Psichiatria, due infermieri aggrediti nello stesso turno. Maurizio Pelosi NurSind: ''Ora basta''
A San Benedetto del Tronto due episodi di violenza in poche ore. Il NurSind denuncia gravi criticità organizzative e chiede il ripristino di tre infermieri per turno e la presenza dell'OSS h24.
di Giuseppe Provinzano
"Le aggressioni contro gli operatori sanitari continuano a rappresentare una delle emergenze più sottovalutate della sanità italiana. Ogni episodio non racconta soltanto un fatto di cronaca, ma mette in luce le fragilità di un sistema che troppo spesso lascia infermieri e professionisti sanitari ad affrontare situazioni ad altissimo rischio con organici insufficienti e strumenti inadeguati. Quanto accaduto nel reparto di Psichiatria dell'ospedale di San Benedetto del Tronto riporta con forza al centro del dibattito il tema della sicurezza nei luoghi di cura, rilanciato con determinazione dal NurSind, che chiede interventi immediati e non più semplici dichiarazioni di circostanza".
SAN BENEDETTO DEL TRONTO, 13/07/2026 - Due infermieri aggrediti nel corso dello stesso turno di lavoro, a distanza di appena poche ore e all'interno dello stesso reparto. È questo il grave episodio che si è verificato il 9 luglio nell'Unità Operativa di Psichiatria dell'ospedale di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, dove due diversi pazienti si sono resi protagonisti di violenze nei confronti del personale sanitario.
Il bilancio è pesante. Uno dei due professionisti ha riportato lesioni con una prognosi di venti giorni, mentre il secondo infermiere ha fortunatamente riportato conseguenze meno gravi. Un episodio che, secondo il NurSind, non può essere considerato una semplice fatalità, ma rappresenta il sintomo di criticità organizzative ormai non più rinviabili.
A denunciare con forza l'accaduto è il segretario territoriale del NurSind di Ascoli Piceno Maurizio Pelosi, che torna a richiamare l'attenzione dell'Azienda sanitaria sulla necessità di rafforzare le misure di tutela per gli operatori.
"Non possiamo accettare che un infermiere, per uno stipendio di circa 1.600 euro al mese, debba mettere a rischio la propria incolumità a causa di carenze organizzative e di misure di protezione insufficienti. Dietro ogni aggressione non ci sono soltanto numeri o giorni di prognosi, ma persone, famiglie, paura e professionisti che continuano, nonostante tutto, a garantire assistenza ai cittadini".
Il sindacato sottolinea come il fenomeno delle aggressioni rappresenti ormai un'emergenza strutturale che richiede interventi concreti sul piano della prevenzione e dell'organizzazione del lavoro. Non basta infatti intervenire dopo l'episodio violento: occorre creare le condizioni affinché tali eventi possano essere prevenuti.
Nel richiamare l'attenzione sulla gravità della situazione, il NurSind ricorda anche il precedente dell'infermiera dell'ospedale di Ascoli Piceno che, dopo essere stata aggredita durante il servizio, ha ottenuto dalla Corte d'Appello di Ancona un risarcimento superiore ai 22 mila euro per danno morale e biologico, una pronuncia considerata un importante punto di riferimento nella tutela giuridica dei professionisti sanitari vittime di violenza.
Secondo il sindacato, tuttavia, le sentenze non bastano se non vengono affrontate le cause organizzative che favoriscono il ripetersi di questi episodi.
Dalle verifiche effettuate dal NurSind emergerebbe infatti un quadro particolarmente preoccupante. In alcuni turni sarebbero presenti soltanto due infermieri per sedici pazienti, nonostante la dotazione minima prevista sia di tre professionisti. A questo si aggiungerebbe l'assenza dell'Operatore Socio Sanitario durante il turno, una condizione che il sindacato definisce del tutto anomala per un reparto ad alta complessità assistenziale come la Psichiatria.
"In un reparto dove la gestione degli eventi critici richiede esperienza, tempestività e lavoro di squadra, ridurre il personale significa aumentare il rischio sia per gli operatori sia per gli stessi pazienti. È indispensabile ripristinare almeno tre infermieri per turno e garantire la presenza dell'OSS per l'intero arco delle ventiquattro ore".
Per il NurSind, il problema non riguarda soltanto la tutela dei lavoratori, ma investe direttamente la qualità e la sicurezza dell'assistenza erogata. Organici insufficienti rendono infatti più difficile intercettare tempestivamente situazioni di tensione, prevenire escalation di violenza e garantire un'assistenza adeguata in contesti particolarmente delicati come quelli della salute mentale.
Il sindacato chiede quindi all'Ast di Ascoli Piceno un intervento immediato per rafforzare la dotazione organica del reparto e adottare misure organizzative capaci di garantire condizioni di lavoro realmente sicure.
«Dopo due aggressioni avvenute nello stesso turno di servizio non è più il tempo delle formule di rito. Servono scelte concrete, personale adeguato, organizzazione e responsabilità. La sicurezza degli operatori sanitari non può continuare a dipendere dalla fortuna.»
L'episodio di San Benedetto del Tronto si aggiunge a una lunga serie di aggressioni che continuano a colpire infermieri e operatori sanitari in tutta Italia, confermando come la violenza nei luoghi di cura sia ormai un fenomeno strutturale che richiede risposte immediate da parte delle istituzioni e delle direzioni aziendali. Per il NurSind, garantire la sicurezza di chi assiste i pazienti significa tutelare anche il diritto dei cittadini a ricevere cure efficaci in un ambiente organizzato e protetto.
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