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Gli infermieri a gettone stanno sparendo: ecco cosa sta succedendo davvero negli ospedali

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 23/06/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Con una domanda pubblica dal valore di 1 miliardo e 64 milioni di euro, nel periodo 2024-2025 il fenomeno dei cosiddetti gettonisti ha continuato a permeare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), configurandosi quale leva ordinaria per garantire la continuità delle prestazioni negli ospedali italiani anche in tale ultimo biennio.

Peraltro, nel 2025 il ricorso ai gettonisti da parte delle aziende e degli enti del Sistema Sanitario, anziché diminuire, è aumentato rispetto al 2024, con una domanda da 568 milioni di euro, in crescita complessiva del 15% rispetto ai 496 milioni dell’anno precedente (e del 36% in termini di numerosità delle procedure, passate da 187 a 255), trainata principalmente dagli affidamenti per i medici a gettone, nonostante una controtendenza per gli infermieri a gettone.

Analizzando il dettaglio dell’acquisizione dei CIG (Codici Identificativi di Gara) per i diversi contratti di servizi di fornitura di personale medico, generica fornitura di personale e personale infermieristico, il valore della domanda nel biennio di riferimento è di circa 81 milioni di euro nel primo caso, 947 milioni nel secondo e 37 milioni nel terzo.

Si osserva un aumento per i medici a gettone nel 2025 rispetto al 2024 del 62% in termini di valore (da 31 a 50 milioni) e del 68% in termini di numerosità delle procedure (da 25 a 42 CIG); nel secondo caso l’aumento è rispettivamente del 15% (da 441 milioni a 506) e del 41% (da 138 a 195 CIG); per gli infermieri a gettone vi è invece una riduzione tra un anno e l’altro del 48% in termini di valore economico (da 24 milioni a 13) e del 25% in termini di numerosità (da 24 a 18 CIG).

Sono questi alcuni degli elementi che emergono dal nuovo Rapporto Anac sulla “Domanda del SSN di servizi di fornitura di personale medico e infermieristico (cc.dd. Gettonisti)” che, basato sui contenuti della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP), fotografa il biennio 2024-2025 e offre una prima lettura delle tendenze emerse nel primo trimestre del 2026, dopo il primo anno di applicazione delle linee guida ministeriali pubblicate in Gazzetta Ufficiale nell’ottobre 2024.

Dal punto di vista degli strumenti contrattuali, il Report mostra che nell’intero biennio 2024-2025 vi è stata una prevalente adesione ad accordi quadro o convenzioni già esistenti senza successivo confronto competitivo, utilizzandone quindi la residua capienza finanziaria. Sotto il profilo numerico, tali adesioni rappresentano il 56,68% nel 2024, il 61,96% nel 2025 e il 59,73% del numero complessivo dei CIG acquisiti nell’intero biennio.

Sotto il profilo economico, le adesioni coprono una quota del 36,19% nel 2024, del 50,58% nel 2025 e del 43,88%dell’importo totale nel biennio.

Se si guarda alle procedure di scelta del contraente, gli affidamenti diretti hanno rappresentato il 70% del numero complessivo delle procedure, mentre il loro valore economico ha assorbito il 44% delle risorse complessivamente allocate sui gettonisti, a fronte del 49% delle procedure aperte. La prevalenza degli affidamenti diretti emerge anche con riferimento a ciascuno dei due anni considerati: nel 2025 rispetto al 2024 sono aumentati del 41% numericamente e del 59% economicamente, arrivando a 289,73 milioni di euro, superando l’importo delle procedure aperte.

L’analisi congiunta della tipologia contrattuale e procedurale evidenzia dunque una preferenza per strumenti caratterizzati da maggiore rapidità e semplificazione procedurale, ma potenzialmente idonei a limitare il continuo confronto competitivo tra gli operatori economici del settore.

La distribuzione per classi di importo evidenzia che nel biennio considerato circa un quarto degli affidamenti presenta un valore compreso tra 1 e 5 milioni di euro. Inoltre, il 35,96% dei CIG con importo pari o superiore a un milione di euro assorbe il 93,24% della spesa complessiva. Nei restanti casi, il numero di CIG più consistente (37,33%) si colloca nelle classi comprese tra 40 mila e 400 mila euro.

Il Report contiene anche un’analisi territoriale da cui emerge una distribuzione non omogenea del fenomeno. I gettonisti nel biennio di riferimento hanno interessato maggiormente il Nord Italia, con il 54% del numero di procedure, seguito dal Sud e Isole (29%) e dal Centro Italia (17%). Anche sotto il profilo economico, il 50% della spesa si concentra nel Nord, il 40% nel Sud e Isole e il 10% nel Centro.

Osservando i servizi di fornitura di personale medico e infermieristico, i maggiori livelli di spesa si sono registrati in Veneto (21,81 milioni di euro), Lombardia (19,63 milioni) e Friuli-Venezia Giulia (17,52 milioni). Includendo anche i contratti relativi alla fornitura generica di personale, le regioni che destinano maggiori risorse al mercato dei gettonisti risultano essere la Sardegna (328,94 milioni di euro), la Lombardia (207,39 milioni) e il Piemonte (156,78 milioni).

Lo sguardo al primo trimestre del 2026 rileva una persistente domanda del Sistema Sanitario per l’approvvigionamento di gettonisti, con oltre 12 milioni di euro di CIG acquisiti, sebbene con dimensioni numeriche ed economiche inferiori rispetto agli stessi trimestri dei due anni precedenti. Si osserva dunque una temporanea contrazione della domanda, ma appare prematuro parlare di una vera inversione di tendenza, anche alla luce delle persistenti criticità strutturali legate alla carenza di personale sanitario e alle difficoltà di reclutamento tramite concorso pubblico.

Ulteriori dettagli sono contenuti nel Rapporto Anac, che oltre all’analisi statistica delinea il contesto giuridico di riferimento e sintetizza gli esiti delle più recenti attività di vigilanza e monitoraggio svolte dall’Autorità. L’Anac, infatti, tenuto conto della persistenza del fenomeno dei gettonisti – nato come risposta emergenziale durante la pandemia di Covid-19 ma poi trasformato in una prassi consolidata – ha continuato a presidiare il settore dei contratti pubblici sanitari attraverso l’esercizio del proprio potere di vigilanza speciale, rilevando criticità nelle diverse fasi del ciclo di vita di tali contratti di servizio.