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Infermieri in fuga, il NurSind: 'Così il sistema non reggerà'

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 18/03/2026

Emilia RomagnaNurSind dal territorio

Dalla sanità pubblica alla libera professione: cresce l’esodo degli infermieri. Il NurSind Emilia-Romagna lancia l’allarme sul futuro dei servizi

di Giuseppe Provinzano

"La sanità pubblica italiana sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda. Non è solo una questione di carenze o numeri insufficienti: è il segnale di un cambiamento culturale nella professione infermieristica. Sempre più professionisti scelgono di lasciare il posto fisso per cercare autonomia, dignità e qualità della vita. In questo scenario, il NurSind si pone in prima linea, denunciando una deriva che rischia di compromettere la tenuta stessa del sistema sanitario".


Bologna, 18/03/2026. C’è chi, dopo decenni di servizio nella sanità pubblica, decide di cambiare strada. Non per inseguire facili guadagni, ma per recuperare una dimensione umana del lavoro. Turni rigidi, festività sacrificate, assenza di prospettive di carriera e una sensazione diffusa di essere considerati numeri spingono molti infermieri a lasciare il posto fisso.

La libera professione diventa così una scelta di libertà. Più responsabilità, meno tutele, ma maggiore autonomia nella gestione del proprio tempo e della propria vita. Un cambiamento radicale che comporta anche rischi, tra cui l’assenza di garanzie economiche e la necessità di sostenere costi aggiuntivi, ma che sempre più professionisti considerano sostenibile rispetto alla rigidità del sistema pubblico.

Nel frattempo, il dato più preoccupante arriva dai concorsi. Se in passato le selezioni registravano migliaia di candidati, oggi i numeri si sono drasticamente ridotti. Un segnale chiaro della perdita di attrattività della professione infermieristica all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Ed è proprio su questo punto che il NurSind Emilia-Romagna, attraverso la segretaria regionale Antonella Rodigliano, lancia un allarme durissimo.

«Tra cinque o sei anni non saremo più in grado di garantire i servizi. O si riducono le attività o non saremo in grado di mandarle avanti» afferma Antonella Rodigliano, segretaria regionale NurSind Emilia-Romagna

«Da una sola azienda sanitaria se ne sono andati circa 300 infermieri nel 2025. E molti scelgono la libera professione o cambiano completamente mestiere, dal massaggiatore al tatuatore», continua Antonella Rodigliano

Parole che descrivono una situazione ormai critica, in cui la fuoriuscita di personale non viene compensata da nuove assunzioni. Il rischio è quello di un progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari, con conseguenze dirette sulla qualità dell’assistenza.

«Bisogna rendere questa professione attrattiva per i giovani, altrimenti non sappiamo come andrà a finire», riladisce la Rodigliano

Il tema dell’attrattività diventa quindi centrale. Senza interventi strutturali su condizioni di lavoro, retribuzioni e riconoscimento professionale, il sistema rischia di non riuscire più a garantire standard adeguati.

Nel frattempo, cresce anche la tensione sul piano sindacale. Il confronto sull’indennità di pronto soccorso resta aperto e incerto. Il NurSind e le altre sigle attendono risposte concrete dalla Regione.

«Se l’incontro in Regione dovesse saltare ancora, siamo pronti allo sciopero il 31 marzo», concudono dal

NurSind Emilia-Romagna

Una mobilitazione che potrebbe rappresentare un passaggio decisivo. Perché oggi, più che mai, la questione infermieristica non riguarda solo i professionisti, ma l’intero sistema sanitario e il diritto alla salute dei cittadini.