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Aggressioni ai sanitari, sindacati esclusi dai tavoli. NurSind: ''Scelta scorretta''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 23/10/2026

NurSind dal territorioToscana

 

Carbocci (NurSind) denuncia il mancato coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori: «La formazione non può compensare le carenze strutturali»


di Giuseppe Provinzano

"Si discute di sicurezza, si programmano corsi per prevenire le aggressioni e si convocano incontri istituzionali. Ma, secondo il NurSind Pisa, manca ancora un interlocutore fondamentale: chi rappresenta gli operatori sanitari. Il segretario territoriale Daniele Carbocci contesta l'esclusione delle organizzazioni sindacali dalle riunioni in Prefettura e rilancia una questione sostanziale: non basta insegnare agli infermieri a gestire le aggressioni se continuano a mancare le condizioni per lavorare in sicurezza".


NurSind: «Aggressioni ai sanitari, escludere i sindacati dai tavoli è scorretto»

PISA, 23/10/2026 – La sicurezza degli operatori sanitari torna al centro del confronto tra istituzioni e rappresentanze dei lavoratori. Il NurSind Pisa interviene nuovamente sulla riunione organizzata in Prefettura per affrontare il fenomeno delle aggressioni e sul ciclo di incontri dedicati alle tecniche di de-escalation, in programma dal prossimo 29 ottobre.

A sollevare la questione è Daniele Carbocci, segretario territoriale NurSind Pisa, che denuncia il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nei tavoli istituzionali dedicati alla tutela del personale sanitario.

«Riteniamo necessario ribadire che la prevenzione delle aggressioni richiede risposte concrete sulle condizioni di sicurezza dei reparti. E torniamo anche a ribadire che escludere da tali riunioni le organizzazioni sindacali dei lavoratori della sanità non è istituzionalmente corretto».

Una contestazione che riguarda non soltanto il metodo, ma anche l'efficacia delle soluzioni individuate. Secondo il sindacato, chi rappresenta quotidianamente gli operatori deve poter contribuire alla definizione delle misure di prevenzione, portando al confronto le criticità riscontrate direttamente nei reparti.

La formazione è utile, ma non può sostituire la sicurezza

Il ciclo formativo promosso dalla Prefettura punta a rafforzare la capacità di prevenire e gestire situazioni di aggressività attraverso tecniche di comunicazione, riconoscimento dei segnali di tensione e coordinamento con le forze dell'ordine.

Il NurSind non mette in discussione l'utilità dell'iniziativa, ma invita a non considerarla una soluzione sufficiente, soprattutto alla luce delle criticità denunciate nello SPDC dell'ospedale Santa Chiara di Pisa.

«I corsi di de-escalation possono essere utili, ma servono a poco se il personale si trova a gestire persone con precedenti di estrema violenza, anche autori di omicidio, in un reparto privo delle necessarie condizioni di sicurezza, comprese quelle strutturali. La formazione non può compensare queste carenze e non può diventare la risposta principale alle aggressioni».

Per Carbocci, il problema principale riguarda l'appropriatezza del luogo di ricovero rispetto al rischio concreto. La presenza di pazienti con necessità assistenziali e di sicurezza particolarmente complesse richiede strutture, personale e strumenti adeguati.

«Persone che presentano una pericolosità incompatibile con le possibilità di gestione del reparto devono essere assistite in strutture adeguate, con misure di sicurezza e personale sufficienti. Se mancano questi requisiti, quel reparto non è una collocazione accettabile: si espongono al pericolo gli operatori e gli altri pazienti».

Il sindacato torna quindi a chiedere dispositivi individuali di allarme, formazione specifica per il loro utilizzo e procedure operative capaci di garantire interventi tempestivi in caso di aggressione.

Santa Chiara, una situazione denunciata da settimane

La nuova presa di posizione del NurSind si inserisce in una vicenda che Infermieristicamente.it segue da tempo, attraverso le segnalazioni sulle condizioni di sicurezza del reparto di Psichiatria del Santa Chiara.

Nei precedenti approfondimenti abbiamo raccontato le preoccupazioni degli operatori per aggressioni e minacce, fino alle richieste di trasferimento che, secondo le denunce sindacali, avrebbero coinvolto sette infermieri e quattro OSS.

Il tema è stato affrontato anche nel nostro articolo del 18 ottobre, “NurSind Pisa: corsi antiaggressione utili, ma senza sicurezza strutturale non bastano”, nel quale avevamo già evidenziato le riserve del sindacato sull'efficacia della sola formazione e la contestazione relativa all'esclusione delle rappresentanze dei lavoratori dal confronto istituzionale.

Le nuove dichiarazioni di Carbocci ribadiscono quella posizione, insistendo sulla necessità di interventi strutturali e organizzativi che vadano oltre le iniziative formative.

Carbocci: «Non scaricate sugli operatori le responsabilità del sistema»

Il messaggio conclusivo del segretario territoriale NurSind è rivolto direttamente a chi ha la responsabilità di garantire condizioni di lavoro sicure.

«Prima di chiedere a infermieri, medici e OSS di imparare a "raffreddare" le situazioni, occorre garantire loro condizioni in cui lavorare in sicurezza. Non si può scaricare sugli operatori, e sulla loro capacità di gestire un'aggressione, la responsabilità di carenze strutturali e organizzative».

Una posizione che richiama le istituzioni e le aziende sanitarie alla necessità di affiancare alla formazione misure concrete di prevenzione, protezione e corretta organizzazione dei percorsi assistenziali.

Per il NurSind Pisa, dunque, la sicurezza non può essere affidata esclusivamente alla preparazione individuale dei professionisti. Occorre intervenire sulle condizioni che generano il rischio e coinvolgere nelle decisioni anche chi rappresenta i lavoratori.

Perché prevenire un'aggressione significa prima di tutto evitare che infermieri, medici e OSS siano lasciati soli ad affrontare situazioni per le quali il sistema non ha predisposto protezioni adeguate.