Focalizziamo la nostra attenzione maggiormente sulle cadute dei pazienti adulti, mentre tendiamo a trascurare il fenomeno delle cadute relative al paziente pediatrico, che si verificano sicuramente maggiormente in ambito domestico, ma che anche in ospedale sono una eventualità, specie nella fascia di età compresa tra 0 e 24 mesi; questo è dovuto al fatto che in questa fase nel bambino si verifica uno sviluppo rapidissimo delle capacità psicomotorie.

La combinazione di curiosità, di capacità motoria in via di sviluppo, d’immaturità della capacità di giudizio e desiderio di esplorazione rendono i bambini particolarmente suscettibili alle cadute (Gill et al.2012).

 

Per poter stilare un protocollo di prevenzione delle cadute nei bambini, bisogna conoscere i fattori di rischio, che sono:

  • Il sesso, i maschi cadrebbero più frequentemente rispetto alle femmine, è verosimile che i maschi partecipino a giuochi e ad attività più fisiche, mentre le femmine scelgono attività più tranquille. La letteratura è discordante, ci sono autori che confermano i dati riscontrati (Levene, 1991; Khambalia, 2006; Razmus, 2006) autori che descrivono il sesso femminile maggiormente implicato nelle cadute (Cooper, 2007) o ancora chi riporta che non vi è differenza tra i 2 sessi (HillRodriguez et al. 2009).
  • L’età, i bambini con età inferiore ai 3 anni cadrebbero di più rispetto alle altre fasce d’età (Khambalia, 2006; Hill-Rodriguez et all.2009). Probabilmente i bambini più piccoli (13-35 mesi) sono desiderosi di compiere attività e piccoli compiti in autonomia, ma in un ambiente non abituale, la routine modificata, la separazione talora temporanea dai loro famigliari, possono infatti causare stress nei bambini più piccoli e contribuire alle loro cadute (Hockenberry et al. 2007).
  • Giorni di ricovero, uno studio di Neiman et al.( 2011) mostra che il 43% delle cadute avviene nei primi 5 giorni di ricovero. In generale, i bambini sono spaventati dal luogo ignoto nel quale si trovano. La presenza del personale sanitario a loro sconosciuto e pratiche quali la terapia endovenosa, presenza di drenaggi o cateteri vescicale incutono timore. Sembra che i primi giorni servano a loro per ambientarsi, per conoscere il nuovo mondo che li circonda e questo può influire sull’evento caduta.
  • La fascia oraria, uno studio (Levene et al. 1991) identifica la tarda mattinata, la sera e le ore notturne quelle più a rischio di cadute. I bambini, sono più attivi durante le ore diurne, soprattutto la mattina, desiderano uscire dal letto, giuocare, muoversi, fare attività occupazionali, e quindi sono più esposti al pericolo di incorrere in una caduta, mentre durante le ore pomeridiane verosimilmente sono abituati a riposare. Le cadute avvenute durante la notte potrebbero essere per lo più dovute al buio della stanza, i piccoli pazienti non si rammentano dove sono, non riconoscono l’ambiente, sono disorientati e ciò crea timore aumentando il rischio di caduta.
  • La presenza di un adulto, molti studi hanno mostrato un’alta percentuale di cadute avvenute alla presenza di un adulto, genitori o famigliari (Razmus et al. 2006). I genitori, durante il ricovero del proprio figlio, sono sottoposti a stress: il lavoro, poche ore di riposo, altri figli a casa, la preoccupazione circa la salute del loro figlio, pertanto è comprensibile che talvolta si possano distrarre anche per cose banali, come l’ingresso in camera dei sanitari, piuttosto che un parente, dal telefonino che squilla, si addormentano perché stanchi.
  • Stanza di degenza, Razmus et al. (2006) ha rilevato che i letti sono stati spesso coinvolti nelle cadute pediatriche. La maggior parte dei letti ospedalieri non sono progettati su misura in modo che i bambini piccoli possano entrare ed uscire dal letto facilmente senza incorrere nel rischio di cadere. Sempre la stessa fonte afferma che la presenza di spondine non garantisce la prevenzione delle cadute; si desidera evidenziare che nei casi studiati molte volte le spondine non sono alzate per distrazione (Tung et al. 2009). Talvolta bambini piccoli usano letti da adulto (per esempio nelle Terapie Intensive) aumentando il rischio di caduta. Le cadute dal letto potrebbero essere tra le più gravi, dovute all’altezza dalla quale si verificano.
  • Terapia farmacologica, assumere più di quattro farmaci, pone potenzialmente a rischio il paziente di incorrere in una caduta. Vari studi includono nei fattori di rischio l’assunzione della terapia in senso generale (Cooper et al. 2007). Un’analisi più approfondita potrebbe considerare i motivi per cui un bambino assume più di 4 farmaci, forse è affetto da una grave patologia, in fase acuta, tale da compromettere il suo stato di salute fisico e psichico e renderlo più vulnerabile alla caduta.
  • Assenza della terapia endovenosa, è considerata un fattore di rischio per le cadute. Molti autori sono concordi nel confermare questo dato (Child Health Corporation of American Nursing Falls Study Task force, 2009; Graf et al. 2011), in quanto limita la possibilità di movimento o gli “spazi” concessi al bambino.

