25 aprile e sanità. Dalla liberazione alla dignità del lavoro sanitario.
di Leonardo Pizzolante, infermiere
Il 25 aprile, anniversario della Liberazione dell’Italia, non è una ricorrenza da celebrare e basta.
È una data che parla di diritti conquistati e che oggi rischiano di essere svuotati.
Perché la libertà non è solo quella dal nazifascismo.
La libertà è anche poter accedere alle cure.
È poter fare prevenzione.
È non dover aspettare mesi per un esame o una visita.
Oggi, invece, la realtà è sotto gli occhi di tutti:
liste d’attesa infinite, cittadini costretti a rinunciare alle cure.
Questo non è un sistema sanitario libero.
Questo è un sistema sanitario incatenato.
Negli ospedali la situazione è ancora più evidente.
Come dirigente sindacale delle professioni infermieristiche, denunciamo ogni giorno:
• carenza cronica di personale,
• carichi di lavoro insostenibili,
• competenze mortificate,
• organizzazioni che impediscono agli infermieri di lavorare secondo ciò che hanno studiato e per cui si sono formati.
A tutto questo si aggiunge un fenomeno sempre più grave: le aggressioni.
Non solo quelle fisiche, ma anche quelle verbali, quotidiane, fatte di offese, pretese e mancanza totale di rispetto.
Essere trattati come esecutori o, peggio, come “servitori”, non è accettabile.
Pagare le tasse non dà il diritto di umiliare chi lavora per garantire un servizio pubblico essenziale.
E allora il 25 aprile deve farci riflettere anche su questo.
Perché non c’è libertà se:
• i cittadini non riescono a curarsi,
• gli infermieri non riescono a lavorare in condizioni dignitose,
• chi cura viene aggredito o delegittimato.
Oggi serve una nuova liberazione:
• dalla carenza di personale,
• dalla disorganizzazione,
• dalla mancanza di rispetto verso i professionisti sanitari.
La libertà si difende ogni giorno.
Anche negli ospedali.
E passa dalla dignità del lavoro e dal diritto alla salute.
In questo contesto, il 25 aprile non può essere solo memoria.
Deve essere impegno concreto per restituire dignità al lavoro sanitario e garantire davvero il diritto alla salute.
Un augurio di buona Festa della Liberazione a tutto il personale sanitario,
e in particolar modo a chi, anche oggi, sarà costretto a fare il proprio turno per garantire la continuità assistenziale: nelle corsie, nei blocchi operatori, nei pronto soccorso.
Perché, nonostante tutto, l’ospedale deve rimanere aperto.
Anche quando le risorse non bastano.
Anche quando il personale è insufficiente.
Ed è proprio grazie a questi professionisti se il sistema continua a reggere.
Buon 25 aprile.
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