“Un paravento che delimita e divide il reparto “normale” dal reparto con i pazienti infetti da new Delhi; è questa la soluzione adottata dall’Ospedale di Pontedera, reparto creato ad hoc e ricavato in una delle due medicine e che risulta a tutti gli effetti un reparto di malattie infettive senza averne nè le caratteristiche strutturali nè una dotazione organica di personale infermieristico e OSS adeguata alle esigenze assistenziali dei pazienti infetti.” Lo afferma Daniele Carbocci, segretario territoriale NurSind Pisa e membro del Direttivo Nazionale NurSind.

Non si può pensare di affrontare l’emergenza new Delhi senza aumentare il personale infermieristico e oss,  sia in medicina che in ps affinché siano limitati i disagi dei pazienti e lo stress lavorativo del personale, nonché per limitare  le possibilità di diffusione del batterio responsabile dell’infezione - continua Carbocci - Non è limitandosi a fornire camicini monouso e guanti come unica precauzione al personale e un paravento che delimita e divide il reparto “normale” dal reparto con i pazienti infetti che si possa pensare di affrontare l’emergenza new Delhi, emergenza che vede ricoverati nel reparto dedicato una media di 12 pazienti infetti con punte di 15”.

 

La carenza di organico

Nonostante il fatto che l’assistenza a questi pazienti sia molto più complessa e soprattutto necessiti di tempistiche estremamente più lunghe per l’espletamento di ogni procedura, l’azienda ad oggi ha ritenuto di aumentare il personale infermieristico di una sola unità (da agenzia interinale) solo la mattina e il pomeriggio portando a tre gli infermieri presenti.
Ma la notte la gestione dei 42 pazienti ricoverati in medicina (compreso il reparto new Delhi) continua ad essere assicurata da 2 soli infermieri e 1 oss, come se l’assistenza ai pazienti infetti la notte non necessitasse delle stesse tempistiche e precauzioni del giorno.
Questa discrepanza crea una situazione che sta mettendo a dura prova gli infermieri che lavorano durante la notte che lamentano uno stress lavorativo importante.

La situazione critica delle medicine, si riflette sul pronto soccorso dove negli ultimi giorni hanno stazionato,  in barella e  fino a 72 ore, pazienti (fino a 10) in attesa di ricovero, con gli inevitabili disagi per i pazienti stessi e un sovraccarico di lavoro per il personale del pronto soccorso che nonostante tutta la buona volontà non è in numero sufficiente per gestire sia le emergenze che quello che a tutti gli effetti diventa un “reparto” di degenza in PS. Questo perché anche in questo caso l’azienda non ha ovviamente pensato ad aumentare il personale di assistenza nonostante abbiano “soggiornato” in Pronto soccorso pazienti con new Delhi.

Ultimo problema, non di poco conto, è che l’azienda malgrado l’emergenza sia attiva da mesi, solo da pochi giorni ha iniziato a prevedere un corso di aggiornamento specifico per  i dipendenti. E ad oggi non si ha notizia di nessuna misura di controllo sul personale sanitario per verificare se abbiano una eventuale colonizzazione da batterio new Delhi.

“Sebbene la situazione ad oggi non possa ritenersi allarmante, è comunque chiaro che il crescente numero di pazienti colonizzati dal batterio e il perdurare di una insufficiente dotazione di personale infermieristico e oss, possa creare una situazione di difficile gestione della diffusione della malattia”, conclude Daniele Carbocci