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Turni di notte: studio rivela cosa mette davvero in crisi gli infermieri

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 30/06/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

La stanchezza cronica, la carenza di pause, la difficoltà ad accedere a pasti adeguati e il senso di essere trascurati dalle organizzazioni sanitarie rappresentano alcune delle principali criticità denunciate dagli infermieri che lavorano nei turni notturni. È quanto emerge da un'importante ricerca condotta negli Stati Uniti, che rilancia il tema della tutela della salute degli operatori sanitari e della sicurezza dei pazienti.

Lavorare durante la notte significa andare contro il naturale ritmo circadiano dell'organismo, alterando il normale ciclo sonno-veglia. Una condizione che, secondo numerose evidenze scientifiche, può avere conseguenze significative sia sulla salute fisica che su quella mentale degli infermieri, aumentando al tempo stesso il rischio di errori assistenziali.

Lo conferma uno studio condotto in dodici ospedali di un grande sistema sanitario del nord-est degli Stati Uniti, nato con l'obiettivo di comprendere direttamente dalla voce degli infermieri quali siano le principali difficoltà affrontate durante il lavoro notturno e quali interventi possano migliorare le loro condizioni operative.

Una ricerca in due fasi

Lo studio ha adottato una metodologia mista. Nella prima fase è stato distribuito un questionario agli infermieri impiegati nei turni notturni di dodici ospedali, raccogliendo dati sulle loro esperienze quotidiane.

Successivamente, in sei delle strutture coinvolte, sono stati organizzati focus group nei quali gli operatori hanno potuto approfondire le problematiche vissute durante il lavoro notturno e proporre possibili soluzioni.

L'analisi dei dati quantitativi e qualitativi ha permesso ai ricercatori di individuare numerose criticità ricorrenti.

Le principali difficoltà denunciate dagli infermieri

Tra gli aspetti maggiormente evidenziati emerge innanzitutto la mancanza di un adeguato supporto dedicato ai professionisti della notte.

Molti infermieri lamentano infatti un accesso limitato alla formazione in presenza, spesso organizzata esclusivamente durante il giorno, rendendo difficile partecipare senza sacrificare il riposo.

Anche l'alimentazione rappresenta un problema concreto. Durante i turni notturni risulta spesso difficile reperire pasti caldi e nutrizionalmente adeguati, costringendo il personale ad affidarsi a distributori automatici o alimenti poco salutari.

Il bisogno di essere riconosciuti

L'elemento trasversale emerso da tutti i focus group riguarda la percezione di essere poco considerati rispetto ai colleghi che lavorano di giorno.

Secondo gli infermieri intervistati, le esigenze specifiche del lavoro notturno vengono frequentemente sottovalutate dalle organizzazioni sanitarie, nonostante il servizio assistenziale continui senza interruzioni per ventiquattro ore.

Da questo tema centrale sono emerse sette ulteriori aree critiche:

  • la sicurezza durante le ore notturne, con operatori che riferiscono di sentirsi talvolta vulnerabili o addirittura impauriti;
  • il rischio di incidenti stradali causati dalla sonnolenza al termine del turno;
  • la difficoltà di usufruire di pause adeguate;
  • la costante sensazione di estrema stanchezza;
  • la necessità di poter effettuare brevi riposi programmati durante il turno, quando possibile;
  • la disponibilità di alimentazione sana durante la notte;
  • il bisogno di maggiore attenzione verso il benessere psicofisico del personale.

La fatica aumenta il rischio di errori

La letteratura scientifica citata nello studio conferma che gli infermieri impegnati nei turni notturni sperimentano livelli di affaticamento significativamente superiori rispetto ai colleghi che lavorano di giorno.

La stanchezza può tradursi in una riduzione della concentrazione, tempi di reazione più lenti e maggiore probabilità di commettere errori assistenziali, con potenziali ripercussioni sulla sicurezza dei pazienti.

Il problema non riguarda soltanto il singolo turno. La deprivazione cronica di sonno tende infatti ad accumularsi nel tempo, favorendo affaticamento persistente e aumentando il rischio di sviluppare patologie croniche.

I rischi per la salute

Le evidenze raccolte negli ultimi anni mostrano che il lavoro notturno è associato a un aumento del rischio di numerose malattie.

Tra queste figurano patologie cardiovascolari, diabete, obesità e alcune forme di tumore. Sul piano psicologico risultano inoltre più frequenti depressione, ansia, alterazioni dell'umore e difficoltà nella gestione della vita familiare.

Il rapporto The Future of Nursing 2020-2030 delle National Academies statunitensi ricorda inoltre che circa il 44% degli infermieri neoabilitati inizia la propria carriera lavorando prevalentemente di notte, una condizione associata a maggiori probabilità di insonnia cronica, infortuni e altri problemi legati alla fatica.

Servono interventi concreti

Secondo gli autori della ricerca, i problemi emersi non rappresentano una novità. Numerosi studi precedenti avevano già documentato gli effetti negativi del lavoro notturno, ma le misure adottate dalle organizzazioni sanitarie risultano ancora insufficienti.

Gli esperti invitano quindi gli ospedali a passare dalla semplice consapevolezza all'implementazione di interventi basati sulle evidenze scientifiche, capaci di migliorare realmente le condizioni di lavoro.

Tra le possibili strategie figurano una migliore organizzazione delle pause, programmi specifici per la gestione della fatica, maggiore disponibilità di pasti salutari durante la notte, accesso equo alla formazione, iniziative dedicate al benessere psicofisico del personale e un maggiore riconoscimento del ruolo degli infermieri notturni.

L'obiettivo finale è duplice: tutelare la salute di chi garantisce assistenza nelle ore più difficili e assicurare cure sempre più sicure e di qualità ai pazienti.

 

da: Weaver, S, Harvey, J, Fleming, K, Wurmser, T, Paliwal, M. Shining a Light on the Challenges of Night Shift Nursing: A Mixed-Methods Study. Am. J. Nurs.. 2026;126(7):22-32. doi:10.1097/AJN.0000000000000332.