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Sicilia, salute mentale: carenza di personale e milioni di fondi bloccati

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 02/07/2026

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Associazioni, operatori sanitari, sindacati e professionisti portano il caso all'Assemblea regionale. Denunciati ritardi, carenza di personale e milioni di euro destinati ai progetti terapeutici ancora inutilizzati. Se non arriveranno risposte, annunciata una manifestazione davanti a Palazzo d'Orléans.

PALERMO – La salute mentale in Sicilia entra ufficialmente nell'agenda politica regionale. Lo fa con una mobilitazione senza precedenti che riunisce associazioni di utenti e familiari, operatori sanitari, psichiatri, psicologi, cooperative sociali, ordini professionali e organizzazioni sindacali, tutti accomunati dalla convinzione che il sistema di assistenza stia attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi decenni.

L'appello è stato lanciato nella Sala Pio La Torre di Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, dove il Movimento delle Organizzazioni per la Salute Mentale in Sicilia ha presentato un documento indirizzato all'Assessore regionale della Salute. Non un semplice elenco di rivendicazioni, ma una vera e propria piattaforma politica, definita dagli stessi promotori il Manifesto degli Stati Generali della Salute Mentale in Sicilia.

Il messaggio rivolto al Governo regionale è netto: servono risposte immediate. In caso contrario, la protesta si sposterà davanti a Palazzo d'Orléans, sede della Presidenza della Regione.

Il nodo politico: «Chi blocca le decisioni?»

Più ancora delle singole criticità, a emergere è una domanda che attraversa l'intero documento consegnato alle istituzioni: i ritardi accumulati negli ultimi anni sono il risultato di precise scelte politiche oppure di una macchina amministrativa incapace di trasformare in atti concreti decisioni già condivise?

Secondo il Movimento, molte delle proposte avanzate negli ultimi anni sarebbero già state esaminate e approvate dagli organismi tecnici dell'Assessorato regionale alla Salute. Tuttavia, nessuna avrebbe prodotto effetti concreti sul territorio.

A sostegno della denuncia vengono ricordati alcuni dati ritenuti emblematici: la Consulta regionale delle associazioni dei familiari e degli utenti non viene convocata dal luglio 2024; il Coordinamento Tecnico Regionale sulla Salute Mentale è fermo dal gennaio 2025; l'ultimo confronto diretto con l'Assessorato risale al 15 dicembre 2025, senza che siano seguiti provvedimenti operativi.

Per il Movimento questi elementi raccontano un progressivo arretramento del dialogo tra istituzioni e mondo della salute mentale.

Un disagio che cresce mentre i servizi arretrano

Il contesto nel quale si inserisce la protesta è quello di una domanda di assistenza in costante aumento.

Negli ultimi anni il disagio psichico, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti, è cresciuto di circa il 30%. Parallelamente sono aumentati del 10% gli accessi ai Pronto Soccorso per emergenze psichiatriche, spesso conseguenza della difficoltà di intercettare precocemente i bisogni attraverso i servizi territoriali.

Di fronte a questa crescita, sostengono associazioni e operatori, la rete pubblica continua invece a perdere capacità di risposta.

Secondo i dati del Sistema Informativo Salute Mentale del Ministero della Salute, nei Dipartimenti italiani mancano oltre 8.300 professionisti rispetto al fabbisogno stimato. La Sicilia registra una dotazione di personale ancora inferiore alla media nazionale: 53 operatori ogni 100 mila abitanti contro oltre 66 a livello italiano.

Una carenza che riguarda non soltanto gli psichiatri, ormai sempre più difficili da reperire, ma anche psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, educatori professionali e pedagogisti, figure considerate indispensabili per costruire percorsi terapeutici realmente personalizzati.

I Centri di salute mentale ridotti a semplici ambulatori

Uno dei punti più critici riguarda l'evoluzione dei Centri di Salute Mentale.

Nati con la riforma psichiatrica per rappresentare il cuore dell'assistenza territoriale, oggi, secondo quanto denunciato durante l'incontro, molti CSM sarebbero diventati semplici ambulatori dedicati quasi esclusivamente alla gestione farmacologica.

