hostess della compagnia aerea KLM, entrata in contatto con una donna poi deceduta per infezione da hantavirus a Johannesburg, è risultata negativa ai test diagnostici. Un elemento importante, perché il contatto tra le due persone sarebbe stato breve e non prolungato.
Il caso sembra quindi confermare ciò che gli esperti sostengono da tempo: il contagio interumano dell’hantavirus non appare facile né automatico, ma richiede condizioni molto specifiche, soprattutto contatti stretti e ravvicinati.
Lo studio che ha aperto il dibattito
Negli ultimi anni, diversi studi hanno analizzato episodi di trasmissione del virus Andes, l’unico hantavirus per il quale esistono prove convinente di contagio da persona a persona.
Sulla base dei dati raccolti relativamente agli eventi di contagio ricostruiti i ricercatori scrissero testualmente che:
“La via di infezione nei casi secondari è stata probabilmente l’inalazione di droplets o aerosol”.
Una frase che ha avuto forte eco nella comunità scientifica, anche se va interpretata con cautela. Gli studiosi non parlano infatti di una diffusione aerea paragonabile a quella di virus altamente contagiosi come morbillo o varicella. Il riferimento agli aerosol riguarda situazioni di contatto stretto e prolungato, spesso in ambienti chiusi.
Lo stesso studio evidenziò inoltre un altro dato significativo: i pazienti con carica virale elevata avevano una probabilità circa 1,7 volte superiore di trasmettere l’infezione ad altre persone.
Il nodo degli asintomatici
Uno degli aspetti più delicati riguarda il ruolo degli asintomatici e la possibile contagiosità durante il periodo di incubazione.
L’incubazione del virus Andes può arrivare fino a sei settimane. Di per sé non è un’anomalia: esistono numerosi virus con incubazioni lunghe. La vera questione è un’altra: una persona può contagiare prima della comparsa dei sintomi?
Finora, la letteratura scientifica non ha documentato casi certi di trasmissione durante la fase pre-sintomatica. Questo distingue l’hantavirus da quanto osservato durante la pandemia di Covid-19, quando la contagiosità prima dei sintomi rese il virus estremamente difficile da contenere.
Anche sul ruolo degli asintomatici le certezze sono limitate. I Centers for Disease Control and Prevention statunitensi ritengono improbabile che persone completamente asintomatiche possano trasmettere il virus. Tuttavia, il tema resta aperto, soprattutto per quanto riguarda i paucisintomatici.
Ed è proprio qui che entra in gioco il principio di precauzione.
Le implicazioni per la sanità pubblica
Se in futuro emergessero prove di trasmissione da soggetti asintomatici o durante l’incubazione, cambierebbe radicalmente l’approccio sanitario:
- il tracciamento dei contatti diventerebbe più complesso;
- le quarantene potrebbero richiedere tempi più lunghi;
- le misure di protezione individuale dovrebbero essere ampliate;
- l’uso delle mascherine potrebbe essere raccomandato non solo agli operatori sanitari ma anche ai contatti stretti di persone potenzialmente infette.
Per ora, però, il caso dell’hostess KLM sembra indicare che un contatto breve non sia stato sufficiente a provocare il contagio. Un dato rassicurante, ma che non chiude il dibattito scientifico su uno dei virus più osservati dagli epidemiologi internazionali.
da: https://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa2009040
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