Catetere e dolore vescicale: anche il palloncino può fare la differenza. Ridurre il discomfort, come
La revisione sistematica ha esaminato studi pubblicati tra il 2015 e il 2025 su pazienti adulti portatori di catetere urinario a permanenza. Le strategie non farmacologiche e nursing-led hanno mostrato risultati favorevoli sulla frequenza e sull’intensità degli spasmi, sul dolore e sul comfort. In uno studio, dimezzare il volume del palloncino ha ridotto significativamente dolore e CRBD; risultati positivi anche con stimolazione elettrica transcutanea e modelli strutturati di assistenza. Le evidenze, tuttavia, presentano ancora limiti metodologici.
Il catetere urinario a permanenza è uno dei dispositivi più utilizzati nell'assistenza ospedaliera, perioperatoria e a lungo termine. La sua gestione viene spesso associata soprattutto alla prevenzione delle infezioni urinarie, ma esiste un altro problema, meno discusso e tutt'altro che marginale per il paziente: gli spasmi vescicali e il catheter-related bladder discomfort, CRBD, cioè il discomfort vescicale correlato alla presenza del catetere.
Dolore sovrapubico, urgenza minzionale nonostante il catetere, sensazione persistente di dover urinare e perdite di urina intorno al dispositivo possono trasformare una procedura necessaria in una fonte importante di sofferenza. Nei pazienti operati o sottoposti a cateterizzazione prolungata, gli spasmi possono inoltre associarsi a traumatismo uretrale, bypass del catetere, agitazione, disturbi del sonno, riduzione della mobilità e, in alcuni casi, prolungamento della degenza.
Una revisione sistematica dedicata proprio a questo problema sposta però l'attenzione su un elemento particolarmente interessante per la pratica clinica: una parte significativa della prevenzione e della gestione del discomfort passa direttamente attraverso l'assistenza infermieristica.
Perché il catetere può provocare spasmi vescicali
Lo spasmo è legato alla contrazione involontaria del muscolo detrusore e può essere favorito dall'irritazione meccanica della parete vescicale, dalla pressione esercitata dal palloncino, dalla trazione sul catetere o da processi infiammatori.
Non si tratta quindi necessariamente di un problema da affrontare esclusivamente attraverso la terapia farmacologica. Anche elementi apparentemente semplici della gestione quotidiana possono contribuire alla sintomatologia.
Il fissaggio del catetere, la sua posizione, l'eventuale trazione, la corretta gestione della sacca di drenaggio, la pervietà del sistema, la gestione intestinale e della stipsi, l'educazione del paziente e la valutazione tempestiva del discomfort rientrano infatti tra gli aspetti sui quali l'infermiere può intervenire direttamente.
È proprio questa prospettiva ad aver guidato la revisione: capire quali interventi farmacologici e, soprattutto, non farmacologici rilevanti per la pratica infermieristica possano prevenire o ridurre gli spasmi e il CRBD negli adulti con catetere a permanenza.
La revisione: studi dal 2015 al 2025
Gli autori hanno condotto la revisione secondo le indicazioni PRISMA, effettuando ricerche nelle banche dati PubMed, CINAHL, MEDLINE e Scopus.
Sono stati considerati pazienti adulti con catetere urinario a permanenza in ambito medico, chirurgico o postoperatorio e interventi destinati alla prevenzione o al trattamento degli spasmi vescicali e del discomfort correlato al catetere.
Gli outcome comprendevano incidenza, frequenza, intensità e durata degli spasmi, dolore, comfort e soddisfazione del paziente. Sono stati inclusi trial randomizzati, studi quasi sperimentali e studi prospettici.
La revisione riferisce dieci studi inclusi, pubblicati tra il 2015 e il 2025, con campioni compresi tra 49 e 315 partecipanti. Gran parte delle ricerche riguarda popolazioni chirurgiche urologiche, tra cui pazienti sottoposti a resezione transuretrale della prostata, chirurgia vescicale, uretroplastica e prostatectomia.
Sul piano della qualità metodologica, quattro studi sono stati classificati a basso rischio di bias, cinque a rischio moderato e uno ad alto rischio. Un elemento importante, perché suggerisce prudenza prima di trasformare tutti i risultati osservati in raccomandazioni generalizzabili.
Ridurre il volume del palloncino: meno dolore e meno discomfort
Uno dei risultati più immediatamente collegabili alla gestione infermieristica riguarda il volume del palloncino del catetere.
In uno studio prospettico condotto su 49 pazienti il volume del palloncino è stato ridotto del 50% e gli stessi pazienti sono stati valutati prima dell'intervento e due ore dopo.
Il risultato è stato significativo: il punteggio medio del dolore alla Visual Analogue Scale è passato da 2,80 a 2,02, mentre la gravità del discomfort correlato al catetere è scesa da 1,02 a 0,75.
