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Sanità sarda nel caos: Corte Costituzionale, dimissioni e nomine tra Natale e Capodanno

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 30/12/2025

Sardegna

Natale amarissimo per la presidente di Regione Sardegna Alessandra Todde e la giunta del campo largo che la sostiene che ha trovato sotto l’albero un disgraziato regalo infiocchettato dalla consulta; un capodanno che si approssima cominciando nel peggiore dei modi e una befana che rischia di sommergere di carbone tutto il palazzo.

Andiamo con ordine perché di cose ne sono successe tante.

 

Le dimissioni dell’Assessore alla Sanità Arnaldo Bartolazzi

Uomo indicato direttamente dalla sala di controllo romana del MoVimento 5 Stelle, l’assessore ha dato le dimissioni ad inizio dicembre dichiarando che “non ci sono più le condizioni”, aggiungendo, ormai libero di parlare senza freno a mano, che “questo sistema sanitario regionale è il risultato di trent’anni di spartizioni. Serviva qualcuno che viene da fuori, che sia fuori dalle logiche. La sanità sarda ha un ritardo di venticinque anni”. Una scoperta dell’acqua calda per gli addetti ai lavori e i comuni mortali, una bomba a mano per tutta la politica soprattutto quella da campagna elettorale che urlava “fuori la politica dalla sanità”. Molti ci avevano creduto, le parole dell’ex assessore hanno rimesso tutti coi piedi per terra.

 

Presidente e Assessore ad interim

La scelta di Alessandra Todde è stata quella di assumere il ruolo di assessore ad interim con un impegno personale diretto di sei, otto mesi che suonava molto coraggiosa da un certo punto di vista, molto pericolosa per un altro, un po’ come quando il governo mette la fiducia su un provvedimento: o fate come dico io o si va tutti a casa. E così si sperava di aprire il panettone e scambiarsi affettuosi auguri a favore di telecamera, mentre le risse (figurative sia mai) per nominare i direttori generali, mettere le mani sulle aziende e porre fine al commissariamento semestrale cominciato a febbraio e già prorogato, avvenivano nelle stanze del potere, come da tradizione, nella più classica, consueta e condivisa spartizione di potere, certificata appunto dal dimissionario assessore, come nella scena finale de “il buono, il brutto, il cattivo”.

 

La corte costituzionale boccia i commissariamenti

Le tavole erano quasi imbandite tutto era pronto e invece, chi ti rovina la festa la pre vigilia di Natale? Ma la Corte Costituzionale naturalmente che interrogata mesi prima dal Governo sulla legittimità della legge di riforma del Servizio Sanitario Regionale (ormai tragicamente chiamato da tutti “sistema”, come i peggiori meccanismi malavitosi) con la quale la giunta neoeletta dava il ben servito ai direttori generali in carica nominati dalla precedente consiliatura Solinas e che avevano ancora due anni di contratto, dichiarava inammissibile la manovra perché vietata dalla norma in mancanza di una riforma del servizio sanitario. Quella approvata infatti non modificava sostanzialmente l’assetto e pareva più rispondere ad esigenze di spoil sistem vietate appunto dalle norme e puntualmente cassata.

 

La direttiva di decadimento dei commissariamenti

I bocconi amari che hanno rischiato di andare di traverso devono essere stati molti e avrebbero allungato di parecchio le code nei pronto soccorso già fuori controllo e misura. E col rischio di peggiorare il quadro clinico di una direzione sanitaria già al collasso, la direzione generale dell’assessorato, nel prendere atto della sentenza, non ha potuto fare altro che tirare fuori il defibrillatore e regalare a tutti una bella scarica elettrica come regalo di Natale, decretando decadute tutte le cariche commissariali al 25 dicembre, decapitando insomma le direzioni delle aziende, lasciandole senza guida e di fatto senza un rappresentante legale (quale direttore sanitario o amministrativo si assumerebbe infatti l’onere di firmare anche solo l’ordine per la carta igienica essendo stato nominato, col favore della politica ovviamente, da un commissario decaduto per forza di una sentenza che dichiara illegittima la norma con la quale era stato nominato il commissario stesso?).

