Assistenza continua ostetriche di comunità riduce rischio di parto pretermine del 45 per cento
La continuità dell’assistenza ostetrica non è soltanto un principio operativo, ma un vero e proprio determinante di salute. Lo dimostra un importante studio del King’s College di Londra, pubblicato il 21 gennaio 2026 su BJOG: An International Journal of Obstetrics & Gynaecology, che ha evidenziato come il modello di cura continua da parte di ostetriche di comunità (CBMCOC) riduca del 45% il rischio di parto pretermine rispetto alle cure standard. La ricerca ha seguito 6.600 gravidanze nel Sud di Londra tra 2018 e 2020, un contesto urbano con alta diversità etnica e svantaggio sociale, mostrando benefici maggiori nelle donne appartenenti a minoranze etniche e in zone economicamente svantaggiate.
Il modello CBMCOC: continuità, prossimità e relazione
Nel modello CBMCOC, un team fisso di ostetriche accompagna la donna dall’inizio della gravidanza al post-parto, operando in integrazione tra servizi di comunità e ospedale. Questo approccio favorisce una relazione di fiducia, riduce la frammentazione dei percorsi assistenziali e aumenta l’efficacia degli interventi di prevenzione e supporto. Rispetto alle cure standard, invece, è associato non solo a una riduzione dei parti pretermine, ma anche a più parti vaginali spontanei, minori assenze agli appuntamenti prenatali e referral tempestivi per salute mentale.
Il valore della continuità ostetrica secondo la ricerca
La Dr.ssa Cristina Fernandez Turienzo, autrice principale dello studio, ha sottolineato come i dati raccolti mostrino il valore degli interventi che integrano cure comunitarie e continuità ostetricaper ridurre sia gli esiti avversi sia le disuguaglianze di salute. La Prof.ssa Jane Sandall, esperta internazionale, ha collegato questi risultati alle strategie del NHS volte a favorire un maggiore spostamento delle cure dalla struttura ospedaliera alla comunità.
Commenti dal mondo delle ostetriche
La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO) ribadisce da tempo, in Italia, che nelle gravidanze a basso rischio ostetrico l’ostetrica può gestire in autonomia il percorso fisiologico, assicurando continuità e qualità assistenziale. In un recente comunicato, la Vicepresidente della FNOPO ha evidenziato come la letteratura internazionale confermi che la presenza prevalente dell’ostetrica nel percorso nascita e post-parto migliori gli esiti di salute e la soddisfazione delle donne e delle famiglie.
Parallelamente, la FNOPO ha chiesto che i decreti attuativi della riforma del Servizio Sanitario Nazionale riconoscano in modo strutturale il ruolo delle ostetriche nei percorsi di prossimità, con competenze, investimenti e modelli multiprofessionali che valorizzino l’integrazione ospedale-territorio.
La prospettiva italiana: ostetriche di comunità e continuità di cura
Nel servizio sanitario italiano il ruolo dell’ostetrica è riconosciuto come centrale per la salute materno-infantile, ma la piena attuazione di modelli di continuità assistenziale ostetrica sul territorio è ancora in fase di sviluppo.
Linee guida e evidenze nazionali
Le Linee guida SNLG sulla gravidanza fisiologica promuovono l’assistenza ostetrica come riferimento per la gestione delle gravidanze a basso rischio, confrontando diversi modelli di cura e dimostrando che l’assistenza a conduzione ostetrica è associata a esiti migliori in termini di interventi ostetrici e soddisfazione delle donne.
Esperienze pilota e servizi territoriali
In alcune realtà regionali italiane sono stati avviati progetti pilota di continuità assistenziale ostetrica. Ad esempio, in Lombardia è stato attivato un progetto che prevede visite ostetriche domiciliari post-parto per accompagnare madre e neonato nei primi giorni dopo il parto, con particolare attenzione alle aree montane e periferiche dove l’accesso ai servizi può essere più difficile.
Un modello concettualmente affine, definito “Midwifery Led Model”, è in fase di sperimentazione nella provincia di Ascoli Piceno. Qui una proposta di Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) mira ad affrontare la frammentazione dei servizi ostetrici, applicando i principi della cura ostetrica condivisa e collaborativa e valorizzando le competenze autonome delle ostetriche.
Esperienze e ricerca qualitative
Uno studio qualitativo condotto in Lombardia ha esplorato l’esperienza delle Family and Community Midwives (FaCM) nel contesto postnatale, evidenziando che la presenza costante dell’ostetrica nella comunità favorisce relazioni durature con le madri e impatta positivamente sulla salute sia della donna che del neonato, sottolineando l’importanza della continuità assistenziale anche dopo il parto.
La cultura professionale e le sfide organizzative
Storicamente, in Italia il modello di cura ostetrica è stato variamente interpretato e applicato nelle regioni, con differenze sull’autonomia professionale e la collaborazione con altre figure sanitarie. Studi e documenti istituzionali sottolineano che la pratica ostetrica dovrebbe essere valorizzata come servizio integrato di promozione della salute bio-psico-sociale della donna e della famiglia, non solo in ospedale ma soprattutto nella comunità di riferimento.
Lo studio del King’s College di Londra rafforza con evidenza scientifica ciò che molte ostetriche e linee guida nazionali e internazionali sostengono da tempo: l’assistenza continua da parte di ostetriche di comunità non è solo efficace nel ridurre esiti avversi come il parto pretermine, ma è parte integrante di un’assistenza materna sicura, umana e centrata sulla persona.
In Italia esistono segnali di avanzamento, con progetti pilota, linee guida e posizioni ufficiali che promuovono l’assistenza ostetrica di prossimità e la continuità di cura, ma la sfida rimane quella di rendere questi modelli strutturalmente integrati nel Servizio Sanitario Nazionale, con investimenti, normative e percorsi formativi adeguati.
Andrea Tirotto
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