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Il soccorso diventa un’aggressione. NurSind: ''Non chiamatelo rischio del mestiere''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 18/09/2026

Friuli Venezia GiuliaNurSind dal territorio

A Udine sanitari costretti alle cure dopo un intervento su una minorenne. Petruz e Caslli (NurSind): "Forze dell’ordine nei casi a rischio, geolocalizzazione e Panic button sui mezzi"


di Giuseppe Provinzano

Partire per soccorrere qualcuno e finire, a propria volta, in ospedale. È il paradosso che continua a ripetersi nel sistema dell’emergenza-urgenza e che riporta al centro una questione ormai non più rinviabile: chi protegge chi ogni giorno sale su un’ambulanza per portare assistenza dove serve? Dopo quanto accaduto nell’Udinese, il NurSind chiede di superare una concezione delle aggressioni come inevitabile rischio professionale e indica misure concrete per intervenire prima che la violenza esploda.


NurSind: "Più sicurezza per infermieri e soccorritori negli interventi a rischio"

UDINE, 18/09/2026 – Erano intervenuti per prestare soccorso e hanno concluso il servizio da pazienti. È quanto accaduto domenica sera al centro commerciale Città Fiera, dove un intervento sanitario nei confronti di una ragazza minorenne in evidente stato di alterazione si sarebbe trasformato in una violenta aggressione ai danni dell’equipaggio.

Secondo quanto emerso nelle ore successive, un autista soccorritore sarebbe stato morso durante l’intervento, riportando lesioni giudicate guaribili in circa sette giorni. Più pesante l’aggressione subita da un’infermiera, che sarebbe stata raggiunta da diversi calci all’addome.

La professionista è stata condotta in Pronto soccorso e successivamente trasferita in Medicina d’urgenza per gli accertamenti del caso. È stata dimessa la mattina seguente, anche per lei con una prognosi di circa una settimana. Un ulteriore componente dell’equipaggio avrebbe avuto necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari.

L’episodio riaccende così il tema della sicurezza degli operatori impegnati nell’emergenza territoriale, chiamati spesso a intervenire in scenari dei quali, al momento della partenza, non è sempre possibile conoscere fino in fondo il livello di rischio.

A intervenire è Luca Petruz, segretario regionale NurSind Friuli-Venezia Giulia, che pone l’accento sulla necessità di rafforzare il raccordo preventivo tra sistema sanitario e forze dell’ordine, soprattutto negli interventi che presentano potenziali elementi di criticità.

"Occorre prevedere un intervento congiunto con le forze dell’ordine quando si tratta di minorenni o presunti tali e nelle chiamate serali effettuate in contesti che possono presentare maggiori problemi di sicurezza", è la posizione espressa da Petruz.

Per il NurSind, dunque, la discussione non può esaurirsi nella condanna dell’aggressione una volta che questa si è verificata. Il punto è riuscire a riconoscere preventivamente le situazioni potenzialmente pericolose e mettere gli equipaggi nelle condizioni di affrontarle con un livello di protezione adeguato.

Ancora più articolata la posizione di Afrim Caslli, segretario territoriale NurSind Udine, che chiede «tutele reali» per chi opera sui mezzi di soccorso e respinge l'idea che episodi di questo genere possano essere considerati una conseguenza inevitabile della professione.

"Le aggressioni non possono e non devono mai essere liquidate come un fisiologico “rischio del mestiere”. La sola risposta sanzionatoria a posteriori non basta se non viene accompagnata da una prevenzione strutturata direttamente sul campo", afferma Caslli.

La richiesta del sindacato entra quindi nel merito dell’organizzazione del soccorso. Secondo il segretario territoriale, uno dei primi passaggi dovrebbe riguardare il filtro delle chiamate, rafforzando la capacità di individuare tempestivamente indicatori che possano far presumere un rischio di aggressione.

Nei casi considerati maggiormente critici, secondo il NurSind, dovrebbe essere valutato l’invio preventivo o contestuale delle forze dell’ordine, evitando che l’equipaggio sanitario si trovi da solo a gestire situazioni potenzialmente fuori controllo.

Ma la prevenzione, per il sindacato, deve passare anche dalla tecnologia.

Caslli richiama la necessità di dotare ambulanze e tablet di bordo di sistemi di geolocalizzazione rapida e di “Panic button” direttamente collegati con le centrali operative delle forze di pubblica sicurezza, così da consentire agli operatori di chiedere un intervento immediato quando la situazione precipita.

Accanto agli strumenti tecnologici, il NurSind Udine indica un ulteriore tassello: la formazione. Non un intervento sporadico, ma percorsi continui e obbligatori rivolti al personale, finalizzati al riconoscimento precoce dei segnali di aggressività e alla gestione delle situazioni di crisi comunicativa.

L’aggressione di Udine diventa così qualcosa di più di un singolo episodio di cronaca. Riporta in primo piano la vulnerabilità di chi lavora nell’emergenza territoriale, dove il luogo dell’intervento non è un ambiente sanitario controllato, ma può essere una strada, un’abitazione, un locale pubblico o qualsiasi altro scenario nel quale l’equipaggio viene chiamato a operare.

La richiesta del NurSind è che la sicurezza venga costruita prima dell’arrivo dell’ambulanza sul posto, attraverso valutazione del rischio, procedure condivise, tecnologia, formazione e collaborazione operativa con le forze dell’ordine.

Perché chi parte per soccorrere una persona non dovrebbe trovarsi, pochi minuti dopo, nella condizione di avere bisogno a sua volta di essere soccorso.