SPDC Pisa, il NurSind alza la voce: ''Minacce anche alle famiglie degli operatori''
Il sindacato delle professioni infermieristiche torna sulla sicurezza nell'SPDC del Santa Chiara. Carbocci (NurSind): "Personale esposto, non bastano le segnalazioni. Per i casi più complessi servono strutture e tutele adeguate".
di Giuseppe Provinzano
"La sicurezza nei reparti psichiatrici torna al centro dell'attenzione a Pisa. Il NurSind denuncia un quadro che, secondo il sindacato, non può essere affrontato come una successione di singoli episodi: operatori alle prese con pazienti difficili da gestire, minacce, aggressioni e richieste di trasferimento rappresenterebbero i segnali di una criticità più profonda. Sullo sfondo resta il ricordo dell'uccisione della psichiatra Barbara Capovani, che rende ancora più urgente interrogarsi sulle misure adottate per proteggere chi lavora ogni giorno nell'assistenza".
NurSind: ''Pazienti complessi nell'SPDC, servono percorsi adeguati e più sicurezza''
PISA, 22/09/2026 – A quattro mesi dall'arresto di un 28enne originario di Pontedera, accusato di aver assunto comportamenti aggressivi e minacciosi nei confronti degli operatori del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'ospedale Santa Chiara, il NurSind Pisa torna a lanciare l'allarme sulle condizioni di sicurezza all'interno del reparto.
Secondo quanto riferisce il sindacato, l'uomo avrebbe effettuato successivamente ulteriori periodi di ricovero nella stessa struttura, continuando a manifestare atteggiamenti minacciosi verso il personale. Una situazione che riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto nei mesi precedenti, quando sarebbe stata pronunciata nei confronti di medici e infermieri una minaccia particolarmente inquietante, con un esplicito riferimento alla tragica fine della psichiatra Barbara Capovani, uccisa nel 2023.
Per il segretario territoriale del NurSind Pisa, Daniele Carbocci, tuttavia, sarebbe sbagliato concentrare l'attenzione esclusivamente sul singolo episodio. Il problema, sostiene il sindacato, riguarda più in generale la gestione nei reparti ospedalieri di persone che presentano condizioni cliniche associate a profili di particolare complessità sotto il versante della sicurezza.
"Purtroppo, dopo quanto avvenuto nei mesi scorsi, non ci si è mossi per risolvere la situazione",
afferma Carbocci, chiedendo interventi capaci di garantire condizioni di lavoro più sicure agli operatori.
Il punto sollevato dal NurSind riguarda anche l'individuazione delle strutture più appropriate per alcuni pazienti. Le Rems, Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, sono strutture sanitarie destinate all'esecuzione di specifiche misure di sicurezza disposte dall'autorità giudiziaria nei confronti di autori di reato affetti da disturbi psichici. Il ricovero in Rems, dunque, non dipende da una valutazione sindacale o esclusivamente clinica, ma dal percorso giudiziario previsto dalla normativa.
Carbocci sostiene tuttavia che la presenza negli SPDC di persone con situazioni giudiziarie e comportamentali particolarmente complesse stia determinando conseguenze pesanti sull'organizzazione e sulla sicurezza.
"Da tempo alcuni dei pazienti ricoverati presentano, a nostro avviso, caratteristiche che richiederebbero percorsi assistenziali e di sicurezza differenti", spiega il segretario NurSind.
"La situazione si è aggravata sia per il numero dei casi sia per la loro complessità e pericolosità".
Secondo il sindacato, tra i ricoverati vi sarebbero anche persone autrici di reati gravi e soggette a provvedimenti giudiziari. Una condizione che, evidenzia Carbocci, pone gli operatori sanitari davanti a responsabilità e rischi che non possono essere affrontati facendo affidamento soltanto sulle competenze assistenziali dell'équipe.
Particolarmente preoccupanti sarebbero inoltre le minacce rivolte non soltanto agli operatori, ma in alcuni casi anche ai loro familiari.
"Si verificano minacce al personale e alle famiglie. Alcuni pazienti conoscono nomi e cognomi degli operatori e arrivano persino a individuare le targhe delle loro automobili", continua Carbocci.
Il NurSind Pisa pone poi il problema della sorveglianza nei casi in cui il paziente sia sottoposto a misure dell'autorità giudiziaria. Secondo Carbocci, in diverse circostanze il personale sanitario sarebbe chiamato a gestire situazioni ad alto rischio senza un presidio di sicurezza proporzionato alla complessità del caso.
"Il personale sanitario non può essere lasciato solo a gestire soggetti che necessitano di specifici regimi di sorveglianza. Infermieri, medici e operatori devono occuparsi della cura e dell'assistenza: la gestione della sicurezza richiede strumenti, competenze e responsabilità differenti", sottolinea il rappresentante sindacale.
A preoccupare il NurSind è anche ciò che sarebbe accaduto dopo le segnalazioni effettuate dagli operatori. Il sindacato riferisce di denunce interne relative ad aggressioni, accessi al Pronto soccorso da parte di lavoratori che avrebbero avuto necessità di cure e richieste di trasferimento avanzate da infermieri ormai provati dalla situazione.
"Nonostante le numerose segnalazioni e gli episodi che hanno costretto alcuni colleghi a ricorrere alle cure del Pronto soccorso, riteniamo che non siano state adottate tutele sufficienti. Ci sono infermieri che hanno persino chiesto di essere trasferiti perché stanchi di lavorare in queste condizioni", denuncia Carbocci.
Per il sindacato, quanto accaduto alla dottoressa Capovani avrebbe dovuto rappresentare uno spartiacque nell'organizzazione della sicurezza nei servizi psichiatrici. Anche la presenza della vigilanza all'ingresso del reparto, sostiene il NurSind, non sarebbe sufficiente se il sistema non consente un intervento efficace nelle situazioni di pericolo che si sviluppano all'interno.
"Dopo la morte della dottoressa Capovani era necessario mettere in campo ogni strumento possibile per proteggere il personale. Non possiamo aspettare che accada qualcosa di irreparabile prima di intervenire", conclude Carbocci.
Il tema sollevato dal NurSind Pisa va quindi oltre un singolo paziente. Al centro resta la necessità di conciliare il diritto alla cura delle persone con disturbi psichici con la tutela degli operatori e degli stessi degenti, individuando percorsi appropriati per le situazioni più complesse e definendo con chiarezza responsabilità, sorveglianza e misure di sicurezza. È su questo terreno che il sindacato chiede ora risposte concrete e tempestive.
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