Viene meno così la dimensione multidisciplinare che dovrebbe accompagnare la persona lungo tutto il percorso di cura, dalla riabilitazione all'inclusione sociale, fino all'inserimento lavorativo.

Una trasformazione che, secondo gli operatori, rende sempre più difficile predisporre i Progetti Terapeutici Individualizzati e utilizzare efficacemente il Budget di Salute, lo strumento previsto dalla normativa per finanziare percorsi personalizzati di autonomia e recovery.

Le risorse ci sono, ma restano ferme

Tra gli aspetti che hanno suscitato maggiore preoccupazione figura quello delle risorse economiche.

Secondo quanto denunciato nel corso dei lavori, circa 40 milioni di euro destinati ai Budget di Salute risultano ancora inutilizzati. Alcuni parlamentari regionali parlano addirittura di una disponibilità complessiva vicina ai 60 milioni distribuiti nelle nove Aziende sanitarie provinciali.

Fondi già stanziati che potrebbero sostenere progetti di inserimento lavorativo, abitativo e sociale delle persone con disturbo mentale grave ma che, denunciano i promotori, rimangono bloccati nei meccanismi amministrativi.

Ogni mese di ritardo, sostengono, significa rinviare percorsi di autonomia e continuare a ricorrere a ricoveri di lunga durata, con costi economici e sociali decisamente superiori.

Doppia diagnosi, autismo e adolescenti: le emergenze aperte

Il documento affronta anche alcune delle principali criticità assistenziali ancora prive di risposte strutturate.

Tra queste, la doppia diagnosi, cioè la contemporanea presenza di un disturbo psichiatrico e di una dipendenza patologica, continua a rappresentare uno dei punti più deboli dell'intero sistema. In Sicilia manca una rete di strutture adeguatamente accreditate e molti pazienti sono costretti a trasferirsi fuori regione.

Restano inoltre insufficienti i servizi dedicati agli adulti con disturbo dello spettro autistico, quelli rivolti agli adulti con ADHD, i posti letto della neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza e le strutture destinate ai minori con gravi fragilità psicopatologiche.

A tutto questo si aggiunge il progressivo ridimensionamento dei Centri Diurni, fondamentali per la riabilitazione territoriale ma ormai sempre meno presenti rispetto agli standard nazionali.

«Il lavoro mi ha restituito dignità»

Tra gli interventi più significativi quello dell'avvocata Irene La Franca, che ha scelto di raccontare pubblicamente la propria esperienza di persona con disabilità psichica.

«Non provo alcuna vergogna nel dire di avere una malattia mentale», ha spiegato. «Il lavoro è stato una parte fondamentale della mia cura perché mi ha restituito dignità, relazioni e un ruolo nella società».

La sua testimonianza è diventata il simbolo della filosofia che attraversa l'intero documento: la salute mentale non può limitarsi alla prescrizione farmacologica, ma deve tradursi in percorsi di inclusione, autonomia, abitazione e lavoro.

La richiesta alla Regione

Il Movimento non chiede soltanto maggiori finanziamenti.

Chiede soprattutto una governance stabile della salute mentale, il ripristino degli organismi di partecipazione, il rafforzamento delle équipe multidisciplinari, l'applicazione effettiva della legge sul Budget di Salute, lo sblocco delle assunzioni e una programmazione capace di affrontare le nuove forme di disagio che interessano adolescenti, giovani e famiglie.

L'iniziativa di Palermo, assicurano i promotori, rappresenta soltanto l'inizio.

Se dal Governo regionale non arriveranno tempi certi e impegni verificabili, il confronto istituzionale lascerà spazio alla mobilitazione pubblica.

Perché, concludono associazioni e operatori, la salute mentale non può continuare a essere considerata un settore marginale del sistema sanitario, mentre cresce il numero delle persone che chiedono aiuto e diminuisce la capacità delle istituzioni di rispondere.