Iscriviti alla newsletter

Da Crans-Montana alla rianimazione: il diritto di comunicare dei pazienti coscienti

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 04/02/2026

AttualitàCronache sanitarieProfessione e lavoroStudi e analisi

 

Dopo l’attenzione mediatica e istituzionale degli ultimi giorni, si accendono i riflettori su un tema spesso trascurato ma centrale nei contesti di cura ad alta intensità: la possibilità di comunicare per i pazienti ricoverati in terapia intensiva, coscienti ma impossibilitati a parlare.

Il dibattito è riemerso con forza dopo i fatti di Crans-Montana, che hanno coinvolto giovani pazienti successivamente ricoverati in area critica. Una vicenda che ha spinto numerose testate giornalistiche italiane a interrogarsi su come garantire dignità, ascolto e partecipazione alle persone che, pur vigili, non possono esprimersi verbalmente.

In questo contesto si inserisce il ruolo dei dispositivi per la comunicazione non verbale, strumenti tecnologici pensati per colmare un vuoto che, in terapia intensiva, può trasformarsi in ansia, isolamento e sofferenza.

Tra i sistemi citati nei resoconti dei media figura Dico®1000, un dispositivo medico di classe I per la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), sviluppato in Italia da Dico Technologies Srl. Il dispositivo è progettato per pazienti coscienti ma non in grado di parlare e impossibilitati a utilizzare carta e penna o tastiere tradizionali.

Il funzionamento si basa su un sensore inerziale di movimento wireless, indossabile, applicabile alla parte del corpo in cui il paziente conserva anche una minima capacità motoria: dita, mano, testa o braccia. Attraverso un semplice gesto, il paziente può selezionare icone semiotiche visualizzate su un tablet dedicato oppure scrivere testi tramite una tastiera virtuale sviluppata appositamente per l’uso in area critica.

Il sistema consente inoltre di accedere a contenuti multimediali come musica, immagini o video, selezionabili sempre tramite il sensore. Un elemento di particolare rilievo è il supporto alla traduzione automatica di messaggi e documentiin 57 lingue, una funzione che permette di superare le barriere linguistiche nei contesti ospedalieri sempre più multiculturali.

Secondo gli operatori sanitari, strumenti di questo tipo non rappresentano solo un supporto tecnologico, ma si inseriscono a pieno titolo nel percorso di umanizzazione delle cure. Favoriscono l’integrazione della comunicazione non verbale, migliorano la relazione tra paziente e personale sanitario, aumentano il valore clinico e umano dell’assistenza e contribuiscono anche all’efficienza dei reparti ospedalieri.

Dico Technologies Srl è una startup innovativa italiana nata con l’obiettivo di rendere possibile la comunicazione per i pazienti che non riescono a parlare e presentano limitazioni di movimento. La missione è chiara: dare voce a chi è senza voce, attraverso soluzioni di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) basate su tecnologie digitali avanzate.

Un tema che, alla luce dei recenti fatti, appare sempre meno marginale e sempre più centrale nel futuro della sanità e della cura in area critica.