Creme solari assorbite nel sangue: lo studio JAMA smentisce i falsi allarmi
Le sostanze attive contenute nelle creme solari vengono assorbite dall'organismo e possono essere rilevate nel sangue già dopo una sola applicazione. È quanto emerge da uno studio clinico pubblicato sulla rivista JAMA, che ha analizzato l'assorbimento sistemico di sei tra i più comuni filtri UV presenti nei prodotti solari.
La scoperta potrebbe sembrare allarmante, ma gli stessi ricercatori invitano a non trarre conclusioni affrettate: i risultati non significano che le creme solari siano pericolose né che si debba smettere di usarle. Al contrario, sottolineano la necessità di ulteriori studi sulla sicurezza a lungo termine di alcuni ingredienti.
Lo studio
La ricerca, condotta nell'ambito delle attività della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, ha coinvolto 48 volontari sani, suddivisi in quattro gruppi. Ogni gruppo ha utilizzato una diversa formulazione di protezione solare: crema, spray aerosol, spray non aerosol e spray con erogatore a pompa.
I prodotti sono stati applicati secondo condizioni di utilizzo intensivo: una volta il primo giorno e quattro volte al giorno nei tre giorni successivi, su circa il 75% della superficie corporea. Nel corso delle tre settimane successive i ricercatori hanno effettuato 34 prelievi di sangue per ciascun partecipante per misurare la concentrazione nel plasma di sei filtri UV: avobenzone, oxybenzone, octocrylene, homosalate, octisalate e octinoxate.
I risultati
Tutti e sei gli ingredienti sono stati rilevati nel sangue già dopo la prima applicazione.
Le concentrazioni plasmatiche hanno superato rapidamente la soglia di 0,5 nanogrammi per millilitro, valore utilizzato dalla FDA come limite oltre il quale sono richiesti ulteriori studi tossicologici e farmacologici per valutare completamente la sicurezza di un principio attivo.
Tra i risultati più significativi:
- l'avobenzone ha raggiunto concentrazioni fino a 7,1 ng/mL;
- l'oxybenzone ha mostrato i livelli più elevati, arrivando fino a 258,1 ng/mL;
- anche octocrylene, homosalate, octisalate e octinoxate hanno superato ampiamente la soglia FDA.
In molti partecipanti le sostanze sono rimaste rilevabili nel sangue per diversi giorni, e in alcuni casi fino a 21 giornidopo l'ultima applicazione.
Gli studiosi hanno inoltre trovato residui dei filtri UV anche negli strati superficiali della pelle una e due settimane dopo l'utilizzo.
Cosa significa davvero questo risultato
Uno degli aspetti più importanti riguarda l'interpretazione del dato.
Superare la soglia di 0,5 ng/mL non significa che una sostanza sia tossica o cancerogena. Si tratta del livello individuato dalla FDA per stabilire quando siano necessari ulteriori studi di sicurezza. In altre parole, il fatto che un ingrediente venga assorbito e raggiunga il sangue non dimostra che possa provocare danni alla salute.
È un punto sottolineato anche dagli autori dello studio, che nelle conclusioni precisano come i risultati non debbano indurre le persone a rinunciare all'uso della protezione solare, fondamentale nella prevenzione dei tumori cutanei.
Bassetti: "Le creme solari non causano il cancro"
Negli ultimi anni, complice la diffusione di contenuti virali sui social network, lo studio del JAMA è stato spesso utilizzato per sostenere che le creme solari sarebbero tossiche, interferenti endocrini o addirittura cancerogene.
Una lettura che il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'Ospedale San Martino di Genova, definisce una "superbufala".
Secondo Bassetti, la demonizzazione dei cosiddetti "filtri chimici" nasce da una distorsione dei dati scientifici. Ingredienti come avobenzone, oxybenzone e octocrylene sono molecole progettate per assorbire i raggi ultravioletti e proteggere la pelle dai danni del sole. Il fatto che possano essere rilevati nel sangue dopo l'applicazione, osserva l'infettivologo, non costituisce una prova della loro tossicità.
"Alcuni sostengono che sia più sicuro non mettere la crema solare. Si tratta di menzogne pericolose", afferma Bassetti, ricordando che ad oggi non esistono prove scientifiche che dimostrino la cancerogenicità dei filtri solari approvati.
L'infettivologo sottolinea inoltre che le evidenze disponibili confermano come i benefici della protezione dai raggi ultravioletti superino ampiamente qualsiasi rischio teorico legato agli ingredienti contenuti nelle creme.
Gli effetti osservati nello studio
La ricerca non ha evidenziato eventi avversi gravi correlati all'uso dei prodotti.
L'effetto indesiderato più frequente è stato una lieve eruzione cutanea, osservata in 14 partecipanti.
Gli autori precisano inoltre che lo studio non era stato progettato per valutare eventuali effetti clinici a lungo termine, ma esclusivamente l'assorbimento sistemico dei filtri UV.
Il messaggio finale della scienza
Il consenso della comunità scientifica resta chiaro: proteggersi dai raggi UV è una delle strategie più efficaci per prevenire il melanoma e gli altri tumori della pelle.
Lo studio pubblicato su JAMA ha dimostrato che alcuni filtri solari vengono assorbiti dall'organismo e che sono necessari ulteriori approfondimenti sulla loro farmacocinetica. Non ha però dimostrato che questi ingredienti provochino il cancro o altri danni alla salute.
Come ribadito sia dagli autori della ricerca sia dagli esperti, tra cui Matteo Bassetti, l'idea che le creme solari causino il cancro non trova alcun riscontro nelle evidenze scientifiche disponibili. Rinunciare alla protezione solare sulla base di informazioni distorte espone invece a un rischio ben documentato: quello dei danni provocati dalle radiazioni ultraviolette e dello sviluppo dei tumori cutanei.
da: Matta MKFlorian JZusterzeel R, et al. Effect of Sunscreen Application on Plasma Concentration of Sunscreen Active Ingredients: A Randomized Clinical Trial. JAMA. 2020;323(3):256–267. doi:10.1001/jama.2019.20747
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