Paziente fragile dimesso a Eboli, NurSind all'Asl: ''Chiarezza entro sette giorni''
Il caso della dimissione dall’ospedale di Eboli accende le polemiche. Il sindacato chiede all’Asl Salerno una verifica documentata entro sette giorni: «La dignità del paziente va difesa, ma gli operatori non possono diventare capri espiatori».
di Giuseppe Provinzano
"Una dimissione ospedaliera, un paziente in condizioni di fragilità e una vicenda che approda sui social, alimentando interrogativi e accuse. Ma cosa è realmente accaduto all'ospedale di Eboli? E soprattutto, è corretto attribuire responsabilità al personale infermieristico e sociosanitario prima di aver ricostruito l'intero percorso assistenziale?
A intervenire è il NurSind Salerno, che richiama l'attenzione su un principio fondamentale: la tutela della dignità del paziente non può trasformarsi in una condanna preventiva dei professionisti sanitari. Il sindacato pretende chiarezza dall'Asl Salerno, chiedendo di accertare i fatti, individuare eventuali criticità e impedire che il dibattito sui social sostituisca le verifiche istituzionali".
IL CASO – DIMISSIONE A EBOLI, IL NURSIND CHIEDE DI ACCERTARE I FATTI
Una vicenda delicata, che coinvolge una persona vulnerabile e solleva interrogativi sulla continuità dell'assistenza dopo il ricovero. È quanto emerso in seguito alla diffusione sui social di informazioni riguardanti la dimissione di un paziente fragile dall'ospedale di Eboli, in provincia di Salerno.
La discussione pubblica ha rapidamente acceso i riflettori sulle modalità con cui sarebbe stata gestita l'uscita dalla struttura sanitaria, chiamando indirettamente in causa anche il personale infermieristico e gli operatori sociosanitari.
Il NurSind provinciale interviene per chiedere una ricostruzione rigorosa dell'accaduto, respingendo qualsiasi tentativo di individuare responsabilità professionali sulla base di informazioni ancora da verificare.
Per l'organizzazione sindacale, la questione non riguarda soltanto un singolo episodio, ma investe un tema più ampio: il confine tra responsabilità ospedaliera, continuità assistenziale e presa in carico sociale delle persone fragili.
TOMASCO: «NON ACCETTIAMO CONDANNE PUBBLICHE BASATE SU RICOSTRUZIONI PARZIALI»
A prendere posizione è Biagio Tomasco, segretario territoriale del NurSind Salerno, che invita a distinguere il legittimo diritto di segnalare eventuali disservizi dalla diffusione di accuse non adeguatamente documentate.
«Non accettiamo che una ricostruzione parziale si trasformi in una condanna pubblica degli operatori sanitari. Il diritto di segnalare eventuali criticità è sacrosanto, ma prima di attribuire responsabilità occorre verificare il contesto clinico, assistenziale e sociale. La dignità del paziente va tutelata, così come quella dei professionisti che ogni giorno lavorano negli ospedali».
Un richiamo che mette al centro la necessità di evitare giudizi sommari nei confronti degli infermieri e degli OSS, soprattutto quando le informazioni disponibili non consentono di stabilire con certezza come siano stati gestiti i diversi passaggi della dimissione.
INDUMENTI, CATETERE E ASSISTENZA TERRITORIALE: I PUNTI DA CHIARIRE
Tra gli elementi sui quali il sindacato sollecita approfondimenti figurano le condizioni del paziente al momento dell'uscita, la disponibilità di indumenti puliti, la gestione del catetere e l'eventuale attivazione dei servizi territoriali.
Un aspetto riguarda anche le persone intervenute per accompagnare il paziente. Secondo alcune informazioni giunte al NurSind, non sarebbe stato portato un cambio di abiti. Una circostanza che, tuttavia, il sindacato considera ancora da verificare e che non può essere assunta come elemento definitivamente accertato.
L'obiettivo non è individuare responsabilità attraverso supposizioni, ma comprendere quali interventi fossero necessari, quali fossero stati predisposti e quali soggetti fossero effettivamente coinvolti nella presa in carico.
CIRILLO: «LA DIMISSIONE CLINICA NON CANCELLA I BISOGNI DEL PAZIENTE»
Sul rapporto tra assistenza ospedaliera e rete territoriale interviene anche Adriano Cirillo, segretario amministrativo del NurSind Salerno, che richiama l'attenzione sulle esigenze delle persone più vulnerabili.
«La dimissione clinica non cancella i bisogni assistenziali e sociali di una persona fragile. È necessario capire quale percorso sia stato predisposto, quali servizi siano stati attivati e se vi siano state difficoltà nella rete di sostegno. Non si può scaricare automaticamente sugli infermieri e sugli operatori socio sanitari la responsabilità di problemi che richiedono una valutazione complessiva».
La posizione del NurSind evidenzia un problema che va oltre il caso di Eboli: dimettere un paziente dal punto di vista clinico non significa necessariamente aver esaurito ogni necessità di assistenza.
Per le persone fragili, infatti, il passaggio dall'ospedale al domicilio o ad altre forme di assistenza può richiedere il coinvolgimento di più figure professionali e servizi, con responsabilità che devono essere valutate nell'ambito dell'intero percorso.
L'ULTIMATUM ALL'ASL SALERNO: SETTE GIORNI PER UN RISCONTRO SCRITTO
Il NurSind Salerno chiede formalmente all'Azienda sanitaria una ricostruzione documentata e riservata dell'episodio, accompagnata da un chiarimento pubblico che rispetti pienamente la riservatezza del paziente.
Il sindacato sollecita inoltre una verifica sull'eventuale permanenza di bisogni assistenziali non soddisfatti, invitando a interrompere la circolazione di immagini e informazioni personali non necessarie.
La richiesta è chiara: accertare eventuali errori e intervenire per correggerli, ma anche tutelare i professionisti qualora le accuse diffuse risultassero prive di fondamento.
«Se emergeranno criticità, dovranno essere corrette; se invece saranno state diffuse accuse non supportate dai fatti, sarà necessario ristabilire la verità».
È questa la posizione conclusiva espressa da Tomasco e Cirillo, che chiedono all'Asl Salerno un riscontro scritto entro sette giorni.
La vicenda resta dunque in attesa dei necessari chiarimenti. Una cosa, però, emerge con forza dalla presa di posizione sindacale: la dignità di chi riceve assistenza e quella di chi la garantisce non sono valori contrapposti, ma diritti da proteggere con lo stesso rigore.
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