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Carceri campane, 8.064 detenuti per 6.178 posti. Eliseo (NurSind): ''La sanità va ripensata''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 18/09/2026

CampaniaNurSind dal territorio

L’Atlante 2026 fotografa 15 istituti e propone un nuovo modello: dati uniformi, personale adeguato, case management e continuità delle cure


di Giuseppe Provinzano

"Dietro le mura delle carceri c’è una parte del Servizio sanitario che troppo spesso resta fuori dal dibattito pubblico. Eppure vi si concentrano fragilità, cronicità, dipendenze, disagio psichico e bisogni assistenziali complessi. Il NurSind Campania prova a portare questo pezzo di sanità al centro dell’agenda regionale con un documento che non si limita a fotografare il sovraffollamento, ma mette sul tavolo una questione ancora più profonda: come si misura, si programma e si garantisce realmente l’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari?"


NurSind: nelle carceri serve un nuovo modello di cura

CASERTA, 18/09/2026 - Sono 8.064 le persone detenute nelle carceri della Campania a fronte di 6.178 posti regolamentari, distribuiti in 15 istituti. Un rapporto grezzo tra presenze e capienza che raggiunge il 130,5% e che, peraltro, non considera i posti temporaneamente indisponibili.

È da questi numeri che prende le mosse “La cura oltre la detenzione – Atlante della Sanità Penitenziaria della Campania 2026”, il documento programmatico elaborato dal NurSind Campania, guidato dal segretario regionale Antonio Eliseo.

Ma il dossier non vuole essere semplicemente l’ennesima fotografia del sovraffollamento carcerario. Il sindacato sposta l’attenzione sulla capacità del Servizio sanitario regionale di rispondere ai bisogni di una popolazione caratterizzata da una forte complessità clinica e assistenziale.

Il principio da cui parte l’Atlante è netto: il carcere non può essere considerato un sistema sanitario separato dal resto della sanità pubblica. Dopo il trasferimento delle funzioni sanitarie penitenziarie al Servizio sanitario nazionale, ogni istituto rappresenta a tutti gli effetti un nodo della rete assistenziale territoriale.

"Il sovraffollamento è certamente un moltiplicatore della domanda sanitaria, ma fermarsi al numero dei detenuti e dei posti disponibili non basta", afferma il NurSind Campania.

"Occorre conoscere quante risorse professionali vengono realmente impiegate, con quali carichi di lavoro e con quale capacità di garantire continuità e sicurezza dell’assistenza".

Ed è proprio qui che emerge uno dei punti più rilevanti del documento: la difficoltà di disporre di dati sanitari omogenei e confrontabili per tutti gli istituti penitenziari della regione.

Non basta sapere quante persone sono detenute. Per programmare l'assistenza, secondo il NurSind, bisogna conoscere quanti medici, infermieri, OSS, psicologi, psichiatri, specialisti e tecnici sono effettivamente disponibili, quante ore di assistenza vengono garantite, quali siano le scoperture dei turni e quanto si ricorra a straordinari, pronta disponibilità e prestazioni aggiuntive.

Allo stesso modo servono dati su accessi al Pronto soccorso, interventi del 118, ricoveri, consulenze specialistiche, tempi di attesa, cronicità, dipendenze, salute mentale, eventi autolesivi, disponibilità di farmaci e dispositivi, telemedicina e continuità assistenziale dopo la dimissione.

"Senza dati uniformi non è possibile stabilire il vero fabbisogno di personale e non è possibile misurare la qualità dell’assistenza", sottolinea il NurSind.

"La programmazione non può continuare a poggiare esclusivamente su dotazioni storiche o sulla gestione quotidiana delle scoperture".

Poggioreale oltre quota 2.300 detenuti

L’Atlante concentra l’attenzione anche su tre istituti considerati particolarmente significativi per dimensioni e complessità.

A Napoli Poggioreale risultano 2.310 detenuti, a fronte di 1.616 posti regolamentari, dei quali 259 indicati come non disponibili. A Napoli Secondigliano le presenze sono 1.517 su 1.112 posti regolamentari, mentre a Santa Maria Capua Vetere risultano 1.055 detenuti su 826 posti, con 159 posti non disponibili.

Quest’ultimo istituto presenta inoltre caratteristiche sanitarie particolarmente delicate: fa riferimento all’ASL Caserta – Distretto 21, dispone di un’articolazione per la tutela della salute mentale e di una sezione con prevalente presenza di persone tossicodipendenti sottoposte a trattamento sostitutivo.

