Chieti, dopo l'esposto del NurSind la ASL assume 68 infermieri: ''Ma non basta''
Dalla denuncia all'Ispettorato del Lavoro alla delibera aziendale: per il NurSind il risultato rappresenta un primo segnale, ma servono stabilizzazioni, OSS e una programmazione strutturale per salvare i reparti.
di Giuseppe Provinzano
"Dietro ogni assunzione annunciata ci sono spesso mesi di tensioni, segnalazioni e richieste rimaste inascoltate. Quando la carenza di personale diventa la normalità, il rischio è che l'eccezione si trasformi in metodo: ferie rinviate, turni estenuanti, professionisti chiamati quotidianamente a colmare vuoti organizzativi sempre più profondi. In questo scenario il ruolo della rappresentanza sindacale assume una funzione essenziale: dare voce a chi opera nei reparti e impedire che le criticità vengano considerate inevitabili. Quanto accaduto a Chieti dimostra che denunciare, documentare e pretendere risposte può ancora produrre risultati concreti. Ma insegna anche che nessun annuncio può essere scambiato per una soluzione definitiva".
CHIETI, 26/06/2026 - La decisione della ASL Lanciano-Vasto-Chieti di procedere all'assunzione di 68 infermieri a tempo determinato arriva in un momento particolarmente delicato per i professionisti sanitari del territorio e, secondo il NurSind, non può essere letta come una semplice coincidenza amministrativa.
Solo pochi giorni prima, infatti, la Segreteria Territoriale del NurSind Chieti, guidata da Andrea Liberatore, aveva presentato un esposto formale all'Ispettorato del Lavoro denunciando una situazione definita ormai al limite della sostenibilità. Al centro delle segnalazioni vi erano le gravi carenze di personale infermieristico, l'impossibilità per molti operatori di usufruire regolarmente delle ferie estive, i carichi di lavoro sempre più pesanti e il concreto rischio di compromettere la qualità e la sicurezza dell'assistenza erogata ai cittadini.
Per il sindacato delle professioni infermieristiche, la delibera aziendale rappresenta il riconoscimento implicito di criticità che da tempo venivano denunciate nei reparti.
«Non siamo qui per appuntarci medaglie sul petto, ma una cosa è certa: alzare la voce, denunciare e mettere nero su bianco le criticità ha costretto l'Azienda ad accendere i riflettori su un dramma che non poteva più essere nascosto sotto il tappeto», sottolinea il NurSind Chieti.
Il sindacato evidenzia come il sistema sanitario non possa continuare a reggersi esclusivamente sul senso di responsabilità degli operatori, costretti troppo spesso a sacrifici continui per garantire la tenuta dei servizi.
«La sanità non si salva spremendo chi ci lavora, chiedendo continui sacrifici o inventando salti mortali organizzativi. La sanità si salva solo mettendo le persone giuste nei reparti», ribadisce la Segreteria territoriale.
L'arrivo di nuove unità infermieristiche viene accolto favorevolmente, ma senza trionfalismi. Secondo il NurSind si tratta di un primo segnale che, da solo, non può risolvere problemi strutturali sedimentati negli anni.
«Guai ad abbassare la guardia. Un tampone non cura un'emorragia», avverte il sindacato, richiamando la necessità di una programmazione seria e di lungo periodo capace di garantire condizioni di lavoro dignitose e la piena tutela dei cittadini.
Accanto alla questione infermieristica emerge poi un'altra emergenza che il NurSind definisce non più rinviabile: la carenza di Operatori Socio Sanitari.
L'assenza di OSS, spiegano i rappresentanti sindacali, sta determinando pesanti ripercussioni sull'organizzazione quotidiana delle attività assistenziali, aumentando ulteriormente il carico di lavoro sulle équipe già in sofferenza.
«Chiediamo con forza alla Direzione Aziendale di non perdere un solo giorno di più: si attinga immediatamente dalla graduatoria a tempo determinato della ASL di Teramo per portare nuove forze nei reparti», è l'appello rivolto ai vertici aziendali.
Il NurSind assicura che continuerà a monitorare l'evoluzione della vicenda affinché alle delibere seguano atti concreti e tempestivi.
«Non ci accontenteremo degli annunci. Saremo il fiato sul collo dell'Azienda finché non vedremo i nuovi colleghi varcare fisicamente le porte dei reparti che hanno più bisogno», conclude la Segreteria Territoriale.
Per il sindacato la battaglia non si esaurisce con questo primo risultato. La difesa della sanità pubblica passa attraverso investimenti reali sul personale, stabilità occupazionale e il rispetto della dignità professionale di chi, ogni giorno, garantisce il funzionamento di ospedali e servizi territoriali.
Perché tutelare gli operatori sanitari significa, inevitabilmente, tutelare anche il diritto dei cittadini a ricevere cure sicure, tempestive e di qualità.
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