Sale operatorie al limite: NurSind Piemonte denuncia burnout e straordinari senza fine
Un'indagine del NurSind fotografa una realtà allarmante: il sistema chirurgico regionale si regge sul sacrificio quotidiano di appena 1.500 infermieri. Crescono stress, reperibilità e rischio di errori, mentre il sindacato chiede un cambio di rotta immediato.
di Giuseppe Provinzano
"Dietro ogni intervento chirurgico c'è un'équipe altamente specializzata che garantisce sicurezza, continuità assistenziale e tempestività. Ma quando il peso dell'intero sistema sanitario finisce sulle spalle di un numero sempre più ristretto di professionisti, il rischio non riguarda più soltanto chi lavora in corsia: riguarda anche la qualità dell'assistenza ai cittadini.
L'ultima indagine realizzata dal NurSind Piemonte accende i riflettori su una realtà troppo spesso ignorata. Le sale operatorie continuano a garantire centinaia di migliaia di interventi ogni anno, ma lo fanno grazie a infermieri costretti a turni prolungati, reperibilità continue e livelli di stress che sfiorano il burnout. Un quadro che, secondo il sindacato, non può più essere considerato sostenibile".
NurSind Piemonte: il sistema regge sul sacrificio degli infermieri
TORINO, 23/07/2026 - Il sistema delle sale operatorie piemontesi continua a garantire migliaia di interventi chirurgici ogni settimana, ma dietro questi numeri si nasconde una situazione sempre più critica per gli infermieri. A denunciarlo è il NurSind Piemonte, che attraverso una dettagliata indagine condotta su un campione rappresentativo di professionisti mette in evidenza un'organizzazione del lavoro fondata su straordinari sistematici, reperibilità incessanti e un crescente rischio di esaurimento psicofisico.
In Piemonte sono circa 1.500 gli infermieri che operano stabilmente nei blocchi operatori come strumentisti, infermieri di sala e infermieri di anestesia. Pur rappresentando meno dell'8% dell'intero personale infermieristico regionale, questi professionisti assicurano il funzionamento di circa 150 sale operatorie pubbliche, dove ogni anno vengono eseguiti tra 240.000 e 260.000 interventi chirurgici, con una quota significativa di urgenze che rende indispensabile una costante disponibilità del personale.
L'indagine promossa dal NurSind Piemonte, che ha coinvolto 150 infermieri distribuiti sull'intero territorio regionale, restituisce il quadro di una professione sottoposta a un livello di pressione sempre più elevato.
Quasi sei infermieri su dieci dichiarano di prolungare il proprio turno praticamente ogni giorno, rimanendo in sala operatoria ben oltre l'orario programmato. Sommando anche coloro che effettuano straordinari una o due volte alla settimana, emerge che quasi il 90% degli intervistati vive con regolarità lo sforamento dell'orario di lavoro.
Ancora più pesante appare il tema della pronta disponibilità. Oltre il 76% degli infermieri effettua mediamente tra cinque e sette turni di reperibilità ogni mese, con punte che raggiungono addirittura quindici turni in alcune realtà ospedaliere. La reperibilità, tuttavia, non rimane solo teorica: nel 63,7% dei casi gli operatori vengono richiamati in servizio quasi sempre, rendendo di fatto impossibile un adeguato recupero delle energie.
Le conseguenze sono inevitabili. Più di tre quarti del campione ritiene insufficiente il tempo destinato al recupero psicofisico, mentre il 69% degli infermieri riferisce livelli molto elevati di stress e ansia, alimentati dalla responsabilità di operare in contesti ad alta complessità dove anche il minimo errore può avere conseguenze rilevanti.
La fotografia restituita dall'indagine evidenzia anche una persistente carenza di personale. Soltanto una minima parte degli intervistati ritiene che gli organici siano adeguati. Per molti professionisti basta l'arrivo di un'urgenza improvvisa per mettere immediatamente in difficoltà l'intera organizzazione del blocco operatorio, mentre un infermiere su quattro afferma di lavorare costantemente sotto organico.
Accanto alle criticità numeriche emergono problemi organizzativi e formativi. Una consistente percentuale degli intervistati considera insufficiente il percorso di affiancamento destinato ai nuovi assunti, mentre quasi la metà lamenta l'assenza di programmi strutturati di formazione continua, spesso sostituiti dalla sola esperienza maturata sul campo o dal supporto spontaneo dei colleghi.
L'indagine segnala inoltre difficoltà nei rapporti organizzativi all'interno delle équipe multidisciplinari. Molti infermieri evidenziano come la programmazione delle sedute operatorie non tenga adeguatamente conto dei tempi necessari per garantire sicurezza, recupero e sostenibilità lavorativa, determinando frequenti tensioni organizzative.
"L'indagine conferma ciò che denunciamo da tempo: il sistema delle sale operatorie piemontesi continua a funzionare esclusivamente grazie al senso di responsabilità e ai sacrifici degli infermieri",
afferma Francesco Coppolella, segretario regionale del NurSind Piemonte.
"I dati parlano chiaro: straordinari continui, reperibilità sempre più frequenti e riposi insufficienti stanno alimentando un livello di burnout che rischia di compromettere la tenuta dell'intero sistema chirurgico. Non possiamo continuare a chiedere agli infermieri di sostenere carichi di lavoro incompatibili con la sicurezza delle cure e con la tutela della loro salute".
Per il NurSind Piemonte il problema non riguarda soltanto il benessere degli operatori, ma investe direttamente la capacità della sanità pubblica di garantire interventi chirurgici nei tempi previsti e di ridurre realmente le liste d'attesa.
"Occorre una programmazione delle attività chirurgiche che rispetti i tempi di recupero, la dignità professionale e i diritti di tutti gli operatori. Le sale operatorie rischiano di fermarsi non per mancanza di tecnologia o di competenze mediche, ma perché diventa sempre più difficile trovare infermieri disposti a lavorare in queste condizioni".
Il sindacato conclude chiedendo un deciso cambio di paradigma nell'organizzazione dei blocchi operatori, con investimenti sul personale, percorsi formativi strutturati e una pianificazione delle attività che metta realmente al centro la sostenibilità del lavoro infermieristico. Per il NurSind Piemonte, senza interventi concreti, il rischio è che la crescente domanda di prestazioni chirurgiche finisca per scontrarsi con un sistema sempre meno in grado di garantire sicurezza, continuità assistenziale e qualità delle cure.
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