“In relazione ai tanti comunicati ed al levar di scudi da parte di associazioni ed organizzazioni sindacali della professione medica, riguardanti  le linee di indirizzo sul triage intraospedaliero, la osservazione breve intensiva (OBI) ed il piano di gestione del sovraffollamento, recentemente approvate dalla Conferenza Stato Regioni, credo sia giunto il momento di esporre da parte del sottoscritto alcune riflessioni e considerazioni sull’argomento in questione”, esordisce così Carmelo Villani, segretario regionale NurSind Puglia.

“In primo luogo ritengo premettere che lo scrivente opera nel servizio di pronto soccorso di Brindisi dal lontano aprile 1988, allora al “Di Summa”, oggi al “Perrino”. Da allora fino ad oggi, come si suol dire, di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima.

La aziendalizzazione ed i vari riordini ospedalieri, susseguitesi negli anni hanno sicuramente, stravolto la sanità regionale e quindi, di conseguenza, la gestione dell’ utente/paziente nei servizi di emergenza.

Dai grandi “stanzoni” con 10 e più posti letto, siamo passati alle “stanzette” con due o al massimo tre letti; dal pronto soccorso luogo di “passaggio” prima del ricovero, siamo passati al servizio di emergenza luogo di diagnosi e cura.

Non per questo, già nel 1988, non era necessario quello, che 13 anni dopo, ad ottobre del 2001. venne introdotto anche in Italia, cioè il Triage intraospedaliero, attraverso le linee guida in applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, laddove recitava che "all'interno del D.E.A. deve essere prevista la funzione di triage, come primo momento di accoglienza e valutazione dei pazienti in base a criteri 

definiti che consentano di stabilire le priorità di intervento. Tale funzione e' svolta da personale infermieristico adeguatamente formato, che opera secondo i protocolli prestabiliti dal dirigente del servizio”, e che “questo processo, con cui i pazienti vengono selezionati e classificati in base al tipo e all'urgenza delle loro condizioni, è da distinguere dalla visita medica, in quanto l'obiettivo del triage e' proprio la definizione della priorità con cui il paziente verrà visitato dal medico”, continua Villani, “nel frattempo, da allora ad oggi, è cambiata anche la figura professionale dell’infermiere: dalle scuole regionali alla università; da figura subalterna, a figura autonoma nel suo ambito professionale, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile, sostenuto da un insieme di valori e di saperi scientifici e che i pone come agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza”.

Perché avere paura quindi del See and Treat quale modello di risposta assistenziale alle urgenze minori che si basa sull’adozione di specifici protocolli condivisi con il medico per il trattamento di problemi clinici preventivamente definiti?

Perché avere paura se il paziente viene preso in carico in una determinata area del pronto soccorso dall’infermiere in possesso di formazione specifica che applica le procedure previste da protocolli condivisi e validati, assicura il completamento del percorso e può essere specificamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci per il trattamento precoce, ad esempio, del dolore, considerato dalla Joint Commission International (JCI) il quinto parametro vitale, ottenendone così un rapido controllo e, secondariamente, ridurre lo stato di disagio e ansia delle persone che si rivolgono al Pronto Soccorso migliorando così la presa in carico da parte del personale sanitario.

In quanto al task shifting, ovvero il trasferimento dei compiti, e più in generale delle competenze e delle responsabilità, mi chiedo cosa succederebbe se nei nostro pronto soccorso, improvvisamente tutti gli infermieri si rifiutassero di svolgere compiti od attività fino a poco tempo di esclusiva competenza medica? Non abbiate paura e lavoriamo insieme, come sempre fatto, dalla umanizzazione, alla formazione, alla presa in carico, alle risorse umane e tecnologiche, per offrire ai cittadini un servizio a misura d’uomo”, conclude Carmelo Villani.