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Addio all’OMS: perché la scelta degli Stati Uniti cambia gli equilibri della salute mondiale

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 23/01/2026

AttualitàCronache sanitarieGlobal Nurse

 

Gli Stati Uniti avrebbero formalmente completato il ritiro dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’annuncio sarebbe arrivato oggi con una nota congiunta del Dipartimento della Salute e dei Servizi umani (Hhs) e del Dipartimento di Stato, che certificherebbe la fine dell’adesione americana a un anno dall’avvio della procedura, annunciata dal presidente Donald Trump il 20 gennaio 2025, nel suo primo giorno di mandato.

È una decisione che segnerebbe una frattura profonda nell’architettura multilaterale della salute globale e aprirebbe una fase di forte incertezza per l’Oms, che perderebbe il suo principale sostenitore finanziario e uno dei pilastri politici su cui si è retta per decenni.

Le accuse di Washington

Alla base della scelta, spiegherebbero le autorità statunitensi, ci sarebbe una valutazione durissima della gestione della pandemia di Covid-19. Secondo Washington, l’Oms avrebbe agito in modo gravemente inadeguato, accumulando ritardi decisivi nel dichiarare prima l’emergenza sanitaria globale e poi la pandemia. Ritardi che, a giudizio americano, avrebbero fatto perdere “settimane critiche”, favorendo la diffusione del virus su scala mondiale.

Nel mirino sarebbero finite anche le comunicazioni iniziali sul rischio di trasmissione asintomatica e per via aerea, ritenute minimizzate, così come l’atteggiamento verso la risposta della Cina. L’Oms verrebbe accusata di aver lodato Pechino nonostante evidenze, secondo Washington, di sotto-segnalazione dei casi, soppressione di informazioni e ritardi nel riconoscere la trasmissione da uomo a uomo.

Le critiche non si fermano alla fase acuta della pandemia. Per l’amministrazione americana, l’Oms non avrebbe avviato riforme strutturali credibili su governance, trasparenza e indipendenza politica. Al contrario, le dinamiche geopolitiche avrebbero continuato a prevalere su un’azione sanitaria rapida e autonoma, contribuendo a una crescente erosione della fiducia globale.

Particolarmente controverso il rapporto sulle origini del Covid. Gli Stati Uniti contesterebbero le conclusioni dell’Oms che hanno escluso l’ipotesi di una creazione del virus in laboratorio, sottolineando il rifiuto della Cina di fornire sequenze genetiche dei primi casi e dati sulle attività e sulla biosicurezza dei laboratori di Wuhan.

Un addio senza ritorno

Negli ultimi dodici mesi, Washington ha progressivamente sospeso i finanziamenti, ritirato il personale e trasferito numerose attività verso accordi bilaterali con altri Paesi e organizzazioni. Da oggi, precisano Hhs e Dipartimento di Stato, ogni rapporto con l’Oms sarà limitato alle operazioni tecniche necessarie a completare il recesso e a tutelare la salute e la sicurezza degli americani.

Il linguaggio dell’amministrazione è particolarmente duro. In un secondo comunicato, l’Oms viene definita “oltre ogni possibilità di riparazione”, accusata di aver agito contro gli interessi degli Stati Uniti nonostante il ruolo storico di fondatore e principale finanziatore. Washington denuncerebbe una deriva burocratica e politicizzata, guidata da Paesi ostili agli interessi americani. Sullo sfondo emergerebbe anche una controversia simbolica: secondo gli Stati Uniti, l’Oms si rifiuterebbe di restituire la bandiera americana esposta davanti alla sede di Ginevra, sostenendo di non riconoscere formalmente il recesso e avanzando richieste di compensazione.

La strategia alternativa americana

Nonostante l’uscita dall’Oms, gli Stati Uniti rivendicherebbero l’intenzione di mantenere una leadership globale in sanità pubblica. La nuova strategia punterebbe su partenariati diretti con Paesi, settore privato, organizzazioni non governative e realtà religiose. Le priorità dichiarate sarebbero la risposta alle emergenze, la biosicurezza e l’innovazione sanitaria.

L’obiettivo, spiegherebbero fonti governative, è “proteggere prima l’America”, intercettando le minacce infettive prima che raggiungano il territorio nazionale, senza rinunciare a produrre benefici per i partner internazionali.

Gli effetti globali e il nodo europeo

L’uscita degli Stati Uniti rischia di provocare una grave crisi di finanziamento e coordinamento sanitario globale. L’Oms perde il suo principale donatore, con conseguenze su programmi di prevenzione, vaccinazione e risposta alle emergenze. Allo stesso tempo, Washington rinuncia a un canale centrale di influenza sulle politiche sanitarie internazionali, sugli standard vaccinali e sulle strategie pandemiche.

Viene meno anche una parte cruciale dello scambio di dati di sorveglianza sanitaria, riducendo la capacità globale di monitoraggio precoce delle malattie e di reazione coordinata alle crisi.

Per Italia ed Europa, la decisione americana apre una fase complessa. Cresce la responsabilità finanziaria e politicaverso l’Oms e diventa centrale il tema dell’autonomia strategica: produzione di vaccini, ricerca biomedica, gestione dei dati e sicurezza sanitaria.

In sintesi, il distacco degli Stati Uniti dall’Oms non è solo una scelta amministrativa, ma un atto geopolitico destinato a indebolire la governance sanitaria mondiale e a spingere l’Europa a rafforzare le proprie alleanze interne per affrontare le future emergenze sanitarie.