Da oggi potremo trovare in libreria il nuovo libro di Luca Benci, intitolato “Tutela la salute”.

 

Lo stimato giurista, esperto di diritto sanitario e biodiritto con cui abbiamo avuto spesso il piacere e l'onore di interloquire sulle vicende sanitarie e professionali italiane, con il suo ultimo lavoro ci delinea, in maniera chiara e schietta, i pericoli cui il diritto costituzionale alla salute dei cittadini è esposto.

Non si tratta di allarmismo, ma di una circostanziata e accuratamente argomentata disquisizione sui temi che incidono sulla godibilità del diritto garantito dall'art. 32 della Carta Fondamentale.

Tagli lineari, allungamento delle liste di attesa, spinta alla privatizzazione dei servizi sono solo alcuni degli elementi che stanno portando la sanità pubblica a rappresentare un sistema in cui la garanzia di accesso per tutti i cittadini diventa sempre più un miraggio. Le statistiche parlano chiaro: sono milioni le persone che rinunciano a curarsi per mancanza dei necessari mezzi economici e, per la prima volta dopo decenni, la speranza di vita arretra.

Stiamo davvero tornando pericolosamente verso un “diritto censitario”?

E la tutela della salute in che misura trova riscontro nelle leggi attuali, soprattutto riguardo alle nuove grandi sfide della bioetica?

Una nuova interessantissima ed istruttiva lettura che Benci ci propone e di cui tratteggia le caratteristiche nella premessa, che riportiamo.

 

Presentazione

Si usa spesso affermare che la Costituzione deve essere applicata.

Tutela la salute è la citazione dell’articolo 32 della Costituzione che definisce, unico tra tutti i diritti, il diritto alla salute come “fondamentale”.

Questo lavoro nasce ispirato dalla preziosa monografia di Gustavo Zagrebelsky “Fondata sul lavoro” dove l’autore analizza il rovesciamento del rapporto tra politica e lavoro. Nella sanità si è realizzata la stessa inversione laddove il diritto alla salute viene subordinato alle molteplici scelte politiche.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la salute, quanto meno nella sua accezione del diritto di ricevere prestazioni sanitarie, ha avuto una contrazione, i cui effetti si sono immediatamente manifestati: tagli lineari, aumento delle liste di attesa, aumento della compartecipazione alla spesa, difficoltà di accesso ai servizi. Riemerge quel “diritto censitario” di cui parla da tempo Stefano Rodotà e che nel campo del diritto alla salute sembrava, fino a pochi anni fa, quanto meno in larga parte scomparso.

Milioni di persone oggi rinunciano alle prestazioni sanitarie per motivi economici generando il fenomeno dell’undertreatment e che ha, come conseguenza, tra l’altro, dopo decenni di segno positivo, la diminuzione della speranza di vita.

La regressione del diritto fondamentale della salute non poteva essere più netta. Quando il diritto a ricevere prestazioni sanitarie è subordinato alla capacità di reddito e di acquisto ecco che la salute stessa diventa una “merce” e viene meno il principio dell’universalismo delle prestazioni che abbiamo considerato come una conquista di civiltà.

Le minori risorse pubbliche impiegate negano il diritto alla salute costituzionalmente tutelato e contemporaneamente si attivano processi di privatizzazione, quanto meno in determinati settori.

Quello che colpisce è la mancanza di meccanismi partecipativi alle decisioni di salute che mancano totalmente nel nostro Paese. Ecco allora che la presenza alle decisioni rischia di essere o di carattere protestatario o di carattere giudiziario per rivendicare torti e chiedere risarcimenti. In quest’ultimo caso si innescano i perversi meccanismi della “medicina difensiva” in cui a fare le spese sono gli stessi cittadini.

La negazione dei diritti non avviene però solo su questi aspetti. Il nostro Paese è volutamente storicamente arretrato nel riconoscimento dei diritti legati alla bioetica: le decisioni di inizio e fine vita sono di difficile riconoscimento ai cittadini italiani. Abbiamo una legge sulla procreazione assistita tra le più arretrate del contesto internazionale e solo i ripetuti interventi della Corte costituzionale ne hanno reso più civile l’impianto. L’unica legge a impronta bioetica, la legge sull’interruzione della gravidanza, è in difficoltà per l’enorme numero degli obiettori di coscienza che, di fatto, boicottano l’esercizio del diritto delle donne di autodeterminarsi in merito alle scelte procreative.

Stessa situazione nel fine vita dove, ad oggi, non si registra l’esistenza di una legge che riconosca l’autodeterminazione nelle scelte. Testamento biologico, suicidio assistito e eutanasia sono istituti sconosciuti agli italiani che sono costretti a “chiedere asilo” come “migranti di diritti” a paesi esteri, come nel caso del recente episodio che ha coinvolto il “Dj Fabo”.

Il diritto alla salute e all’autodeterminazione non viene riconosciuto in tutte le fasi dell’esistenza avendo come conseguenza il riespandersi della decisione altrui sul corpo delle persone.

La minaccia alla salute viene anche dal fenomeno della “violenza istituzionale” che vede coinvolte strutture di cura e forze dell’ordine, talvolta in sinergia tra di loro, nei confronti di cittadini fragili e inermi.

La conoscenza di questi fenomeni è fondamentale per acquisire la consapevolezza del pericolo che il diritto costituzionale alla salute corre nel nostro Paese.

Luca Benci

 

Appuntamento in libreria, dunque, per capire come, quanto e se la nostra salute stia pericolosamente diventando uno pseudodiritto.

 

VOLANTINO "Tutela la Salute" QUI

- Indice e Presentazione del libro "Tutela la Salute" di Luca Benci QUI