Fabbisogno infermieri 2026/27. Il piano lascia fuori 15mila professionisti: ecco cosa non torna
Il Ministero della Salute ha diffuso lo schema di Accordo Stato-Regioni che fissa il fabbisogno formativo per l'anno accademico 2026/2027 delle professioni sanitarie, ai sensi dell'articolo 6-ter del decreto legislativo 502 del 1992. Il documento (la cui bozza è stata pubblicata da quotidianosanità) mette a confronto due fonti distinte: la stima elaborata dalle Regioni e dalle Province autonome sulla base del modello previsionale concordato nel 2016-2017, e le proposte formulate autonomamente dalle Federazioni nazionali degli Ordini delle professioni sanitarie, che rappresentano direttamente la categoria.
Per la figura dell'infermiere, la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) aveva chiesto un fabbisogno di 25.840 posti per l'anno accademico 2026/2027. Le Regioni, sulla base del proprio modello previsionale, hanno stimato un fabbisogno più contenuto, pari a 25.479 posti, quindi 361 in meno rispetto alla richiesta della Federazione. Per l'ostetrica/o la distanza è proporzionalmente più marcata: la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO) aveva proposto 1.569 posti, mentre le Regioni si sono fermate a 1.414, con uno scarto di 155 unità. Per l'infermiere pediatrico il rapporto si inverte: sono le Regioni a indicare un numero più alto, 257 posti contro i 205 proposti dalla FNOPI. Anche per i laureati magistrali in scienze infermieristiche e ostetriche, componente legata alle nuove funzioni specialistiche introdotte dal DM 159 del 2026, le Regioni indicano un fabbisogno di 7.072 unità, mentre la proposta congiunta di FNOPI e FNOPO si ferma a 6.201.
La Conferenza Stato-Regioni, nel definire l'Accordo, ha scelto come criterio generale l'accoglimento integrale dei fabbisogni indicati dalle Regioni, derogando a questo principio soltanto per due professioni, farmacista e psicologo, per le quali è stata invece recepita la proposta delle rispettive Federazioni. Per infermieri e ostetriche, quindi, il numero che diventerà vincolante ai fini della programmazione degli accessi ai corsi di laurea sarà quello regionale, più basso di quello chiesto dagli Ordini professionali, sia pure di un margine contenuto in termini assoluti. Va inoltre segnalato un elemento tecnico: il dato riferito all'infermiere è stato rilevato prima dell'entrata in vigore del DM 159/2026, che ha riformato la classe di laurea magistrale infermieristica istituendo i profili specialistici; il numero complessivo andrebbe quindi letto come somma delle due nuove articolazioni della classe, base e specialistica, un dettaglio che rende ancora più necessaria una lettura aggiornata del fabbisogno reale per singolo profilo.
Le carenze non conteggiate
Il confronto tra le richieste della FNOPI e la risposta della Conferenza Stato-Regioni riguarda esclusivamente il fabbisogno formativo annuale, cioè il numero di nuovi posti da aprire nei corsi di laurea per compensare pensionamenti, mobilità e turnover ordinario del sistema sanitario. Su questo piano lo scarto tra le due posizioni è contenuto, poche centinaia di unità l'anno. Ma affiancando a questo dato le informazioni di monitoraggio disponibili sull'attuazione del DM 77/2022, la Casa di Comunità, l'Ospedale di Comunità e l'Infermiere di Famiglia e Comunità, il quadro cambia radicalmente natura.
Il monitoraggio Agenas rileva che, su 781 Case di Comunità già attive con almeno un servizio, solo 216 dispongono di una presenza infermieristica conforme allo standard fissato dal decreto, un infermiere ogni 3.000 abitanti. Il fabbisogno scoperto già oggi, solo per le strutture aperte, viene stimato in quasi 7.000 infermieri a tempo pieno. Sommando Case di Comunità e Ospedali di Comunità a piena attuazione, le organizzazioni sindacali di categoria stimano che il fabbisogno complessivo per la Missione Salute del PNRR ne richieda almeno 15.000 in più.
Questo numero non compare in alcuna forma nel calcolo del fabbisogno formativo per il 2026/2027. Il modello previsionale utilizzato dalle Regioni resta ancorato alle proiezioni di turnover ordinario dell'apparato ospedaliero e non contiene una voce esplicita, né come addendo separato né come correzione strutturale, per la quota di personale necessaria a colmare i vuoti della rete territoriale prevista dal DM 77. Ne risulta un fabbisogno formativo che, pur discutendo con precisione poche centinaia di unità tra Regioni e Federazioni, lascia fuori dal computo la componente più consistente e più urgente dell'attuale carenza di personale infermieristico.
A questa mancanza di programmazione si aggiunge un secondo problema, altrettanto privo di risposta nei documenti ufficiali: se il personale da destinare alle Case di Comunità e agli Ospedali di Comunità viene reperito spostando infermieri già in organico presso le strutture ospedaliere, come alcune Regioni stanno valutando di fare coinvolgendo specialisti ambulatoriali e personale territoriale già in servizio, i posti lasciati liberi in ospedale non vengono automaticamente sostituiti dal fabbisogno formativo attuale, calcolato solo sul turnover storico. Le organizzazioni sindacali ospedaliere hanno già espresso riserve su questa impostazione, temendo un ulteriore alleggerimento di organici già ridotti.
Infine, non risulta alcun adeguamento della capacità formativa degli Atenei correlato a questa esigenza aggiuntiva. L'Accordo Stato-Regioni fissa il numero di posti da programmare per l'accesso ai corsi di laurea, ma non contiene indicazioni su un potenziamento strutturale dell'offerta formativa universitaria, in termini di sedi, docenti, tirocini e strutture cliniche convenzionate, dimensionato sulla somma tra fabbisogno ospedaliero ordinario e fabbisogno aggiuntivo per la medicina territoriale. In assenza di questo adeguamento, anche un ipotetico innalzamento futuro del numero di posti rischierebbe di scontrarsi con una capacità didattica e di tirocinio non pensata per assorbire un incremento di questa portata, riproponendo nei prossimi cicli di programmazione lo stesso divario tra fabbisogno dichiarato e fabbisogno reale che oggi riguarda le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità.
In conclusione e molto semplicemente, i conti non tornano e se i conti non tornano le professioni sanitarie continueranno a soffrire alimentando ulteriormente le carenze.
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