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Santi che pagano il pranzo non ce n’è. Infermieri . oltraggiati, sfruttati e malpagati. Anche ora.

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La Redazione
Pubblicato il: 04/03/2020 vai ai commenti

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Di Andrea Bottega

Mi sarebbe piaciuto portare la voce degli infermieri in una trasmissione di un canale mediset per cui ero stato contattato in qualità di segretario del maggior sindacato infermieristico italiano. Essendo saltato il collegamento (direttive aziendali hanno impedito la presenza in trasmissione in quanto provengo da una regione dove è presente un cluster infettivo) non ho potuto dire il disagio che la categoria sta vivendo. In generale nelle trasmissioni televisive degli infermieri, di quello che stanno vivendo e di quello che stanno facendo, non si parla. Autorevoli professori e medici esprimono pareri, danno consigli e previsioni ma nessuno parla dei disagi di chi sta lottando per difendere la salute dei cittadini mettendo a rischio la propria salute.

Ecco quindi cosa avrei voluto dire:

  1. Gli infermieri italiani, stimati in tutta Europa per la loro formazione, sono abituati e pronti a gestire le emergenze sanitarie ma necessitano di direttive chiare, tempestive e coerenti. Ciò non è avvenuto soprattutto nella fase iniziale di gestione dei contagi ma ancora oggi viviamo nelle incongruenze delel direttive che cambiano di ora in ora. Ancora oggi ci sono aziende che derogano alle direttive regionali o nazionali. Infermieri in isolamento fiduciario che sono richiamati in servizio (Lodi), infermieri avvisati dopo 5-6 giorni del contagio (Savona), infermieri contagiati a cui non si è potuto fare il tampone perché esaurite le scorte (Bergamo), infermieri mandati a casa perché provenienti dal Singapore (Ravenna) pur non manifestando alcun sintomo. Nessuna informazione su come comportarsi a casa con i familiari.

Il numero di telefono messo a disposizione, irraggiungibile. Alcuni ospedali sono stati chiusi (Codogno e Schiavonia) altri no. Non tutte le aziende sanitarie hanno allestito i pre-triage che servono ad evitare che i sintomatici o i casi sospetti entrino a contatto con i sanitari e gli altri pazienti oppure come nel caso di Catania, viene bypassato non si sa come. Nel caos è difficile garantire sicurezza per sé e per gli altri.

