Pisa, paura in Psichiatria. NurSind: ''Infermieri esposti a pazienti pericolosi''
Nel reparto SPDC cresce l'allarme per aggressioni e minacce. Carbocci (NurSind): "Servono tutele immediate"
di Giuseppe Provinzano
"La sicurezza di chi lavora in psichiatria non può essere affidata alla capacità degli operatori di fronteggiare, turno dopo turno, situazioni potenzialmente esplosive. A Pisa il NurSind torna a denunciare condizioni di forte rischio per infermieri e OSS, chiamati a gestire anche pazienti con alle spalle reati gravi e, secondo il sindacato, non sempre inseriti nel percorso assistenziale e di sicurezza più appropriato. Un allarme che assume un peso ancora maggiore in un luogo segnato dalla tragica uccisione della psichiatra Barbara Capovani".
NurSind: "Dopo il caso Capovani il personale non può restare solo"
PISA, 15/09/2026 - La tensione torna a salire nella psichiatria pisana e il NurSind Pisa chiede interventi immediati per garantire l'incolumità del personale sanitario. Al centro della denuncia sindacale c'è la situazione dello SPDC, dove infermieri e operatori sociosanitari si troverebbero sempre più frequentemente a gestire pazienti caratterizzati da elevata complessità e, in alcuni casi, da una significativa pericolosità sociale.
A lanciare nuovamente l'allarme è Daniele Carbocci, segretario territoriale NurSind Pisa, che descrive un quadro divenuto progressivamente più difficile sia per il numero delle situazioni critiche sia per la loro gravità.
Secondo il sindacato, nel reparto verrebbero infatti ricoverate anche persone autrici di reati particolarmente gravi e sottoposte a provvedimenti giudiziari. Una condizione che, per il NurSind, impone di interrogarsi sulla compatibilità tra questi ricoveri e un normale reparto psichiatrico ospedaliero, soprattutto quando la gestione richiederebbe livelli di sorveglianza e sicurezza differenti.
"Ci troviamo anche di fronte a pazienti autori di reati importanti, in alcuni casi gravissimi. La situazione negli ultimi giorni si è ulteriormente aggravata sia nei numeri sia sotto il profilo della pericolosità", denuncia Carbocci.
Il problema non riguarderebbe soltanto la gestione clinica. Infermieri e OSS, secondo quanto riferito dal NurSind, avrebbero difficoltà persino a mettere in sicurezza alcuni pazienti, intervenendo per sottrarre lamette, accendini o altri oggetti potenzialmente pericolosi.
Operazioni che normalmente fanno parte delle misure di prevenzione adottate nei contesti psichiatrici, ma che in determinate circostanze diventerebbero un momento ad altissimo rischio per gli stessi professionisti.
"Quando il personale tenta di intervenire viene aggredito o minacciato. Le intimidazioni arrivano a coinvolgere anche le famiglie degli operatori",
afferma il segretario territoriale NurSind Pisa, sottolineando come alcuni pazienti riuscirebbero a conoscere informazioni personali degli operatori, comprese quelle relative alle loro automobili.
Un elemento che accresce ulteriormente il senso di vulnerabilità di chi presta servizio nel reparto. Il NurSind segnala inoltre una criticità ritenuta particolarmente grave: in diverse situazioni mancherebbe un presidio adeguato da parte del personale deputato alla sicurezza e alla custodia dei soggetti sottoposti a specifici provvedimenti giudiziari.
"Non si può chiedere al personale sanitario di supplire a funzioni di sicurezza che non gli appartengono. Infermieri e OSS devono poter assistere e curare senza essere lasciati soli davanti a soggetti che richiedono differenti livelli di sorveglianza", ribadisce Carbocci.
A testimoniare il clima all'interno del servizio ci sarebbero, riferisce il sindacato, numerose segnalazioni di aggressione inoltrate attraverso i canali aziendali, accessi degli operatori al Pronto soccorso dopo episodi violenti e richieste di trasferimento verso altri reparti.
Per il NurSind non è sufficiente poter chiamare le forze dell'ordine quando una situazione è già degenerata: occorre invece costruire un sistema capace di prevenire il rischio e garantire una risposta immediata all'interno della struttura.
Il tema assume un significato ancora più delicato perché quello pisano è il reparto diretto da Barbara Capovani, la psichiatra aggredita mortalmente nell'aprile 2023 all'uscita dal lavoro.
"Dopo quello che è accaduto alla dottoressa Capovani sarebbe stato necessario rafforzare al massimo ogni misura di protezione. Invece continuiamo a registrare situazioni nelle quali il personale si sente esposto e senza strumenti sufficienti per intervenire in sicurezza", sostiene Carbocci.
Il sindacato richiama quindi anche il nodo delle REMS, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, tornando a chiedere un rafforzamento della capacità di risposta della struttura di Volterra.
Secondo il NurSind Pisa, la carenza di posti e di percorsi adeguati rischia infatti di trasferire sui reparti psichiatrici ospedalieri una pressione che questi ultimi non sono strutturalmente chiamati a sostenere.
"Da anni si parla del potenziamento della REMS di Volterra, ma ancora non vediamo risposte concrete. Chiediamo alla Direzione aziendale un intervento urgente per proteggere l'incolumità dei lavoratori e impedire che si creino nuovamente condizioni capaci di trasformarsi in tragedia",
conclude il segretario territoriale NurSind Pisa Daniele Carbocci.
La richiesta del sindacato è dunque netta: separare con chiarezza le esigenze assistenziali da quelle di custodia e sicurezza, rafforzare le tutele all'interno dello SPDC e individuare percorsi realmente adeguati per i pazienti con elevata pericolosità sociale. Perché garantire cure appropriate non può significare lasciare infermieri e OSS soli davanti al rischio.
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