Sardegna, piano straordinario per 1.000 infermieri e 500 medici
Un piano straordinario di assunzioni per rafforzare in modo strutturale il Servizio sanitario regionale della Sardegna. La Giunta regionale ha approvato una delibera che prevede l’ingresso di 1.000 infermieri e 500 medici a tempo indeterminato, da reclutare attraverso concorsi e procedure di mobilità a carattere extraregionale, dando mandato ad ARES Sardegna di avviare le procedure. Accanto a questo canale ordinario, la Regione attiverà anche un reclutamento internazionale temporaneo di 450 professionisti sanitari, destinato a coprire nell’immediato i fabbisogni più urgenti.
La presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde, ha spiegato che l’obiettivo è superare la logica delle assunzioni “a piccole dosi” e dare finalmente una risposta di sistema alle criticità della sanità sarda. “Abbiamo sempre detto che, per affrontare davvero le criticità del nostro sistema sanitario, occorresse superare le ‘dosi omeopatiche’ nell’immissione di nuovo personale negli ospedali e nei servizi”, ha dichiarato Todde, sottolineando che negli ultimi mesi la Regione ha lavorato per dare un segnale “realmente forte e concreto” dopo il superamento del sistema dei gettonisti.
Un reclutamento soprattutto nazionale
Dalle parole della presidente e dal testo della delibera emerge che il reclutamento all’estero non rappresenta la fonte principale del piano, ma uno strumento complementare. La priorità, ha spiegato Todde, resta valorizzare le professionalità sarde e attrarre medici e infermieri dal resto d’Italia attraverso le ordinarie procedure di assunzione. Il canale internazionale viene quindi pensato come una misura straordinaria per coprire i vuoti residui, soprattutto nelle aree meno attrattive e nei servizi dove la carenza di personale è più forte.
La delibera affida ad ARES Sardegna il compito di attivare concorsi e mobilità extraregionale per l’assunzione stabile di 1.500 professionisti. Per i medici saranno considerate anche discipline equipollenti e affini, così da ampliare la platea dei candidati e aumentare le possibilità di copertura dei posti disponibili.
Sanità territoriale e ospedali insieme
Il provvedimento si inserisce nel percorso di rafforzamento della sanità territoriale previsto dal DM 77/2022 e punta a garantire personale adeguato alle Case della Comunità, agli Ospedali di Comunità e alle altre strutture del territorio, oltre che alla rete ospedaliera e ai servizi di emergenza-urgenza. Todde ha ribadito che il potenziamento della sanità territoriale non avverrà sottraendo personale agli ospedali, ma creando le condizioni per una crescita parallela dei diversi livelli di assistenza.
“Con questo Piano diamo anche una risposta chiara a una delle principali preoccupazioni dei cittadini: il rafforzamento della sanità territoriale previsto dal DM 77 non avverrà sottraendo personale agli ospedali o ai servizi esistenti”, ha affermato la presidente. L’intento, ha aggiunto, è far crescere insieme Case della Comunità, Ospedali di Comunità e rete ospedaliera grazie all’ingresso di nuove professionalità.
Le aree più critiche
Tra gli obiettivi più concreti del piano c’è anche quello di ridurre la pressione sugli ospedali e migliorare la capacità di risposta dei servizi territoriali. Todde ha richiamato in particolare il tema delle liste d’attesa, spiegando che il rafforzamento degli organici dovrà incidere anche sulla presenza di specialità strategiche, a partire dai medici radiologi e dai tecnici di radiologia. Un altro fronte indicato dalla Regione è la copertura delle zone disagiate e dei territori più colpiti dalla carenza di personale, dove la tenuta dell’assistenza è spesso più fragile.
In questa prospettiva, il piano non si limita a un aumento numerico delle assunzioni, ma mira a distribuire meglio le professionalità all’interno del sistema. La strategia regionale punta infatti a evitare che il rafforzamento di un settore produca nuovi vuoti in un altro, una criticità che negli anni ha pesato molto sulla sanità sarda.
Il canale internazionale
Accanto alle assunzioni stabili, la Regione ha previsto una misura complementare e temporanea per far fronte alle situazioni più urgenti e alle difficoltà di reperimento di personale sul mercato nazionale. La Centrale regionale di Committenza sarà incaricata di avviare una procedura di gara per individuare un operatore specializzato nelle attività di supporto tecnico-istituzionale, organizzativo, formativo e linguistico finalizzate alla cooperazione internazionale e alla mobilità di professionisti sanitari provenienti da Paesi extra UE.
Il reclutamento internazionale riguarda complessivamente 450 professionisti: 200 medici, 200 infermieri e 50 tecnici di radiologia medica. Queste figure saranno destinate prioritariamente alle strutture territoriali delle aree con maggiori criticità e ai pronto soccorso individuati dal provvedimento. La Regione ha precisato che si tratta di un canale straordinario, secondario e complementare rispetto alle procedure gestite da ARES, utile per colmare il divario immediato tra fabbisogno e disponibilità di professionisti.
Una svolta attesa da tempo
Todde ha definito il piano “un intervento di questa portata mancava da molto tempo in Sardegna”, sottolineando il valore politico e organizzativo della scelta compiuta dalla Giunta. Nel complesso, tra assunzioni a tempo indeterminato e reclutamento internazionale, il piano prevede quasi 2.000 nuovi operatori sanitari a supporto del sistema regionale.
“Sono numeri che possono cambiare radicalmente la capacità di risposta della sanità pubblica sarda”, ha concluso la presidente, ribadendo che l’investimento sul personale è parte di una strategia più ampia per difendere il diritto alla salute e rafforzare i servizi in tutti i territori dell’Isola. La scommessa ora passa alla fase attuativa: trovare rapidamente i professionisti, renderli operativi e trasformare il piano in un reale aumento della capacità assistenziale.
N.d.a
Facciamo sommessamente notare che, giusto per fare un esempio, le ostetriche non sono minimamente citate. Grave.
Inoltre, i dati ufficiali che emergono finora indicano che il fabbisogno complessivo di infermieri in Sardegna può essere letto su più livelli, ma non c’è un unico numero ufficiale definitivo che sommi in modo lineare turn over, carenze attuali, nuove Case della comunità/Ospedali di comunità e infermiere di famiglia. Le stime pubblicate parlano però di un fabbisogno che supera 1.500 unità per le carenze già presenti, con stime che arrivano a oltre 2.000 infermieri se si considera anche l’espansione della rete territoriale; aggiungendo l’infermiere di famiglia, la necessità può salire a 300-600 unità in più, portando il fabbisogno complessivo rapidamente verso circa 3.000.
E ancora, un leader di spicco, conterraneo dello stesso partito della Presidente ha detto che bisogna diffidare dei politici che propongono soluzioni senza dire dove prendono i soldi per le coperture: Presidente Todde, lei sa dove prendere i soldi giusto?
Staremo a vedere se davvero si potrà avere questa boccata d’ossigeno, in tempi rapidi possibilmente, vigileremo con attenzione.
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