Il Pm di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio per l’infermiera ritenuta responsabile di non aver monitorato il paziente: il Gip ha fissato l’udienza preliminare per il 7 giugno.

 

I fatti

La vicenda risale al Dicembre 2016, un uomo di 64 anni , cardiopatico, giunge al pronto soccorso per dispnea ingravescente. Viene ricoverato in cardiologia e sottoposto a terapia, che ne migliorala condizione.

Il giorno dopo, il 17 Dicembre, alla 9 del mattino, il paziente appare disorientato ed alle 10.15 per una perdita di coscienza, cade dal letto e muore in seguito al grave trauma cranico e facciale riportato.

Degli iniziali 10 indagati tra il personale sanitario, viene confermato il procedimento a carico dell’infermiera.

 

Secondo la perizia infatti:

 

non vi è stato un attento monitoraggio clinico del paziente, se non per il solo rilievo dei parametri vitali, ed ancor più non vi è stato un attento esame neurologico, che anche il personale infermieristico è chiamato a effettuare compiutamente ancor prima del personale medico, non vi è stata tanto meno alcuna richiesta di visita medica né sono stati presi provvedimenti pratici in capo al personale infermieristico, nello specifico l’impiego di spondine al letto”.

 “Pur rendendosi conto delle condizioni di disorientamento del paziente, lì ricoverato, ometteva di avvisare il personale medico di tale criticità e di adottare immediate misure idonee a prevenire il rischio di una caduta dal letto di ricovero, in tal modo provocandone appunto la caduta direttamente sul pavimento e cagionandogli lesioni cervico-midollari da cui derivava la morte per insufficienza respiratoria“.

Ma è da attribuire sempre agli infermieri la responsabilità della caduta del paziente?

Individuare la responsabilità dell’evento avverso, come detto in precedenza, non è semplice, specie se la caduta avviene in assenza dei sanitari.

Il fenomeno è complesso e le variabili sono tante: dalle condizioni del paziente, come la compromissione del sistema cognitivo sensoriale e locomotore, all’ambiente ospedaliero non sicuro, scarsa illuminazione, presenza di barriere ed ostacoli, letti e barelle non efficienti, ed ancora carenze di organico e degenze super affollate.

E dunque a chi attribuire la responsabilità della caduta? All’infermiere, all’Oss o alla struttura ed alla sua organizzazione?

In letteratura non vi è un’unica risposta, ma si può fare riferimento alle Sentenze di Cassazione; da queste si evince come in ciascuno dei tre soggetti possa essere individuata una co - responsabilità.

Al fine di scongiurare un profilo di responsabilità ed al fine di ridurre le cadute prevedibili, è significativo ed indispensabile avviare la pianificazione dell’obiettivo prefissato attraverso un’attenta valutazione dei fattori di rischio in relazione all’ambiente, con la messa in sicurezza delle aree a rischio ed un’attenta valutazione dei fattori di rischio relativi al paziente, attraverso l’uso di scale di valutazione come quella di Conley, in modo da pianificare gli interventi clinico-assistenziali adatti.

 

 da Puglianews24