Il dato sostiene l'ipotesi secondo cui la pressione esercitata dal palloncino e l'irritazione meccanica della parete vescicale e del trigono possano contribuire alla comparsa del CRBD.
Il messaggio clinico, tuttavia, non deve essere interpretato come un invito a ridurre indiscriminatamente il volume dei palloncini. L'intervento deve essere clinicamente appropriato e compatibile con il dispositivo, le indicazioni del produttore, il tipo di cateterizzazione e le condizioni del paziente. La revisione evidenzia piuttosto quanto la componente meccanica debba essere considerata quando un paziente cateterizzato riferisce dolore, urgenza o spasmi.
La stimolazione elettrica riduce gli spasmi
Interessanti anche i risultati ottenuti attraverso tecniche di neuromodulazione.
Uno studio randomizzato prospettico ha coinvolto 66 pazienti sottoposti a interventi sulla prostata o sulla vescica. Il gruppo sperimentale ha ricevuto, oltre all'assistenza postoperatoria, stimolazione elettrica transcutanea del piede per 60 minuti al giorno durante i primi tre giorni dopo l'intervento.
Dolore, frequenza degli spasmi e gravità complessiva dei sintomi sono diminuiti nel tempo in entrambi i gruppi, ma nei giorni postoperatori 2 e 3 i pazienti sottoposti alla stimolazione presentavano valori significativamente inferiori di dolore e gravità dei sintomi rispetto ai controlli.
Un altro trial, condotto su 70 uomini sottoposti a resezione transuretrale della prostata in anestesia generale, ha valutato invece la stimolazione elettrica transcutanea di specifici punti, applicata attraverso elettrodi cutanei per 30 minuti. Anche in questo caso è stata osservata una riduzione dell'incidenza e della gravità del discomfort correlato al catetere.
Si tratta di tecniche non invasive che potrebbero rappresentare un'opzione complementare interessante, ma che richiedono formazione, protocolli e ulteriori conferme prima di una diffusione sistematica.
Quando è l'intero modello assistenziale a fare la differenza
La revisione non considera soltanto singole procedure. Alcuni degli studi più interessanti riguardano infatti modelli organizzati di assistenza infermieristica.
In un trial su 72 pazienti sottoposti a elettrovaporizzazione della prostata, l'assistenza infermieristica mirata e basata sulle evidenze comprendeva formazione del personale, educazione preoperatoria individualizzata, supporto psicologico, corretta fissazione del catetere, esercizi di riabilitazione funzionale e ricorso alla terapia antispastica quando indicata.
Rispetto all'assistenza standard, questo modello ha determinato una riduzione significativa dell'incidenza, della frequenza, della durata e dell'intensità dolorosa degli spasmi vescicali.
Un altro studio ha applicato alla gestione dell'irrigazione vescicale continua un modello infermieristico standardizzato basato sui cosiddetti quality control circles. Sono stati coinvolti 99 pazienti, 50 nel gruppo di controllo e 49 nel gruppo sperimentale.
Il modello ha prodotto una marcata riduzione degli spasmi e dell'ostruzione del catetere, accompagnata da un miglioramento della soddisfazione sia dei pazienti sia degli infermieri.
Il dato è rilevante perché suggerisce che il problema non dipenda esclusivamente dal dispositivo o dal farmaco utilizzato: standardizzare l'assistenza, formare gli operatori e intervenire precocemente sui fattori modificabili può incidere direttamente sul comfort del paziente.
Anche il tipo di catetere conta
La revisione comprende anche uno studio clinico randomizzato su 160 pazienti con LUTS/BPH, suddivisi tra cateterizzazione sovrapubica con catetere Pezzer e catetere Foley a tre vie dopo prostatectomia a cielo aperto.
La valutazione comprendeva intensità degli spasmi, dolore e Visual Analogue Scale.
Nel confronto, la cateterizzazione con Foley è risultata associata a una minore gravità degli spasmi vescicali e del dolore rispetto al Pezzer.
Anche in questo caso il risultato rafforza un concetto: caratteristiche e gestione del dispositivo possono avere un ruolo nella sintomatologia e devono essere considerate nella valutazione complessiva del paziente.
Solifenacina: meno spasmi dopo uretroplastica
Accanto agli interventi nursing-led, la revisione analizza alcune strategie farmacologiche.
Uno studio randomizzato ha coinvolto 315 pazienti sottoposti a uretroplastica: 165 hanno ricevuto solifenacina per sette giorni e 150 placebo.
La terapia a breve termine con solifenacina è risultata efficace nel ridurre frequenza e gravità degli spasmi vescicali, con effetti avversi limitati secondo quanto riportato nello studio.
Il razionale è coerente con l'azione antimuscarinica del farmaco e con il ruolo delle contrazioni detrusoriali nella genesi dello spasmo. Il trattamento farmacologico, tuttavia, non è privo di possibili effetti indesiderati e richiede una valutazione clinica individuale.