 

Un caos come non se ne erano mai visti

La situazione di incertezza e vuoto mai sperimentata prima ha dato il via a furibonde polemiche con l’opposizione scatenata ovviamente, nel chiedere financo il commissariamento ministeriale dell’assessorato, le dimissioni della presidente, adombrare la nullità di tutti gli atti finora adottati; l’apocalisse insomma. Nel caos si sono prontamente rivitalizzati gli ex direttori generali cacciati che avevano già in piedi le loro belle cause e i cui studi legali stanno dando vita in queste ore ad ogni strategia possibile per vedersi reintegrati, risarciti o entrambe le cose. Da parte governativa invece, si è assistito al volo degli stracci (gli assessori del PD non votarono la delibera di giunta con cui si dava avvio al commissariamento di febbraio, furbescamente si potrebbe dire a pensar male) al grido di “ve l’avevo detto io” che non risolve il problema ed anzi fortifica le convinzioni di una presidente, in divisa da assessore che aspetta solo il via libera di uno studio legale romano (e figurati se non era capitolino), per nominare tutti i vertici di tutte le aziende, indicando i direttori generali, pronta a giocare il tutto per tutto anche nei confronti degli alleati, in qualche caso più guardinghi e prudenti (sempre pilatescamente forse?).

 

Le implicazioni legali

Quello che è certo è che il pantano legale creato è pari almeno, se non peggio, a quello sulla decadenza della presidente per via della corretta rendicontazione dei fondi utilizzati in campagna elettorale che ancora incombe con tutte le sue indefinibili conseguenze. Qualcuno sostiene che la via più saggia sarebbe il reintegro dei vecchi direttori generali, cosa che rappresenterebbe una sonora sconfitta politica dalle conseguenze ignote; qualcuno sostiene che nominare i direttori generali sia altrettanto illegale, mentre qualcuno sostiene il contrario; altri pensano che alla fine ne usciranno con una responsabilità nemmeno scalfita nel portafogli personale; molti credono che danni e risarcimenti alla fine graveranno sulle casse generali cioè sui cittadini e chi s’è visto s’è visto, nuovo giro nuova corsa.

 

Brindisi di capodanno

A poche ore dal più importanti dei brindisi, a Cagliari si levano in alto i calici per la soluzione che sarebbe stata raggiunta tra accordi, disaccordi, pareri legali e illegali e così, dalla scatola del panettone sarebbe saltata fuori una bella nomina a direttore generale per nove delle 12 aziende orfane, le altre seguiranno dopo un ulteriore passaggio tribunalizio incastrato nell’ingranaggio complessivo. Si apprende così che i direttori nominati dovrebbero essere:

Aou Ca - VINCENZO SERRA

Aou Ss - SERAFINANGELO PONTI

Asl Nuoro - FRANCESCO TROTTA

Asl Oristano - GRAZIA CATTINA

Asl Medio Campidano - ANTONIO SPANO

Asl Sulcis - PAOLO CANNAS

Asl Ogliastra: ANDREA FABBO

Areus - ANGELO SERUSI

Arnas Brotzu - MAURIZIO MARCIAS

 

A conclusione di questo bignami una cosa è certa e bisogna dirla con fermezza. La coalizione del campo largo e la presidente Todde avevano promesso un cambio di passo, di “far funzionare quel che c’è” e di mettere finalmente la politica lontano dall’affare sanità.

Per ora i cittadini, i malati e tutti gli operatori non hanno visto nulla di tutto questo e continuano ad assistere a uno spettacolo indecente ognuno dal proprio sconsolato e rassegnato punto di vista e all’incertezza del diritto costituzionale alla salute.

 

Andrea Tirotto