Sta succedendo qualcosa nel delicato settore dell’emerganza/urgenza della capitale.

Ma sono i numeri ad evidenziare chiaramente che qualcosa non va nel sistema ed è necessario un esame urgente delle autorità.

"ll  problema del blocco delle barelle, - spiega Stefano Barone, segretario NurSind di Roma -  ma in generale il sovraffollamento del pronto soccorso è sicuramente dato da una non razionale allocazione delle risorse destinate all’assistenza sanitaria e da una non attuazione della gestione dei flussi dei ricoveri nei pronto soccorso, in emergenza-urgenza".

"Questa circostanza, - continua Barone -  implica uno stato di insoddisfazione nella cittadinanza riferito alla qualita` delle cure, problematiche di turnazione associato al conseguente e sempre più frequente burn-out dei professionisti e non ultimo un incremento dei contenziosi medico-legali".

Dal NurSind fanno sapere che: "la prevista ottimizzazione descritta dalle linee di indirizzo per la gestione urgenza e contenimento del fenomeno del sovraffollamento del flusso dei ricoveri dal pronto soccorso prevedeva la risoluzione del percorso clinico dei pazienti al PS entro le 12 ore dall’accesso con l’ulteriore obiettivo di ridurlo a 8 ore entro il 2018 ma è davanti a tutti il fallimento del progetto divenuto nel tempo una mera illusione visto (anche ma non solo...) il giornaliero fenomeno del blocco delle ambulanze ai triage".

"Per fare un esempio, - dice il segretario - al San Camillo DEA di II° livello, uno dei pronto soccorso con più affluenza di Roma, il Venerdì erano presenti circa 100 pazienti di cui nella sala emergenza 47 con il 50% in attesa di trasferimento in unita operative già piene tutto questo con un piano di sovraffollamento deliberato ma non attuato in pieno dalla Direzione. Praticamente di fatto una astanteria non descritta nell’atto aziendale".

Il NurSind, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera al prefetto chiedendo lumi su questa grave situazione oramai decennale che porta solo una scarsa tempestività` nelle cure, un incremento degli errori e un prolungamento inutile dei tempi complessivi di permanenza in ospedale con incremento dei costi pagati dalla cittadinanza.

"Chiediamo  - conclude Stefano Barone - una tutela della salute per gli utenti e per gli operatori oramai alla frutta per colpa di una organizzazione che secondo noi altera in modo rilevante la qualita` del servizio erogato, contribuendo in questo modo ad una usura psico fisica degli operatori che oramai hanno in media 52 anni e , non ultimo, con queste problematiche irrisolte si delegittima il lavoro di molti professionisti della salute causa la non attivazione degli interventi necessari per una risoluzione duratura del problema mezzi 118 bloccati in attesa di una barella occupata e in generale del sovraffollamento nei PS".