Vitamina C e discomfort postoperatorio
Un altro trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha valutato l'impiego di 1 grammo di vitamina C per via endovenosa dopo l'induzione dell'anestesia.
Lo studio comprendeva due gruppi di 59 pazienti e ha mostrato nel gruppo trattato una minore incidenza di CRBD di grado almeno moderato nell'immediato periodo postoperatorio, insieme a una maggiore soddisfazione.
L'effetto, tuttavia, non si sarebbe mantenuto oltre le sei ore. La revisione considera pertanto la vitamina C tra le strategie con possibile efficacia soprattutto a breve termine, non come soluzione strutturale al problema.
Per l'infermiere il primo intervento è capire perché il paziente ha dolore
È probabilmente questo il punto più interessante della revisione dal punto di vista assistenziale.
Di fronte a un paziente cateterizzato che riferisce spasmi, dolore sovrapubico, urgenza o perdite peri-cateterali, la risposta non dovrebbe limitarsi alla registrazione del sintomo o alla richiesta di un trattamento farmacologico.
La valutazione infermieristica dovrebbe considerare fissaggio e posizione del catetere, eventuale trazione, corretto drenaggio dell'urina, possibili ostruzioni, gestione della sacca, caratteristiche del palloncino, presenza di stipsi e andamento del dolore e degli spasmi. A questi elementi si aggiungono educazione, rassicurazione e valutazione sistematica del comfort.
È questa continuità osservativa a collocare l'infermiere in una posizione privilegiata: molti dei fattori che possono aumentare l'irritazione vescicale vengono infatti intercettati durante l'assistenza quotidiana, prima ancora che il sintomo diventi severo.
Farmaci sì, ma non necessariamente come prima risposta
Nel complesso, gli autori attribuiscono un ruolo centrale agli interventi non farmacologici e infermieristici, mentre le strategie farmacologiche analizzate sembrano offrire soprattutto un controllo sintomatologico a breve termine.
Questo non significa contrapporre assistenza e terapia farmacologica. La proposta che emerge dalla revisione è piuttosto quella di un approccio multimodale e personalizzato, nel quale l'ottimizzazione meccanica della cateterizzazione, i protocolli infermieristici, le tecniche non farmacologiche e, quando indicato, il trattamento farmacologico vengano integrati in funzione delle condizioni del paziente.
Particolare attenzione è necessaria negli anziani e nei pazienti con comorbilità, nei quali gli effetti indesiderati dei farmaci antimuscarinici – come secchezza delle fauci, stipsi, disturbi visivi e altri effetti anticolinergici – possono assumere maggiore rilevanza.
Evidenze promettenti, ma non ancora definitive
I risultati non devono comunque essere sovrainterpretati. Gli stessi autori sottolineano diversi limiti: campioni spesso piccoli, numerosi studi monocentrici, difficoltà nel realizzare il cieco per alcuni interventi e forte eterogeneità degli outcome e dei tempi di follow-up.
Proprio questa eterogeneità non ha consentito di effettuare una metanalisi.
Servono quindi trial randomizzati multicentrici più ampi, strumenti standardizzati per misurare il CRBD e gli spasmi e periodi di osservazione più lunghi per capire quali interventi siano realmente superiori e in quali categorie di pazienti.
C'è inoltre un'incongruenza interna nel testo della revisione che merita di essere segnalata: abstract, metodi e descrizione generale fanno riferimento a dieci studi inclusi, mentre nella sezione relativa alla selezione degli studi viene riportato che nove studi avrebbero soddisfatto i criteri di inclusione. Il materiale fornito non consente di chiarire quale dei due numeri sia quello corretto.
Dal “gestire il catetere” al gestire il paziente con il catetere
Il valore della revisione sta soprattutto nel cambio di prospettiva. Il catetere non dovrebbe essere considerato semplicemente un dispositivo da posizionare, mantenere pervio e rimuovere quando non più necessario. Il comfort del paziente deve diventare un vero outcome assistenziale.
Dolore, spasmi e urgenza non sono conseguenze inevitabili da accettare finché il catetere svolge correttamente la propria funzione.
La letteratura esaminata suggerisce invece che una parte di questi disturbi possa essere prevenuta o attenuata attraverso interventi relativamente semplici, alcuni dei quali direttamente riconducibili alle competenze e alla sorveglianza infermieristica.
La conclusione degli autori è quindi netta: gli interventi non farmacologici guidati dagli infermieri dovrebbero avere un ruolo prioritario nella gestione degli spasmi vescicali nei pazienti portatori di catetere urinario a permanenza, pur nella consapevolezza che la qualità complessiva delle evidenze necessita ancora di essere rafforzata.
da: Padval G, Kaur J. Interventions for the Management of Bladder Spasms in Adults with Indwelling Urinary Catheters: A Nursing Practice-Oriented Systematic Review. Invest Educ Enferm. 2026 Mar;44(1):e13. doi: 10.17533/udea.iee.v44n1e13. PMID: 41980254; PMCID: PMC13078843.
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