 

Uno dei modelli di strategia preventiva suggerita si dirama in due direzioni:

  • rendere più sicuri gli spazi di degenza mediante la predisposizione di dispositivi di sicurezza (ad esempio sponde del letto o la presenza di maniglie e di superfici anti scivolo)
  • rendere più consapevoli i genitori del rischio di cadute fornendo loro informazioni specifiche ed indicazioni mirate (ad esempio far indossare al bambino calzature anti scivolo).

 

  • Eseguire una dettagliata valutazione del rischio di caduta; valutare nuovamente il rischio ad ogni cambiamento significativo dello stato psichico, motorio o sensoriale
  • Rendere identificabili i pazienti ritenuti a rischio con codici colore, contrassegni, codici a barre o altri sistemi
  • Formulare dei piani di assistenza individualizzati per prevenire le cadute
  • Valutare gli orari di somministrazione della terapia farmacologica in maniera, se possibile, da minimizzare il rischio di cadute
  • Far indossare al bambino calzature anti scivolo
  • Eseguire controlli regolari, tenere la porta della stanza aperta
  • Valutare la capacità del care giver di porre dei limiti al bambino
  • Fornire informazioni ai genitori in merito a:

− fattori di rischio per le cadute

− tecniche per il trasferimento o per il supporto alla deambulazione

− uso appropriato delle spondine

 

Codificare a livello aziendale le seguenti attività:

− accompagnare il bambino ed i genitori nella stanza ed al letto

− utilizzare opportuni ausili alla deambulazione

− mantenere la superficie del pavimento asciutta e libera da oggetti che possono far inciampare il bambino o il genitore

− se necessario, assistere nella deambulazione

− posizionare il campanello, il telefono e gli oggetti personali in luoghi facilmente accessibili

− predisporre lettini, seggioloni e seggiolini in posizioni sicure, in modo che non vacillino

− utilizzare appropriatamente le spondine ed altri ausili di protezione (cappotte per le culle, sollevatori ecc..)

− utilizzare lettini, culle e barelle bloccandole nella posizione più bassa possibile

− utilizzare i blocchi per le ruote tutte le volte che i presidi ne sono provvisti

− mantenere gli spazi in ordine e liberi da ostacoli alla deambulazione

− prevedere un’illuminazione adeguata degli ambienti.

 

 

Da:

Le cadute in ambito pediatrico: come valutare il rischio e prevenire l’evento

Fattori di rischio cadute in ambito pediatrico nell’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti diB ergamo: studio osservazionale retrospettivo Fall risk factors in the paediatric Department at Riuniti Hospital of Bergamo: a retrospective observational study Cristina Caldara Milena Capelli     Monica Casati Laura Chiappa       Simonetta Cesa