Carcere di Carinola, 13 infermieri per l’assistenza. NurSind: ''Organico da rafforzare''
Turni difficili da garantire e ricorso allo straordinario. NurSind Caserta chiede un confronto con il Distretto 23: "L’emergenza non può diventare il modello organizzativo".
di Giuseppe Provinzano
"Tredici infermieri chiamati a sostenere l’assistenza sanitaria di un istituto penitenziario, garantendo turni, riposi, ferie e continuità delle cure in un contesto professionale particolarmente complesso. È il quadro che emerge dal carcere di Carinola, nel Casertano, dove NurSind accende i riflettori sulla tenuta dell’organizzazione assistenziale e chiede all’ASL Caserta di affrontare il problema attraverso una verifica concreta del fabbisogno di personale. Il punto sollevato dal sindacato è netto: lo straordinario può rispondere a necessità eccezionali, ma non può diventare lo strumento con cui compensare stabilmente una dotazione insufficiente".
NurSind: "A Carinola 13 infermieri, lo straordinario non può coprire le carenze"
CARINOLA (CE), 06/10/2026 – Sono appena 13 gli infermieri chiamati a garantire l’assistenza sanitaria all’interno dell’Istituto Penitenziario di Carinola. Un numero che, secondo la Segreteria Provinciale NurSind Caserta, impone una riflessione immediata sulla sostenibilità dell’attuale organizzazione e sulla capacità di assicurare nel tempo una copertura adeguata dei turni.
A rendere ancora più evidente la difficoltà è il ricorso alla disponibilità del personale per effettuare turni in regime di lavoro straordinario. Una soluzione che può rappresentare uno strumento per fronteggiare situazioni contingenti, ma che, secondo il sindacato, non può trasformarsi nel sistema ordinario con cui far quadrare la turnistica.
"Lo straordinario non può sostituire una corretta programmazione del personale. Quando per garantire sistematicamente i turni occorre chiedere ulteriori disponibilità agli stessi professionisti, diventa necessario verificare se la dotazione organica sia realmente adeguata alle esigenze assistenziali".
Tredici infermieri per una macchina assistenziale che non può fermarsi
Il numero degli operatori, sottolinea NurSind, deve essere valutato alla luce delle reali necessità del servizio. Non basta infatti considerare quanti infermieri risultano formalmente assegnati: bisogna verificare quanti siano concretamente disponibili una volta considerati riposi, ferie, malattie, formazione e altre assenze previste o imprevedibili.
In un istituto penitenziario, inoltre, l'assistenza sanitaria presenta caratteristiche peculiari. Gli infermieri possono trovarsi a gestire persone con patologie croniche, problematiche legate alle dipendenze, fragilità psichiatriche e condizioni cliniche che richiedono interventi tempestivi.
È quindi un'attività nella quale continuità assistenziale, organizzazione del lavoro e sicurezza degli operatori sono strettamente collegate.
NurSind: il ricorso allo straordinario è un campanello d’allarme
Per la Segreteria Provinciale NurSind Caserta, proprio la necessità di ricercare disponibilità aggiuntive per coprire i turni dovrebbe rappresentare un elemento da cui partire per una verifica complessiva dell'organizzazione.
Un utilizzo reiterato dello straordinario può infatti tradursi in un progressivo incremento dei carichi di lavoro, riducendo gli spazi destinati al recupero psicofisico e aumentando la pressione su professionisti che operano già in un ambiente particolarmente impegnativo.
"L’eccezione non può diventare la regola. La continuità del servizio non può essere affidata alla disponibilità degli infermieri a lavorare sistematicamente oltre il proprio orario ordinario".
Giovanna Calcagni: "Partire dai numeri reali"
A seguire direttamente la problematica per la Segreteria Provinciale NurSind Caserta è Giovanna Calcagni, che pone l'accento sulla necessità di ricostruire il quadro reale dell'organizzazione all'interno dell'Istituto Penitenziario.
Per il sindacato occorre mettere insieme i dati relativi alle unità effettivamente disponibili, alla turnistica, alle assenze e alle ore di straordinario già effettuate, confrontandoli con i carichi assistenziali.
"È necessario partire da una ricognizione concreta dell'organico e delle condizioni nelle quali il personale sta lavorando. Solo conoscendo le risorse realmente disponibili e il fabbisogno assistenziale è possibile costruire un'organizzazione stabile e sostenibile".
Una valutazione che, secondo NurSind, deve riguardare anche il personale OSS e più in generale l'intero modello organizzativo adottato per garantire l'assistenza sanitaria nella struttura penitenziaria.
Chiesto un incontro al Distretto Sanitario 23
La questione arriva adesso sul tavolo dell'ASL Caserta. La Segreteria Provinciale NurSind ha infatti chiesto un incontro al Direttore del Distretto Sanitario n. 23 per affrontare le criticità relative al personale infermieristico e OSS impiegato presso il carcere di Carinola.
Il sindacato vuole arrivare a una fotografia attendibile delle risorse disponibili e del fabbisogno, approfondendo l'organizzazione delle turnazioni, il ricorso allo straordinario e alle eventuali prestazioni aggiuntive, la fruizione dei riposi, la gestione delle assenze e gli aspetti connessi alla prevenzione dello stress lavoro-correlato.
L'obiettivo è superare una gestione continuamente condizionata dall'emergenza, individuando invece soluzioni capaci di garantire stabilità tanto agli operatori quanto all'assistenza.
Antonio Eliseo: "La risposta deve essere strutturale"
A ribadire la posizione del sindacato è il Segretario Provinciale NurSind Caserta, Antonio Eliseo, secondo il quale il problema non può essere affrontato chiedendo indefinitamente un sacrificio ulteriore ai professionisti già presenti.
"Se esiste una carenza di personale, la risposta deve essere strutturale. Non si può pensare di compensarla nel tempo attraverso lo straordinario degli stessi infermieri. Occorre verificare il reale fabbisogno e, laddove necessario, rafforzare l'organico".
Per NurSind Caserta, dunque, la strada passa attraverso una programmazione costruita sulle effettive esigenze assistenziali e non soltanto sulle dotazioni nominali.
La questione supera inoltre il solo ambito contrattuale. Garantire condizioni di lavoro sostenibili agli operatori significa tutelare anche la qualità e la continuità delle cure rivolte alla popolazione detenuta. Il diritto alla salute non si interrompe all'ingresso di un istituto penitenziario e, allo stesso modo, non può poggiare esclusivamente sulla disponibilità dei professionisti a prolungare il proprio orario di lavoro.
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