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Concorso infermieri in Veneto: quasi 3mila candidati per 916 posti, il NurSind fa chiarezza

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 17/01/2026

NurSind dal territorioVeneto

Tra carenza denunciata e voglia di stabilità, il maxi concorso di Azienda Zero accende il dibattito sul lavoro infermieristico

Venezia, 17/01/2026. Il racconto della carenza infermieristica, rilanciato quotidianamente da istituzioni e aziende sanitarie, si scontra improvvisamente con un dato che sorprende e interroga. In Veneto, il maxi concorso bandito da Azienda Zero per l’assunzione a tempo indeterminato di 916 infermieri ha raccolto quasi tremila domande. Un numero che va ben oltre le previsioni e che, più che smentire l’emergenza, ne rivela la complessità, fatta di precarietà, mobilità forzata e scelte obbligate. In questo scenario, il NurSind emerge come voce autorevole e chiave di lettura indispensabile per comprendere cosa si muove davvero dietro i numeri.

 

Alla chiusura dei termini per la presentazione delle domande, le candidature registrate sono state 2.988, circa il triplo dei posti disponibili. Un dato che ha colto di sorpresa anche molti addetti ai lavori e che rischia, se letto superficialmente, di alimentare una narrazione fuorviante: quella di un mercato del lavoro improvvisamente florido e privo di criticità. Nulla di più distante dalla realtà quotidiana degli infermieri.

  «È un dato che stupisce in positivo, ma che va interpretato correttamente», spiega Andrea Gregori, portavoce regionale del NurSind Veneto, mettendo subito ordine nel dibattito. «Molti dei candidati lavorano già in Veneto con contratti a tempo determinato e vedono nel concorso l’unica strada per una stabilizzazione reale». Una fotografia che racconta come la precarietà resti uno dei nodi centrali della professione, nonostante il fabbisogno strutturale di personale.

Secondo il NurSind, il concorsone ha attirato anche infermieri che, non avendo ancora maturato i requisiti per la mobilità interregionale, hanno colto l’occasione per potersi spostare all’interno della regione una volta inseriti in graduatoria. A questi si aggiunge una quota consistente di professionisti provenienti da altre aree del Paese, spesso spinti più dalla necessità che da una reale attrattività del sistema.

  «La vera domanda sarà capire quanti resteranno in Veneto nel medio periodo», sottolinea ancora Gregori. «Tra richieste di rientro, concorsi vinti in altre regioni e scelte dei neolaureati, il rischio di un turn over continuo resta concreto».

Un elemento che ha inciso sull’elevato numero di candidature è senza dubbio l’immissione recente di nuovi laureati, con oltre duemila infermieri formati tra Padova e Verona negli ultimi mesi. Ma anche in questo caso, il NurSind invita a non confondere l’offerta formativa con una reale tenuta del sistema, che continua a fare i conti con carichi di lavoro insostenibili, carriere bloccate e retribuzioni non competitive.

A rendere il concorso più appetibile hanno contribuito anche alcune misure di welfare aziendale, come le foresterie e gli alloggi agevolati per il personale sanitario proveniente da fuori regione. Strumenti utili, ma che restano interventi tampone se non accompagnati da politiche strutturali sul lavoro infermieristico.

  «Le graduatorie sono importanti, ma da sole non bastano», ribadisce il NurSind. «Servono condizioni di lavoro dignitose, stabilità contrattuale e un reale riconoscimento professionale, altrimenti i numeri resteranno solo numeri».

Il concorso veneto, dunque, non racconta la fine della carenza infermieristica, ma semmai ne svela le contraddizioni. E ancora una volta è il NurSind a riportare il confronto sul terreno della realtà, ricordando che dietro ogni candidatura c’è un professionista che chiede certezze, rispetto e futuro.