Con la Risoluzione (2306/2019) adottata il 3 ottobre 2019 dal Consiglio d’Europa, durante la Sessione Autunnale 2019, gli Stati membri hanno affrontato il problema della violenza ostetrica e ginecologica al fine di assicurare che l’assistenza alla nascita sia fornita nel rispetto dei diritti e della dignità umana.

 

Violenza Ostetrica e ginecologica, cos’è

Su un campione di 5 milioni di donne, dai 18 ai 54 anni, con almeno un figlio dai 0 ai 14 anni, 1 milione (il 21%) ha subito violenza ostetrica durante il parto o il travaglio, di cui il 27% nel Sud- isole ed 15-16% al Nord.

Tra le procedure vissute come violenze:

  • episiotomia (12%)
  • rottura delle membrane e manovra di Kristeller (9%)
  • impossibilità a lasciare la struttura (6%)
  • trascuratezza nell’assistenza con l’insorgenza di complicanze (4%)
  • sterilizzazione (3%),

ed ancora parto cesareo non voluto, uso della ventosa, induzione farmacologica al parto, visite vaginali invasive, umiliazioni verbali di ogni genere.

Violenze fisiche e verbali, umiliazioni e procedure coercitive prive di consenso informato.

Esperienze talmente forti, che il 6% di queste donne non ha voluto più ripetere l’esperienza della gravidanza, con una perdita di 20.000 nati ogni anno.

 

Ma cosa non funziona? E’ Malasanità?

Non è malasanità, queste donne non hanno avuto grosse complicanze, queste donne sono state escluse da un momento importante della loro vita, sono state disinformate e del loro corpo è stato fatto di tutto, senza chiedere il permesso.

Quindi cosa c’è alla base che non funziona.

Innanzitutto un problema di cultura della gravidanza: gli operatori percepiscono come pericoloso quello che non è, nonostante le evidenze scientifiche ( documento sull’Intrapartum care for healthy women and babies del National Institute for Health and Care Excellence inglese) sostengano come la fisiologia della gravidanza dia esiti positivi, ed il benessere del bambino e quella della madre non siano in conflitto.

Ed ancora turni prolungati, carenza di personale, mancanza di stanze per una privacy adeguata e mancanza di formazione per gli operatori sanitari, per i quali le conoscenze spesso sono ferme a quelle dell’Università.

 

La Risoluzione

Mentre in Italia si attende che la violenza ostetrica e ginecologica diventi reato, il Disegno di legge dell’On. Adriano Zaccagnini, presentato a Marzo 2016 è rimasto lettera morta, l’Europa ha adottato la Risoluzione che chiarisce l’obbligo giuridico di tutti gli Stati Membri, inclusa l’Italia, di garantire la protezione delle donne partorienti da qualsiasi forma di maltrattamento fisico o verbale durante l’assistenza al parto.

L'Assemblea elogia il lavoro e l'impegno del personale sanitario. Ne riconosce

le condizioni di lavoro difficili a causa della carenza di personale, risorse limitate e

carichi di lavoro eccessivi che possono avere un impatto sul modo in cui le pazienti e le donne in procinto di partorire possono essere trattate.

Tuttavia, deplora tutte le forme di violenza contro le donne, comprese quelle ginecologiche e ostetriche violenza e chiede l'adozione di tutte le misure preventive necessarie e il rispetto dei diritti umani, in particolare nel contesto dell'assistenza sanitaria:

  • Condurre campagne di informazione e sensibilizzazione sui diritti dei pazienti e sulla prevenzione e la lotta contro il sessismo e la violenza contro le donne compresa la violenza ginecologica e ostetrica
  • Assicurare finanziamenti adeguati alle strutture sanitarie al fine di garantire condizioni di lavoro dignitose per gli operatori sanitari, considerato che le condizioni di lavoro non adeguate possono influenzare il corretto svolgimento del percorso di cura.
  • formazione dei medici e del personale sanitario sui temi della violenza ostetrica e insieme ai temi legati agli aspetti relazionali, al consenso informato, al rispetto delle diversità e al sessismo
  • prevedere meccanismi che permettano di effettuare denunce relative alla violenza ostetrica e ginecologica, escludendo le procedure di mediazione, istituendo sanzioni per operatori.

 

da Quotidiano Sanità

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