ASL TO5, studio su 756 madri: l’assistenza domiciliare riduce i rischi nel puerperio
Assistenza domiciliare ostetrica: lo studio ASL TO5 mostra meno ricoveri e più allattamento
Nel dibattito sulla qualità dell’assistenza materno-infantile, il periodo successivo alla nascita resta spesso in secondo piano. Eppure è proprio nel puerperio che si concentrano fragilità fisiche, emotive e sociali che possono incidere sulla salute di madre e neonato. Uno studio condotto da Michaela Centofanti, Andrea Scoletta, Laura Cardalana, Patrizia Marongiu, Sara Urru, Sara Campagna e Gerardina Tartaglia accende i riflettori su un modello organizzativo che prova a colmare questa lacuna: l’assistenza domiciliare ostetrica in continuità (ADOC), sviluppata all’interno della ASL TO5.
Un servizio nato durante la pandemia
Il progetto prende forma nel 2020, nel pieno dell’emergenza Covid-19, presso l’ospedale Santa Croce di Moncalieri. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: garantire una continuità assistenziale reale tra ospedale e territorio, accompagnando le neomamme direttamente a casa nei giorni più delicati dopo la dimissione.
Le ostetriche entrano così nelle abitazioni, osservano, ascoltano, intervengono. Non solo controlli clinici, ma anche educazione, sostegno all’allattamento, valutazione del contesto familiare e attivazione, se necessario, della rete sanitaria e sociale.
I numeri dello studio
L’analisi, retrospettiva, ha coinvolto 756 puerpere seguite tra il 2022 e il 2023. Il dato più immediato è l’adesione: l’81% delle donne eleggibili ha scelto il servizio. Un segnale chiaro di bisogno percepito.
In media, ogni famiglia ha ricevuto due visite domiciliari, spesso già a partire dal giorno successivo alla dimissione. Un intervento precoce che si riflette sugli esiti:
- solo una madre (0,1%) e tre neonati (0,4%) hanno richiesto un nuovo ricovero
- il 76,9% dei neonati era alimentato con latte materno alla fine del percorso
- il 93,5% delle diadi madre-bambino è stato collegato ai servizi territoriali
- 12 nuovi casi (1,6%) di disagio psichico sono stati intercettati e presi in carico
Numeri che raccontano una doppia efficacia: clinica e preventiva.
Più supporto dove serve davvero
Lo studio evidenzia anche un elemento chiave per la programmazione sanitaria: non tutte le famiglie hanno gli stessi bisogni. A richiedere più visite sono state soprattutto le primipare, le donne con parto cesareo e i casi con difficoltà nell’allattamento o calo ponderale del neonato.
In oltre due terzi delle visite, le ostetriche sono intervenute attivamente per migliorare l’allattamento, correggendo la posizione e favorendo un attacco efficace. Un lavoro spesso invisibile, ma decisivo per la salute del neonato e per la fiducia della madre.
La dimensione psicologica
Un altro dato rilevante riguarda la salute mentale perinatale. Lo screening ha individuato segnali di disagio nell’8,5% delle donne, tra nuovi casi e situazioni già note. Numeri inferiori rispetto ad alcune stime internazionali, ma comunque significativi.
Il valore aggiunto, in questo caso, è la tempestività: intercettare il problema a casa, nei primi giorni, permette un intervento precoce e integrato.
La voce delle famiglie
Il gradimento del servizio è alto. Le madri raccontano di sentirsi ascoltate, comprese, più sicure. Quasi tutte giudicano adeguato il tempo dedicato, anche se una su tre avrebbe voluto incontri più lunghi.
Il dato più interessante riguarda la percezione di competenza: le famiglie dichiarano di sentirsi più preparate nell’affrontare la cura del neonato. Non un dettaglio, ma uno degli obiettivi centrali dell’assistenza postnatale.
Un modello che guarda al futuro
Lo studio non nasconde i limiti: manca un gruppo di controllo, alcuni dati non sono completi e non sono disponibili follow-up a lungo termine. Ma il quadro che emerge è solido.
L’ADOC si configura come un’innovazione non solo clinica, ma organizzativa. Riduce i rientri ospedalieri, rafforza la rete territoriale e migliora l’esperienza delle famiglie.
Non a caso, terminata la fase emergenziale, il servizio è stato stabilizzato ed è oggi parte dell’offerta assistenziale ordinaria della ASL TO5.
Oltre l’ospedale
Il messaggio che arriva da questo lavoro è chiaro: la qualità dell’assistenza non si misura solo in sala parto. Si costruisce anche dopo, nei giorni in cui una famiglia impara a diventare tale.
Portare la sanità a domicilio, in questo contesto, non è un lusso. È una scelta strategica.
da: Centofanti M, Scoletta A, Cardalana L, Marongiu P, Urru S, Campagna S, Tartaglia G. Valutazione del servizio di assistenza domiciliare ostetrica in continuità (ADOC) tra ospedale e territorio - ASL TO5-Piemonte. Assist Inferm Ric2026;45(1):24-35. doi 10.1702/4664.46763
di