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15 febbraio 1959: l’avvio del Codice deontologico e la nascita dell'infermieristica moderna

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 16/02/2026

NursingProfessione e lavoroStudi e analisi

 

Il 15 febbraio 1959 rappresenta una data simbolica nella storia della professione infermieristica italiana. In quel giorno il Comitato Centrale della Federazione IPASVI avviò formalmente la discussione per dotare la professione di un Codice deontologico, riconoscendo la necessità di un quadro etico esplicito e condiviso¹.

Il primo Codice sarebbe stato approvato nel 1960², ma è nel 1959 che prende forma l’idea di un’etica scritta, dichiarata e assunta collettivamente. Non si tratta di un dettaglio cronologico: è l’avvio di una trasformazione culturale che segna il passaggio dall’infermiere come figura prevalentemente esecutiva all’infermiere come professionista responsabile.

1. Il contesto storico: tra subordinazione e ricerca di autonomia

Alla fine degli anni Cinquanta, il sistema sanitario italiano era ancora organizzato su base mutualistica. L’ospedale era il centro dell’assistenza e la figura medica deteneva un ruolo dominante.

L’infermiere operava in un quadro fortemente gerarchico, con margini limitati di autonomia decisionale. La formazione era strutturata in scuole convitto e l’identità professionale era ancora legata a una dimensione vocazionale e disciplinare.

In questo scenario, la scelta di discutere un Codice deontologico segnava un cambio di prospettiva: significava affermare che l’assistenza infermieristica non è soltanto tecnica, ma implica giudizio morale, responsabilità personale e doveri verso la persona assistita.

2. Il 15 febbraio 1959: nascita di un progetto etico

Le ricostruzioni storiche federative indicano che il 15 febbraio 1959 il Comitato Centrale della Federazione IPASVI avviò la riflessione sulla necessità di un Codice deontologico¹.

Questo passaggio è cruciale. Non coincide con la pubblicazione del primo testo, ma rappresenta il momento in cui la professione riconosce formalmente l’esigenza di dotarsi di uno strumento etico proprio.

Il primo Codice, pubblicato nel 1960², stabiliva principi fondamentali come:

  • tutela della dignità della persona assistita;

  • obbligo del segreto professionale;

  • dovere di competenza e aggiornamento;

  • collaborazione con gli altri professionisti sanitari.

Per la prima volta, l’etica infermieristica veniva definita come responsabilità autonoma.

3. Deontologia come pratica: esempi clinici e dilemmi etici

Un Codice deontologico non vive nei manuali, ma nelle situazioni concrete.

Esempio 1: la riservatezza

Un’infermiera in reparto riceve la richiesta, da parte di un familiare, di conoscere la diagnosi oncologica del paziente. Il paziente, però, non ha autorizzato la comunicazione.

Il Codice impone il rispetto della volontà e della riservatezza della persona assistita. Non è una questione burocratica: è tutela della dignità.

Esempio 2: l’obiezione a una pratica ritenuta non sicura

Un infermiere si accorge che una procedura organizzativa espone i pazienti a rischio infettivo. Il silenzio garantirebbe tranquillità lavorativa. La segnalazione può generare tensioni.

La deontologia impone di agire a tutela della sicurezza, anche quando è scomodo.

Esempio 3: il fine vita

In una situazione di malattia terminale, l’infermiere si trova a mediare tra richieste familiari, volontà del paziente e indicazioni mediche. Il Codice diventa bussola per orientarsi tra beneficenza, non maleficenza, autonomia e dignità.

Questi casi mostrano che l’etica infermieristica non è teoria astratta: è scelta quotidiana.

4. Evoluzione normativa e rafforzamento dell’identità

Il Codice è stato aggiornato più volte nel tempo (1960, 1977, 1999, 2009, 2019)³, riflettendo i cambiamenti della società e della professione.

La legislazione italiana ha progressivamente riconosciuto autonomia e responsabilità infermieristica. In particolare:

  • La Legge 42/1999 ha superato il concetto di “professione sanitaria ausiliaria”.

  • La Legge 251/2000 ha valorizzato il ruolo professionale e dirigenziale infermieristico⁴.

In questo processo, il Codice deontologico non è stato un semplice documento accessorio, ma un elemento identitario che ha accompagnato la crescita culturale della professione.

5. Il significato attuale del 15 febbraio 1959

Ricordare il 15 febbraio 1959 significa riconoscere il momento in cui la professione ha scelto di definirsi attraverso valori espliciti.

Non è solo una data storica. È il punto di partenza di una consapevolezza:
l’infermiere non è soltanto esecutore di prescrizioni, ma garante di diritti, sicurezza e dignità.

Ogni aggiornamento del Codice dimostra che quell’atto iniziale non è stato episodico, ma l’avvio di un processo permanente di riflessione etica.

Il 15 febbraio 1959 segna l’inizio di un percorso che ha trasformato l’identità infermieristica italiana. Con l’avvio della discussione sul Codice deontologico, la professione ha affermato la propria maturità etica.

Il primo testo del 1960 ne è stata la formalizzazione. Le successive revisioni ne hanno ampliato la portata. Ma l’atto fondativo resta quello: riconoscere che l’assistenza è, prima di tutto, responsabilità morale.

  1. FNOPI, Note di storia, riferimento alla discussione del 15 febbraio 1959.

  2. OPI Enna, Nota storica sul Codice deontologico, indicazione del primo Codice nel 1960.

  3. OPI Cuneo, Il nuovo Codice Deontologico degli Infermieri 2019, premessa storica sulle edizioni precedenti.

  4. Materiale didattico universitario su evoluzione normativa (richiamo a L. 42/1999 e L. 251/2000).

Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI). (n.d.). Note di storia.

Ordine delle Professioni Infermieristiche di Enna. (n.d.). Codice deontologico – Nota storica.

Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cuneo. (2019). Il nuovo Codice Deontologico degli Infermieri.

Repubblica Italiana. (1999). Legge 26 febbraio 1999, n. 42.

Repubblica Italiana. (2000). Legge 10 agosto 2000, n. 251.