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Sanità, Bottega (Nursind): 'Dopo 6 anni lavoriamo ancora in regime Covid'

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 18/03/2026

AttualitàCoronavirusCoronavirusCronache sanitarie

 

“Dopo 6 anni lavoriamo come se ci fosse ancora”

Così si esprime il Segretario NurSind Andrea Bottega in occasione della triste ricorrenza delle vittime da Covid, commentando la situazione attuale che vede ancora prorogate al 2029 le assunzioni del personale con titoli esteri e incarichi senza concorso e in ritardo le misure di potenziamento delle terapie intensive dove mancano ancora 1.700 postisenza dimenticare, anzi sottolineando con forza, come tutte le misure di sviluppo della sanità territoriale siano di fatto al palo con carenze infermieristiche che si contano a migliaia.

“Inutile girarci intorno: sono passati sei anni e noi, spiace dirlo, non siamo ancora usciti dal Covid-19. Ci siamo dentro, nel senso che stiamo lavorando a tutti gli effetti in regime pandemico. Non un bel modo per ricordare e onorare le tante persone che ha pianto l’Italia durante l’emergenza”, spiega Bottega.

“Basta scorrere le misure del decreto Milleproroghe da poco licenziato dal Parlamento per farsi un’idea: tanto per cominciare c’è la proroga al 31 dicembre 2029 della norma emergenziale che permette l’esercizio temporaneo della professione di sanitario e socio-sanitario con titolo di studio conseguito all’estero, in deroga al riconoscimento da parte del ministero della Salute. Ciò significa che per altri 48 mesi si continuerà a esercitare senza dare la giusta e doverosa attenzione alla qualità delle cure. Che dire poi di un’altra proroga di peso quale ad esempio quella per gli incarichi ai medici specializzandi senza concorso, come se veramente fossimo ancora nel pieno dell’emergenza pandemica?”.

“In una giornata come questa, inoltre, non possiamo non ricordare che il Piano pandemico 

non è ancora realtà e che l’Italia non ha affatto centrato l’obiettivo del potenziamento delle terapie intensive con i quasi 6mila nuovi letti aggiuntivi previsti. Siamo passati infatti dal decreto Rilancio del 2020, che aveva programmato la realizzazione nel giro di meno di un anno di 7.656 letti in più di terapia intensiva e sub-intensiva, agli obiettivi via via sempre meno ambiziosi del Pnrr, con l’asticella che si è abbassata a 5.922 posti letto complessivi in più (2.692 di terapia intensiva e 3.230 di semi-intensiva) come target minimo da raggiungere entro giugno di quest’anno. Un risultato che, tra l’altro, pare anch’esso difficile da realizzare se appena il mese scorso ne mancavano all’appello ancora quasi 1.700”.

“Al dolore per le vittime mietute dal virus pure tra i nostri colleghi, infine, si aggiunge la beffa di una medicina territoriale che stenta a decollare. Ma davvero ci si illude ancora di farcela senza gli infermieri, visto che ne mancano all’appello 9.600 dei 20mila previsti per le Case della comunità? Ecco perché prima le istituzioni prendono atto che il Covid è finito da un pezzo e prima si cominceranno a programmare interventi strutturali, misure cioè che abbiano finalmente un respiro e un orizzonte non più emergenziali”.