Perché gli infermieri non siedono dove si decidono le leggi che li riguardano?
Il fenomeno del “silenzio politico” della professione infermieristica è un tema ampiamente dibattuto nella sociologia della salute e nella saggistica professionale. Nonostante gli infermieri costituiscano numericamente la spina dorsale di qualsiasi sistema sanitario mondiale (rappresentando oltre il 50% degli operatori sanitari), la loro presenza nelle istituzioni politiche, nei parlamenti e nei processi decisionali di alto livello è storicamente e paradossalmente esigua.
Più che di un “non aver mai voluto”, la storiografia e la sociologia dimostrano che il distacco degli infermieri dalla politica attiva è il risultato di condizionamenti strutturali, culturali e di genere radicati nel tempo.
1. La matrice religiosa e il mito del “silenzioso angelo custode”
Le radici storiche dell’assistenza infermieristica affondano nel volontariato religioso e nella carità cristiana. Per secoli, l’assistenza ai malati è stata intesa come un’opera di misericordia dominata dall’abnegazione, dal sacrificio personale e dall’ubbidienza.
Questo imprinting ha generato un archetipo culturale potente: l’infermiere come figura puramente umanitaria, dedita al letto del malato e strutturalmente distante dalle dinamiche di potere, considerate “interessate” o “deleterie” per la purezza della cura. L’impegno politico, che per sua natura richiede negoziazione, conflitto e gestione del potere, è stato a lungo percepito come l’antitesi dei valori vocazionali dell’infermieristica. Il mandato sociale era chiaro: curare i corpi, non gestire le istituzioni.
2. La questione di genere e la subalternità patriarcale
La storia dell’infermieristica si intreccia indissolubilmente con la storia dell’emancipazione femminile. Essendo una professione a fortissima trazione femminile, ha ereditato per decenni le limitazioni sociali imposte alle donne nella sfera pubblica.
Nel XIX e nella prima metà del XX secolo, la politica era uno spazio esclusivamente maschile. Quando Florence Nightingale fondò l’infermieristica moderna, dovette scendere a compromessi con la società vittoriana: per far accettare le donne negli ospedali militari, garantì una rigida disciplina e la totale sottomissione all’autorità medica (all’epoca interamente maschile). Questa struttura gerarchica ha storicamente anestetizzato lo sviluppo di una coscienza politica di classe tra le infermiere, relegate a un ruolo esecutivo sia in corsia che nella società.
3. La teoria del “gruppo oppresso”
Dagli anni ’80, la sociologa infermieristica Susan Roberts ha applicato all’infermieristica i modelli della sociologia delle minoranze e dei gruppi oppressi. Essendo stata a lungo subordinata alla dominanza medica e amministrativa, la comunità infermieristica ha manifestato i comportamenti tipici dei gruppi privi di reale potere politico:
- orizzontalità del conflitto (fratricidio professionale):invece di coalizzarsi verso l’esterno (la politica, i decisori), l’energia conflittuale si è spesso scaricata all’interno della stessa professione, frammentando la rappresentanza in micro-sigle sindacali o divisioni interne.
- marginalizzazione dei leader:gli infermieri che cercavano di emergere nello spazio politico o manageriale venivano talvolta percepiti dai colleghi come “traditori della corsia” o soggetti passati “dalla parte dei bottoni”, subendo un isolamento culturale dal loro stesso gruppo di appartenenza.
“I membri di un gruppo oppresso interiorizzano l’immagine di inferiorità proiettata dal gruppo dominante. Questo genera una cronica mancanza di autostima professionale che inibisce l’azione politica collettiva”. (Susan J. Roberts, 1983)
4. Il ritardo accademico e il focus formativo
Un altro fattore cruciale è la natura stessa della formazione infermieristica. In Italia, l’accesso formale all’università è avvenuto solo negli anni ’90 (con i diplomi universitari prima e le lauree triennali poi).
Per generazioni, le scuole convitto e i corsi regionali si sono concentrati esclusivamente sulla dimensione clinica, tecnica e procedurale dell’assistenza. Materie come l’economia sanitaria, la scienza politica, le politiche pubbliche e la sociologia delle organizzazioni sono entrate nei programmi didattici solo di recente (principalmente nelle lauree magistrali e nei master di coordinamento). Senza gli strumenti culturali e il linguaggio della politica ed economia sanitaria, gli infermieri si sono spesso sentiti inadeguati a sedere ai tavoli dove si decidono i bilanci e le riforme dello Stato.
5. La trappola del quotidiano: turnistica e burnout
Esiste infine una barriera pragmatica e materiale. L’esercizio della politica attiva richiede tempo, stabilità relazionale, disponibilità a viaggiare e network sociali.
La quotidianità dell’infermiere di corsia è invece caratterizzata da:
- lavoro su turni H24 (notti, festivi, reperibilità).
- carico di lavoro fisico ed emotivo usurante.
- alti tassi di burnout (esaurimento professionale).
Al termine di turni logoranti, le energie residue per l’attivismo politico, la partecipazione a consigli comunali, partiti o movimenti di opinione sono drasticamente ridotte. La priorità vitale diventa il recupero psicofisico e la conciliazione familiare.
Conclusioni: un paradigma in lenta trasformazione
Oggi lo scenario sta cambiando. La transizione degli Ordini Professionali (da IPASVI a FNOPI in Italia) e la presenza sempre più strutturata di infermieri in ruoli di Direzione Sanitaria, così come le prime, significative elezioni di professionisti nei consigli regionali e in Parlamento, dimostrano che la “consapevolezza politica” è in crescita. La professione sta gradualmente comprendendo che l’assistenza non si difende solo al letto del malato, ma soprattutto nei luoghi in cui vengono stanziate le risorse economiche e scritte le leggi.
Riferimenti bibliografici
Mason, D. J., Dickson, E. L., McLemore, M. R., & Perez, A. (Eds.). (2020). Policy & Politics in Nursing and Health Care. Elsevier Health Sciences.
Roberts, S. J. (1983). Oppressed group behavior: implications for nursing. Advances in Nursing Science, 5(4), 21-30.
Calamandrei, C. (1999). I professionisti della cura: l'evoluzione dell'infermiere in Italia. Milano: Apogeo.
Salvage, J., & White, J. (2019). Nursing leadership and health policy: everybody’s business. International Nursing Review, 66(2), 147-150.
Styles, M. M. (1982). On Nursing: Toward a New Endowment. St. Louis: CV Mosby.
di