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Ambulanze senza medico? In Estonia comandano gli infermieri. E in Italia si discute ancora

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 26/10/2026

Global NurseProfessione e lavoro

La riforma della rete delle ambulanze estone, presentata dal responsabile dei servizi sanitari del Ministero degli Affari Sociali Nikita Panjuškin e pubblicata il 19 ottobre 2026, viene chiamata riforma con una certa ironia, dato che lo stesso autore ammette che in realtà nulla viene davvero riformato. Il punto è un altro: la rete attuale è stata disegnata sulla geografia e sui bisogni del 2012, mentre la popolazione si è spostata, le città si sono allargate e la domanda è cambiata. Il problema è che in alcune zone rurali una persona in pericolo di vita aspetta mezz'ora o più e perfino a Tallinn, capita di dover attendere che un equipaggio si liberi da un intervento precedente. La media nazionale è di undici minuti, ma in alcune aree, per metà delle chiamate urgenti si superano i trenta minuti.

 

La risposta è un aumento dei mezzi. Le unità diurne passano da 112 a 122, quelle notturne a 114, con sette nuove basi e nessuna chiusura notturna. Il motivo per cui la crescita è maggiore di giorno è semplice: il 64 per cento delle chiamate arriva di giorno. Dal 2028 sono previsti circa 1,3 milioni di euro in più di finanziamento, e dopo sei e dodici mesi gli effetti verranno verificati, con contratti che consentiranno di cambiare numero, tipo e dislocazione degli equipaggi.

 

Il cuore della questione sono gli equipaggi. La spina dorsale resta la squadra infermieristica da tre persone, il cui numero scende appena da 83 a 82. Accanto a questa nascono squadre da due persone, pensate come aggiunta e non come sostituzione: servono nelle città dove mancano mezzi e nelle campagne dove il personale non basta a riempire tre posti. Il decreto ministeriale passerà da un minimo di 102 squadre attive nelle ventiquattro ore, senza indicazioni sulla composizione, a un minimo di 106, di cui almeno 92 da tre persone. Anche la squadra da due è guidata da un professionista sanitario che valuta il paziente e decide le cure e la cassa sanitaria prevede per gli infermieri di queste squadre un aumento di circa il dieci per cento della componente retributiva. L'argomento di fondo è che un mezzo che arriva prima e inizia rianimazione o controllo di un'emorragia vale più di un mezzo perfetto che arriva tardi.

 

Chi sale su queste ambulanze, e con quali compiti? Il decreto distingue tre tipi di squadra: ambulanza di rianimazione, con medico e infermiere guidata da un medico d'urgenza o da un anestesista o quella infermieristica con a capo un infermiere dell'emergenza o di terapia intensiva che risponde della squadra e dell'attività durante l'intervento: valuta il paziente, decide le terapie, coordina gli altri. Per questo ruolo un gestore del servizio (non si tratta di dipendenti pubblici diretti) come Tartu Kiirabi offre un corso di 240 ore, riservato a chi ha una laurea in infermieristica e almeno due anni di esperienza in ambulanza. Il secondo membro può essere un altro infermiere, un tecnico dell'emergenza medica oppure, sotto la supervisione e la responsabilità del capo infermiere, uno studente con almeno sessanta ore di formazione specifica. Il terzo posto spetta a un tecnico dell'ambulanza o a un tecnico dell'emergenza che abbia anche l'abilitazione alla guida dei veicoli operativi, con almeno il diploma di scuola secondaria e quattrocento ore di formazione specifica approvata dall'ente sanitario. Non esiste dunque un autista separato: chi guida è un operatore formato all'emergenza, che poi lavora accanto ai colleghi. Nella pratica, come spiega un operatore privato ai suoi tirocinanti, infermiere e tecnico misurano ad esempio i parametri vitali ed eseguono l'elettrocardiogramma, mentre l'incannulamento di una vena periferica è compito dell'infermiere. Il decreto prevede già anche una squadra infermieristica a organico ridotto, il cui capo deve rispettare gli stessi requisiti.

 

La parte più interessante, per chi guarda dall'Italia, è il destino dei medici. Le squadre con medico erano 30 nel 2005 e sono 13 dal 2014, senza che le analisi, afferma il ministero, mostrino un calo della qualità delle cure. Oggi un quarto delle volte l'equipaggio chiamato con medico parte comunque senza il medico, quindi di fatto guidato da infermieri. Il ministero ne trae la conclusione logica: invece di fingere, si smette di sprecare ore di un medico in lunghi viaggi per casi che un infermiere gestisce bene, lo si rende disponibile in telemedicina e lo si manda sul posto solo per i casi più gravi o con molte vittime e si adegua l'algoritmo della centrale operativa perché mandi il mezzo giusto.

 

Chi segue il dibattito italiano riconosce subito la differenza di impostazione. Da noi la discussione sulle ambulanze a guida infermieristica si trasforma troppo spesso in una questione di territorio professionale. In Emilia-Romagna, anni fa, l'Ordine dei medici di Bologna sospese nove medici e, nel 2017, perfino il direttore sanitario dell'azienda locale per sei mesi, con l'accusa di aver scritto protocolli per l'intervento degli infermieri sui mezzi del 118. Più di recente, in Toscana, l'Ordine regionale ha ribadito che medico e infermiere non sono intercambiabili, come se qualcuno stesse proponendo di scambiarli. Nessuno lo propone. Lo stesso presidente bolognese dell'epoca aveva dichiarato che, con una legge che mettesse gli infermieri in condizione di agire con sicurezza e di risponderne, l'Ordine non avrebbe avuto nulla da ridire: il che sposta il problema dalla clinica alla cornice normativa, e quella cornice spetta al legislatore, non ai procedimenti disciplinari di categoria.

 

La polemica dunque è questa. In Estonia si parte dal dato, cioè minuti di attesa, personale che manca e medici che comunque non ci sono e si costruisce la rete di conseguenza, con ruoli scritti in un decreto e qualifiche precise per ogni posto a bordo. In Italia si parte dal ruolo, cioè chi può fare cosa e chi ne risponde e si finisce a discutere, mentre in diverse zone il medico in automedica semplicemente non c'è. In Romagna la rete con ambulanze a leadership infermieristica garantisce l'arrivo di un mezzo avanzato entro i tempi richiesti dai livelli essenziali di assistenza e il parere dei medici legali incaricati dalla Regione ha ribaltato le obiezioni giuridiche dell'Ordine. Nessun sistema serio nega che il medico serva: lo usa dove serve di più. Pretendere che sia fisicamente su ogni mezzo, quando non c'è, non tutela i pazienti ma solo una tradizione.