Qualche giorno fa, su queste pagine pubblicavamo la sentenza che NON condannava il datore di lavoro, ritenuto non responsabile della morte di un dipendente, deceduto a seguito di un incidente stradale, avvenuto per un colpo di sonno, dopo aver sostenuto turni di lavoro che non rispettavano le 11 ore di riposo continuativo tra un turno e l’altro, come da normativa europea.

(Mancato riposo giornaliero. Muore in un incidente stradale. Il Tribunale: Nessuna responsabilità del datore di lavoro)

L’articolo è stato commentato da un medico, Alberta Ferrari, che in poche righe fotografa perfettamente l’avvilente quadro nel quale si muove stanco e demotivato il personale sanitario, che ha la quanto mai temibile consapevolezza di come anni di blocco del turnover, turni massacranti e carenza di organico siano un fattore di rischio per la salute del personale stesso e per il paziente.

Pubblichiamo il commento della dott.ssa Ferrari, ringraziandola per la testimonianza.

 

Sono medico. Sono chirurga. Da specializzanda (all'epoca 5 anni non retribuiti per 6 giorni/settimana, 11-12 ore al giorno) lavoravo in guardia medica una notte ogni 3-4 giorni senza possibilità di riposo notturno. Arrivavo a 72 ore di lavoro continuativo senza poter dormire. In quel periodo uno specializzando senior che faceva la stessa vita ebbe un incidente sulla strada smonto guardia medica (8 di mattina) - ospedale, morì sul colpo uscendo di strada. Probabilmente un colpo di sonno.

Non cambiò nulla, ottenemmo solo un'ora dopo la notte per poterci lavare e fare colazione. Da allora la carenza cronica di personale e il tipo di lavoro stesso, con turni anche di 12 ore non recuperati, notti traumatiche con più risvegli adrenalinici per emergenze, preoccupazioni per i pazienti, accumulo di impegni senza tempo per una vita personale … Il prezzo è la disconnessione del ritmo sonno veglia e dipendenza da benzodiazepine, gli ultimi anni a fare turni notturni dopo decenni con un rifiuto fisico e mentale pericoloso, week end rovinati da un sabato notte sveglia al lavoro: il giorno prima riposo, il giorno dopo zombie; la vita familiare, quando c'è, che chiede ancora altro sacrosanto sangue.

Recentemente mi sono trovata in posizione apicale, non faccio più turni, praticamente senza personale. C'ero solo io per tutto. Dopo un mese, la mia salute di ferro si schianta con una banale caduta dal motociclo a fine giornata che mi polverizza l'omero, intervento d'urgenza, 4 mesi di convalescenza e FKT. Subentra a me un'altra figura apicale nelle stesse condizioni e guarda caso anche lei, che raramente ha fatto in decenni giorni di malattia, cade e si spappola il piede. Intervento per rimuovere la ghiaia, distorsione alla caviglia. Torna appena possibile con le stampelle e io la incoraggio: tieni duro, sto per tornare. a una settimana dal mio ritorno una caduta, frattura del bacino.

Ora io mi chiedo come si possano considerare coincidenze vicende tanto eclatanti e come si possa tollerare che si lavori ancora in queste condizioni. Medici, infermieri, tutte le figure sanitarie che stanno eroicamente tenendo in piedi una sanità pubblica che spolpa sempre più le risorse mane e professionali senza riconoscimento del lavoro usurante.

Siamo arrivati a mettere a rischio la nostra salute fisica e dopo tutto quello che abbiamo dato è ora di chiedere un riconoscimento adeguato e ritmi di lavoro compatibili con il livello di attenzione richiesto dalle nostre responsabilità, compatibile inoltre con una vita umana che non è fatta solo di lavoro e brevi pause dal lavoro senza che la mente possa completamente staccare. Spero che l'infermiere morto per un colpo di sonno abbia il dovuto riconoscimento e spero che insieme si riescano ad ottenere condizioni di lavoro che ci consentano di essere di reale supporto, fisico e psicologico per i nostri pazienti.