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Test di Infermieristica 2026/2027: le iscrizioni tornano a salire dopo il calo dello scorso anno

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 10/09/2026

Professione e lavoroStudenti infermieri

L'anno scorso era successo per la prima volta: meno aspiranti infermieri che posti disponibili nelle università italiane. Quest'anno la tendenza si è ribaltata, e in modo piuttosto netto.

Cosa dicono i numeri

Alla vigilia del test di ammissione, in programma per tutte le professioni sanitarie il 16 settembre 2026, il conteggio delle domande per Infermieristica supera quota 21.000, avvicinandosi a 21.500 unità. I posti banditi sono 20.672, quindi le richieste tornano a superarli. Il balzo rispetto alle circa 18.836 domande dell'anno scorso sfiora il 14%.

Va detto che si tratta ancora di dati parziali: alcuni atenei, in particolare quelli privati, non hanno ancora comunicato le proprie cifre definitive. Chi ha seguito da vicino la raccolta dei dati, il professor Angelo Mastrillo (Università di Bologna, esperto di organizzazione delle professioni sanitarie), ritiene comunque che gli aggiustamenti finali saranno marginali.

L'offerta di posti cresce, ma di poco

Il numero di posti riservati a Infermieristica è aumentato solo leggermente rispetto all'anno precedente, passando da poco più di 20.400 a 20.672 (+1,3%). È un incremento contenuto se paragonato alla crescita complessiva dell'offerta per l'insieme delle professioni sanitarie, salita di oltre il 3% su base nazionale.

Questo significa che il rapporto tra chi si presenta al test e i posti disponibili resta comunque più equilibrato rispetto ad altri corsi molto ambiti, dove la selettività è ben più marcata. Va però ricordato che la situazione cambia molto da una sede universitaria all'altra: alcuni atenei registrano incrementi di iscritti ben superiori alla media nazionale, altri restano più stabili.

Le ragioni di una ripresa

Diversi fattori sembrano aver contribuito a rendere di nuovo attraente il percorso di studi. Negli ultimi mesi le università e gli ordini professionali hanno intensificato le attività di orientamento rivolte agli studenti delle scuole superiori. Nel frattempo, l'offerta post-laurea si è ampliata: sono nati nuovi indirizzi di laurea magistrale pensati appositamente per infermieri, con specializzazioni cliniche in ambiti come le cure territoriali, l'area critica e l'assistenza pediatrica. A questo si aggiunge l'effetto degli aumenti salariali concordati con il recente rinnovo contrattuale del comparto sanità pubblica.

A commentare il dato è stata Alvisa Palese, ordinaria di Scienze infermieristiche all'Università di Udine e alla guida della conferenza nazionale dei corsi di laurea delle professioni sanitarie, che lo ha descritto come un "segnale importante" per il settore.

Un problema che resta da risolvere

L'aumento delle domande arriva in un momento in cui gli ospedali italiani continuano a lamentare organici infermieristici insufficienti, e per questo la notizia viene letta come incoraggiante. Non basta però a chiudere la partita: allargare il numero di posti nei corsi universitari non garantisce, da solo, che il sistema sanitario riesca poi a trattenere questi professionisti una volta formati.

Il tema più delicato riguarda infatti ciò che accade dopo la laurea. Se non cambiano in modo sostanziale i carichi di lavoro, gli stipendi e l'organizzazione dei turni negli ospedali, il rischio è che una quota significativa di neolaureati scelga comunque di lasciare la professione, o di trasferirsi all'estero, poco dopo aver concluso gli studi. In questo senso, l'inversione di tendenza nelle iscrizioni è un segnale positivo, ma non risolve da sola il nodo strutturale della fuga dalla professione infermieristica.