Glaucoma: Life Biosciences avvia la sperimentazione della riprogrammazione epigenetica
Life Biosciences, azienda biotecnologica di Boston, ha annunciato il 9 giugno 2026 di aver somministrato al primo paziente la sua terapia sperimentale ER-100, basata sulla riprogrammazione epigenetica parziale. Questo evento segna il primo trattamento umano nella storia con una terapia che mira a invertire l'invecchiamento cellulare, autorizzato dalla FDA statunitense.
La Terapia
La terapia ER-100 non modifica il DNA ma ripulisce i segnali epigenetici che col tempo alterano il funzionamento delle cellule. Le cellule invecchiano perché accumulano modifiche chimiche che cambiano come i geni vengono letti. È come una ricetta piena di appunti e cancellature: a un certo punto diventa illeggibile. La riprogrammazione parziale prova a cancellarne una parte per riportarla allo stato originale. L'obiettivo è trattare il glaucoma ad angolo aperto e la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION), condizioni che portano a cecità irreversibile.
Il Trial
Il trial di Fase 1 (protocollo NCT07290244) prevede la somministrazione di ER-100 a pazienti tra i 40 e gli 85 anni, puntando a ripristinare parzialmente la vista. Il design dello studio è intelligente: viene trattato un solo occhio per paziente, l'altro rimane intatto. Stessa persona, stesso DNA, stessa salute, l'unica variabile è la terapia. Se un occhio migliora e l'altro no, il risultato parla da solo.
David Sinclair, scienziato della Harvard Medical School e collaboratore di Life Biosciences, ha dichiarato: "potrebbe essere l'anno in cui scopriamo se la reversione dell'età è possibile negli esseri umani". Questa affermazione sottolinea l'importanza storica del trial, che rappresenta il primo passo verso la verifica se l'invecchiamento cellulare possa essere realmente invertito negli umani.
Gli scenari
Le ripercussioni di questa notizia sono profonde. Per la prima volta si passa da prove su animali a una prova di concetto clinica sull'invecchiamento cellulare umano. Nei modelli animali, la strategia ha già mostrato recupero della funzione visiva e segnali di rigenerazione del nervo ottico. Se efficace, il metodo potrebbe essere valutato su altri tessuti e aprire nuove frontiere della longevità. Enda Biosciences ha raccolto 80 milioni di dollari in finanziamenti Serie D proprio per supportare questo trial clinico e l'avanzamento della sua piattaforma di riprogrammazione epigenetica parziale.
Tuttavia, la cautela è d'obbligo. Tra i risultati sui topi e un trattamento sicuro ed efficace per milioni di persone c'è una distanza enorme. Molti esperti invitano alla prudenza: esiste il timore che la riprogrammazione possa indurre trasformazione tumorale di alcune cellule, anche se i dati animali indicano sicurezza. Il primo studio sugli umani dovrà dimostrare se ci sono effetti collaterali seri, se il meccanismo si attiva come si deve e se i pazienti vedono meglio.
Le prossime tappe
I prossimi passi includono il trattamento di altri pazienti nel trial, il monitoraggio della sicurezza e la raccolta di dati sulla funzione visiva. I risultati preliminari non arriveranno prima della fine del 2026. Life Biosciences ha chiarito che al momento si concentra su patologie oculari specifiche, non sul ringiovanimento dell'intero organismo. Se i risultati saranno positivi, l'azienda potrebbe ampliare la ricerca verso altre neuropatie ottiche e malattie legate all'età, mettendo nel mirino la causa radice dell'invecchiamento a livello epigenetico.
L'annuncio cade pochi mesi dopo che la FDA aveva autorizzato il primo studio umano sul ringiovanimento epigenetico, il 28 gennaio 2026, segnando un punto di svolta nella medicina rigenerativa. Questo evento storico potrebbe ridefinire la biologia dell'invecchiamento e aprire nuove strade per trattare malattie attualmente considerate irreversibili.
nda
Ho accolto la notizia con stupore misto a sollievo. Si perché se da una parte si possono archiviare le avventure alla ricerca di Sacro Graal, Pietra Filosofale, Fonte della Giovinezza, Mele d’Oro e chi più ne ha più ne metta che avrebbero garantito vita eterna allo scopritore, dall'altra, i risultati di questa ricerca potrebbero interessare milioni di persone ma soprattutto, dico io, diventare la soluzione definitiva per la carenza di infermieri in tutto il mondo e in Italia in particolare. Quale infermiere alla soglia della pensione rifiuterebbe la cura miracolosa in cambio della rinuncia alla pensione?
Ringiovanire, riacquistare forze, entusiasmo, vigore, ardore in cambio di 4-6 ore in corsia (tutelati dalle nuove disposizioni sull’age management) non sarebbe un prezzo accettabile?
In un attimo la “questione infermieristica” diventerebbe un brutto ricordo e da par mio, autorizzo fin d’ora l’ordine professionale a devolvere metà della mia tassa di iscrizione in favore di questa ricerca. Un tempo ero convinto che si potessero clonare infermieri come la pecora Dolly, in Cina si fecero passi avanti enormi con la clonazione di un primate ma di infermieri nemmeno l’ombra, ora una speranza in più e chissà se a breve non potremmo raccontare la storia di migliaia di infermieri con la vita al contrario come nel “curioso caso di Benjamin Botton”.
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