Ansia, depressione, rabbia, sono i mali oscuri di una società ai limiti, sempre più emarginata da una parte, e troppo di corsa e sotto stress dall’altra.

Ogni anno il male oscuro colpisce 350 milioni di persone e, negli Stati Uniti nel 2017, l’abuso di farmaci antidepressivi ha provocato la morte di 35 mila persone.

L’Oms avverte “entro il 2020 i disturbi depressivi saranno la seconda causa di disabilità lavorativa, dopo le malattie cardiovascolari”.

L’Italia è la quarta in Europa seconda l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, per la spesa relativa all’acquisto di psicofarmaci e sempre secondo Aifa sono 12 milioni gli italiani che assumono psicofarmaci.

Siamo alla ricerca del tutto e subito, alla ricerca della pillola della felicità, il farmaco rappresenta una soluzione, una via breve che però non risolve il problema.

Uno stile di vita, quello dell’uso dello psicofarmaco, spesso pericolosamente “fai da te”, che colpisce anche gli operatori sanitari.

C’è una fetta di popolazione disturbata, incapace di affrontare i problemi, incapace di aspettare, spesso rilegata ai margini della società: è l’identikit di quella fetta di utenti che “aggredisce” gli operatori sanitari, ai quali basta sentirsi in difficoltà per far si che sopraggiungano sentimenti di frustrazione e di ansia, tale da scatenare violenza.

Dall’altra parte ecco medici ed infermieri, oggi sempre più a rischio rabbia, burnout, depressione, disturbo post-traumatico da stress.

Le conseguenze possono persistere negli anni ed interferire con la vita lavorativa e con gli stili di vita, dopo l’aggressione.

Diversi studi hanno dimostrato che gli episodi di violenza subiti dagli operatori sanitari, hanno determinato il ricorso agli ansiolitici ed antidepressivi.

Antidepressivi spesso presi pericolosamente in autonomia, senza consultare uno specialista, che causano la cronicizzazione della malattia.