Ed è proprio Santa Maria Capua Vetere che il NurSind individua come possibile laboratorio per sperimentare un nuovo modello di sanità penitenziaria.

L’infermiere case manager entra nel nuovo modello

Uno degli elementi centrali della proposta riguarda il ruolo dell’infermiere. L’Atlante propone di superare un’organizzazione dell’attività prevalentemente legata a prestazioni e turni per introdurre la figura dell’infermiere case manager per detenuti fragili, cronici e persone inserite in percorsi assistenziali complessi.

L’obiettivo è costruire una presa in carico che accompagni il paziente dall’ingresso nell’istituto fino alla dimissione, integrando assistenza infermieristica, medicina, salute mentale, dipendenze, specialistica e servizi territoriali.

"L’assistenza infermieristica in carcere non può essere letta soltanto attraverso il numero delle prestazioni effettuate", evidenzia il NurSind Campania.

"Fragilità, cronicità e complessità richiedono presa in carico, programmazione e continuità. L’infermiere può avere un ruolo determinante nel raccordo tra i diversi professionisti e servizi".

La proposta disegna un’organizzazione su più livelli: una regia regionale, un hub aziendale di Sanità Penitenziaria nelle ASL, unità sanitarie multiprofessionali all’interno degli istituti e un collegamento strutturato con i servizi territoriali.

In questa architettura entrano anche le COT, chiamate a contribuire al raccordo con il territorio per dimissioni, cronicità, salute mentale, dipendenze e specialistica.

Cartella digitale e telemedicina

Altro capitolo strategico è quello della digitalizzazione.

Il NurSind propone una cartella sanitaria interoperabile, capace di accompagnare la persona anche nei trasferimenti, insieme a un utilizzo più strutturato della telemedicina e del teleconsulto.

L’obiettivo è ridurre i trasferimenti evitabili verso l’esterno, migliorare l’accesso alle consulenze specialistiche e soprattutto evitare che informazioni cliniche essenziali vadano disperse nel passaggio tra carcere, ospedale e territorio.

Il caso di Santa Maria Capua Vetere è emblematico: nella documentazione presa in esame dall’Atlante viene indicata l’assenza della cartella medica digitale.

Caserta possibile laboratorio regionale

Per il NurSind Campania, la provincia di Caserta potrebbe diventare il primo banco di prova del nuovo modello. Sul territorio insistono quattro istituti penitenziari – Arienzo, Aversa, Carinola e Santa Maria Capua Vetere – e proprio quest’ultimo potrebbe assumere il ruolo di struttura pilota.

La prima operazione proposta è una ricognizione reale del personale, espresso anche in equivalenti a tempo pieno, insieme a turni, carichi di lavoro, straordinario, pronta disponibilità, prestazioni aggiuntive, farmaci, dispositivi, cronicità, accessi in Pronto soccorso, ricoveri, consulenze, salute mentale, dipendenze ed eventi critici.

Successivamente il modello prevede l’avvio del case management infermieristico, briefing multiprofessionali, digitalizzazione della cartella sanitaria, telemedicina, percorsi diagnostico-terapeutici per salute mentale e dipendenze e dimissioni protette.

I risultati dovrebbero poi essere misurati attraverso indicatori condivisi e audit clinico-organizzativi.

NurSind: "Prima di programmare bisogna conoscere"

Il documento porta infine sul tavolo della Regione una serie di proposte che convergono verso un obiettivo: trasformare la Sanità Penitenziaria da sistema gestito prevalentemente attraverso risposte contingenti a rete programmata sulla base dei bisogni assistenziali reali.

Il NurSind chiede una regia regionale stabile, una ricognizione dei dati sanitari e organizzativi dei 15 istituti, indicatori uniformi, fabbisogni di personale determinati in rapporto all’intensità e alla complessità assistenziale, digitalizzazione, telemedicina e percorsi regionali specifici per salute mentale, rischio suicidario, dipendenze e cronicità.

"Il primo intervento necessario è conoscere realmente ciò che accade dentro ogni istituto", conclude il NurSind Campania.

"Servono gli stessi dati, gli stessi indicatori e criteri verificabili in tutta la regione. Solo così sarà possibile programmare il personale sulla base dei bisogni reali e garantire che il diritto alla salute continui anche oltre le mura del carcere".

Il messaggio che emerge dall’Atlante è quindi più ampio della sola emergenza sovraffollamento: la sanità penitenziaria deve essere considerata pienamente sanità pubblica, programmata con gli stessi criteri di appropriatezza, sicurezza, misurabilità e continuità richiesti al resto del Servizio sanitario regionale.