  1. Ancora oggi scarseggiano mascherine, tamponi e altri mezzi di protezione individuale. Per razionarli con il passare dei giorni si sono emanate norme restrittive sul corretto uso dei DPI e dei tamponi. I contagi stanno continuamente aumentando e molti sono infermieri perché vengono a contatto anche con sintomatici non diagnosticati in un primo momento. Le mascherine FFp3 non ci sono e non sono a disposizione di tutti. La difesa di sé e degli altri a questo punto è impossibile. Qualche infermiere se l’è acquistata per conto suo. Ad Alzano (Bergamo, la prossima zona rossa) le mascherine sono arrivate dopo 5 giorni.
  2. Non si è quindi messo il personale infermieristico nelle condizioni di gestire l’emergenza. Alla cronica carenza di personale, più volte denunciata dal sindacato, già in difficoltà a dare risposta all’ordinario si è aggiunto un carico di lavoro straordinario. Alle dichiarazioni di “ammutinamento” da parte di alcuni colleghi non credo. Dalle informazioni raccolte attraverso i rappresentanti aziendali c’è stata la scelta di non tornare a casa per non infettare anche il nucleo familiare per cui si è continuato a lavorare, perché il lavoro è aumentato. Chi è a casa e non può dare il cambio ai colleghi è in isolamento fiduciario o malato. Anzi, anche chi è in isolamento fiduciario è spesso richiamato in servizio (Lodi, Padova) perché non ci sono infermieri e si dovrebbero chiudere gli ospedali proprio quando c’è il massimo bisogno per curare le persone.
  3. La carenza di personale, Nursind la denuncia da tempo. Ironia della sorte, qualche giorno prima che scoppiasse l’epidemia, a Monza – ma prima ancora a Torino -, il sindacato infermieristico aveva acquistato degli spazi pubblicitari lungo le strade ed erano apparsi dei cartelli enormi che riportavano la seguente scritta: “L’assistenza non erogata aumenta il rischio per la salute dei pazienti. Le cure risultano incompiute se un infermiere assiste più di 6 pazienti”. In alcune regioni le dotazioni di infermieri sono fatte in base a dei minuti standard che dovremmo dedicare ai pazienti. Ora, forse, qualcuno, qualche cittadino, capirà cosa significa avere pochi infermieri nel sistema.
  4. Quindi si cercano soluzioni urgenti, come richiamare i pensionati. Ma chi volete che risponda all’invito! Chi se n’è andato non vedeva l’ora di andarsene. Turni massacranti ed elevata responsabilità, stipendi da fame. Gli infermieri non hanno avuto riconoscimenti economici negli ultimi contratti, anzi si continuano a tagliare i fondi per il loro salario accessorio. Indennità ferme alla lira, moneta che molti giovani non l’hanno nemmeno conosciuta. Professione laureata pagata da diplomata, quella dell’infermiere. Nursind si è rifiutato di firmare il CCNL comparto sanità 2018 proprio perché non c’era nulla per la categoria e meno che meno per il personale turnista a cui sono state tagliate le indennità turno, il diritto alla mensa e il riposo tra un turno e l’altro. Se i pensionati non vengono che si fa? Allora si usano i tirocinanti che, a differenza dei medici specializzandi, non prendono un euro anzi pagano per fare il tirocinio. La nuova forza lavoro, i nuovi da sfruttare. Si anticipano le lauree degli infermieri per immetterli velocemente nel sistema, come dire “dilettanti allo sbaraglio”, mandiamo i neolaureati senza esperienza in trincea a gestire le massime urgenze e le nuove tecnologie senza un minimo inserimento. Si assumano gli infermieri in graduatoria, quelli che sono a casa che aspettano di essere chiamati. I nostri colleghi sono costretti ad andare a lavorare all’estero perché in Italia non trovano lavoro e sono malpagati. Si sta raschiando il barile. Mi chiedo: ma perché non c’è mai chi si prende la responsabilità di non averci dato ascolto quando denunciavamo la carenza di infermieri?
  5. Anche gli infermieri hanno famiglia. Molti colleghi, soprattutto quelli che lavorano negli ospedali del nord non possono godere dell’aiuto di parenti e non sanno a chi affidare i figli quando gli asili e scuole sono chiuse. A disagio si somma disagio. Ferie e permessi non ne possiamo prendere e nemmeno possiamo chiedere di fare lo smart working.
  6. La situazione al sud non fa ben sperare sul contenimento dei contagi. In alcune realtà non si sono ancora installate le tende pre triage, non ci sono i dispositivi di protezione o sono finiti. Si iniziano a vedere i primi contagi anche al sud e nelle isole. Il rischio è veramente di mettere in ginocchio i servizi sanitari di tutta Italia. Allora chi si prenderà cura di Voi? Senza infermieri non c’è futuro, l’abbiamo sempre detto a tutti i politici.
  7. Che la sanità pubblica sia definanziata e prossima la collasso era così noto che nella passata legislatura anche il parlamento ha istituito una apposita commissione conoscitiva sulla sostenibilità del SSN. Dopo 37 miliardi di definanziamento in 10 anni (GIMBE da 10 anni predica ai quattro venti per salvare il SSN) si saranno accorti quanti buchi hanno creato nel sistema?
  8. Tuttavia qualcosa di buono da questa esperienza negativa dovremo pur ricavarlo per evitare di ripetere gli stessi errori che causano danni enormi. Per non investire qualche miliardo in più nella sanità ora stiamo mandando in fallimento un intero paese. Ora si riscopre il valore del nostro SSN e agli operatori sanitari affidiamo il destino della nostra Nazione. Gli stessi operatori sanitari pubblici che sono stati tacciati per anni di essere dei fannulloni e dei furbetti da una politica che ha scatenato l’odio verso il sistema pubblico, tanto che anche i cittadini si sentono autorizzati di picchiare i sanitari e devastare i pronto soccorso.
  • Lo smart working funziona per molti ma non per tutti. Come può un infermiere assistere un paziente da casa? Certo anche la medicina cambierà dopo questa epidemia. Molto si farà per telefono o in video conferenza, diagnosi e terapia. Ma l’assistenza avrà sempre bisogno di un infermiere al letto del malato.
  • La sanità privata, dove lavorano gli infermieri che da 14 anni aspettano il rinnovo del contratto, è stata chiamata a supportare il servizio pubblico. Può sembrare marginale ma in questo momento tutto aiuta perché anche le loro strutture non sono immuni e non tutte sono preparate a rispondere come nel pubblico.
  • I ricchi, i privilegiati, i detentori di polizze assicurative per le cure sanitarie, le loro attività commerciali redditizie: che cosa possono fare ora per evitare il contagio? Ora sono rimasti gli infermieri a tenere aperte le rianimazioni per contagiati, ora non si può scappare perché l’epidemia prende tutti e tutto.
  • Fa specie leggere nel decreto delle misure urgenti per famiglie, imprese e lavoro che gli infermieri sono citati solo per prevedere delle assunzioni straordinarie. Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è, caro Governo. Oltraggiati, sfruttati e malpagati. Anche ora. Reietti anche mediaticamente dove si parla solo di carenza di medici e di iniziative per i medici. La sanità non è solo medicina, è anche e tanto assistenza infermieristica. Qualcuno lo deve dire e io voglio dirlo: volgiamo rispetto per il nostro lavoro e il giusto riconoscimento economico. Se non ora quando?

 

 

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