...di Barbara Modafferi (Infermiera Anestesia e Rianimazione A.O. Cosenza)

 

Io infermiera turnista, mio marito un lavoro con orari d'ufficio.

Ci siamo trasferiti da qualche giorno nella casa al mare che ci permette, seppur viaggiando per raggiungere il lavoro, di portare il nostro bimbo di 4 anni in spiaggia quotidianamente.

Oggi però  è una giornata fresca e ventosa e in spiaggia non ci siamo andati.

La giornata è trascorsa tra cartoni animati, colori, qualche sonnellino. Le scale del palazzo hanno delle finestre che sporgono sulla ferrovia, con grande gioia di mio figlio che quando siamo a casa, al rumore del treno, si affaccia per vederlo  passare.

Oggi, in uno dei pochi momenti di relax l’ho invitato a sederci sul primo gradino delle scale, ad aspettare un eventuale treno.

Sono quei momenti di “dolce far niente “ nei quali cerchi di coinvolgere un bimbo curioso, molto attivo e loquace. Quei pochi momenti in cui una mamma turnista ha sbrigato tutte le faccende. O magari ha deciso di rimandare tutto.

Dopo pochi istanti di silenzio lo guardo e gli dico “Lo sai che adesso mammina va in ferie?” mi guarda perplesso “Cosa sono le ferie?”.

“Le ferie sono una cosa che per tanti giorni non si va a lavorare”. Davanti questa scoperta strepitosa i suoi occhi si spalancano “Wow che bello! E poi stiamo sempre insieme ….per tutta la vita?” ridimensiono il tutto “No, alcuni giorni…tanti …e poi devo andare di nuovo a lavorare” “E io con chi sto? Con papino?” “Certo!” rispondo rassicurante. “E stanotte dormi con me?” “No…stanotte vado a lavorare". "Perché non stai a casa?” Io ripeto una risposta già data altre volte, soprattutto per i turni di notte. “Perché i malatini hanno bisogno di noi”. “Va bene!” risponde accondiscendente ad una frase già sentita e quindi prevista.

Veniamo distratti dall'annuncio del treno in lontananza.

Attimi di silenziosa pausa.

Il treno in corsa, , con il suo passaggio sui binari poco prima vuoti, illumina gli occhi di mio figlio di stupore gioioso.

Mentre lo osservo rivedo un'espressione, uno stesso stupore gioioso visto tante volte nei colleghi che assistono al risveglio di un paziente.

Loro, che agli occhi di qualcuno,  possono apparire intaccabili nella loro emotività. Abituati alle situazioni drammaticamente estreme.

Infermieri pervasi dallo stesso stupore gioioso perché consapevoli che presto, quella vita, messa in pausa per una sequenza interminabile di giorni, riprenderà la corsa sui binari della sua esistenza.