Il Reparto a conduzione infermieristica non è ancora nemmeno stato inaugurato, che è già battaglia da parte dei medici, che come al solito in ogni iniziativa infermieristica, ravvisano un furto di competenze.

I fatti

Ieri sulle pagine del Gazzettino, la Usl della Marca a Treviso annunciava la prossima apertura di un reparto di 20 posti letto a sola conduzione infermieristica.

Non di certo una rivoluzione, ma una realtà consolidata ed approvata in Conferenza Stato- Regioni nel luglio dello scorso anno.

Il reparto, messo a punto a causa dell’ondata del picco influenzale, sarà agganciato alle Medicine e resterà attivo anche dopo la fine dell’emergenza.

Attraverso un bando interno, l'azienda sanitaria ha individuato gli infermieri che lavoreranno nel nuovo reparto.

L'Usl della Marca punta a rivedere il sistema ottimizzando l'organizzazione anche per scongiurare da una parte il rischio di un sovraffollamento dei reparti, dato che oggi si contano in provincia quasi 100 ricoveri al giorno per l'influenza, e dall'altra l'insorgere di problemi legati alla carenza di medici, che si sta facendo sentire come mai prima d'ora.

 

La reazione dei medici

«Presenteremo subito un ricorso al Tar”, ad annunciarlo Adriano Benazzato, segretario regionale dell'Anaao.

Ancora una volta i medici si scagliano contro gli infermieri, temendo un avanzamento più che giusto della categoria infermieristica, ed un loro arretramento, ed usando la segnalazione all’Ordine dei Medici come arma per fermare un’evoluzione, ahimè per loro indispensabile ed inevitabile oramai.

Benazzato attacca frontalmente Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl trevigiana: «Forse da quando ricopre questo ruolo ha cancellato dalla sua memoria la cultura medica e il suo passato di medico, andrebbe segnalato all'Ordine: mettere in mano i pazienti a infermieri che non possono essere in grado di porre un'ipotesi diagnostica, configura anche l'induzione a un reato, perché potrebbero essere chiamati a rispondere di esercizio abusivo della professione medica».

Sulla stessa Salvatore Cauchi, segretario regionale dello Snami, sindacato dei medici, che avanza l’ipotesi di coinvolgere i medici neolaureati, estromettendo gli infermieri.

Si preoccupano di terapie, diagnosi, paventano abuso di professione, e viene da pensare che o ignorano come sia strutturato un reparto a conduzione infermieristica o mentono e creano un inutile quanto dannoso allarmismo nella popolazione, screditando la figura dell’infermiere.

 

Gli ospedali di Comunità. Come sono organizzati

Il Documento definitivo che istituisce l’Ospedale di Comunità, è previsto dal DM 70/2015 , dal Patto per la Salute 2014-2016 e dal Piano nazionale della cronicità.

E’ una struttura di ricovero breve e fa parte dell’assistenza territoriale, ma non è una duplicazione o una alternativa a forme di residenzialità già esistenti, può essere pubblico o privato accreditato e deve possedere i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi che garantiscono la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti e la misurazione dei processi e degli esiti.

Può avere una sede propria, essere collocato in strutture sanitarie polifunzionali (ad esempio Case della Salute) o presso presidi ospedalieri riconvertiti e/o presso strutture residenziali oppure essere situato in una struttura ospedaliera, ma è sempre riconducibile all'assistenza territoriale.

 

Posti letto

Ha al massimo 15-20 posti letto e non più di due moduli e può prevedere ambienti protetti, con posti dedicati a pazienti con demenza o con disturbi comportamentali con l’obiettivo di ridurre l'istituzionalizzazione e l'ospedalizzazione in ambienti ospedalieri non idonei.

 

Target di utenza

Pazienti che, per un episodio acuto o per la riacutizzazione di patologie croniche, hanno bisogno di interventi sanitari a bassa intensità clinica potenzialmente erogabili a domicilio, ma che vengono ricoverati in queste strutture in mancanza di idoneità del domicilio stesso (strutturale e/o familiare) e hanno bisogno di assistenza/sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio.

 

Responsabilità

La gestione e l'attività sono basate su un approccio multidisciplinare, multi professionale ed interprofessionale, in cui sono assicurate collaborazione ed integrazione delle diverse competenze.

 

  • La responsabilità igienico-organizzativa e gestionale è di un medico designato dalla direzione sanitaria aziendale,che svolge anche una funzione di collegamento con i responsabili sanitari, clinici e assistenziali, e la direzione aziendale.

 

  • La responsabilità organizzativa dell'assistenza in ogni modulo tocca invece al coordinatore infermieristico.

 

  • La responsabilità clinica di ciascun paziente è del medico di medicina generale (o pediatra di libera scelta) di fiducia, anche all' interno di una forma organizzativa della medicina generale, oppure a un medico che opera nella struttura.

 

  • La responsabilità assistenziale è dell'infermiere secondo le proprie competenze.

 

  • L'assistenza/sorveglianza sanitaria infermieristica è garantita 24 ore su 24.

 

  • I responsabili delle attività cliniche e infermieristiche raccolgono le informazioni sanitarie per i rispettivi ambiti di competenza, utilizzando una cartel1a clinico-assistenziale integrata, inserita in un processo di informatizzazione.
  • In caso di necessità, l'infermiere attiva, durante i giorno, il responsabile clinico della struttura e nelle ore notturne, nei giorni festivi e nelle ore prefestive non coperte dal responsabile clinico, del Servizio di continuità assistenziale. In presenza di accordi specifici regionali, può essere attivato il responsabile clinico della struttura in turno nelle ore notturne, festive o prefestive.

 

  • In caso di emergenza, viene attivato il Sistema di Emergenza Urgenza territoriale. Nel caso in cui la sede all'interno di un presidio ospedaliero viene attivato direttamente il servizio anestesia e rianimazione secondo le procedure di gestione delle emergenze del presidio ospedaliero.

 

Modalità di accesso

L’accesso avviene su prescrizione del medico di medicina generale, del medico di continuità assistenziale, dello specialista ambulatoriale o del medico ospedaliero.

L’accesso è per chi ha:

  • diagnosi e prognosi già definita
  • valutazione del carico assistenziale e della stabilità clinica
  • programma di trattamento già stilato e programmato con il paziente.

 

Devono essere definiti anche collegamenti funzionali con il laboratorio analisi anche relativamente alla gestione del POCT - Point of Care , radiologia , medicina fisica e riabilitativa, servizio dietetico e nutrizione clinica, servizio sociale.

 

E oltre al medico (o al pediatra) di medicina generale e all’assistenza medica in raccordo con la Continuità assistenziale, dovrà esserci un infermiere case manager, il professionista cioè che provvede all'assegnazione e al coordinamento dei servizi socio-sanitari destinati alla gestione clinica di un determinato target di utenti.

 

All’interno dell’ospedale di continuità che abbia ad esempio un modulo di 20 posti letto dovranno essere presenti:

- un coordinatore infermieristico, condivisibile su due moduli se presenti nell'ospedlae

- un infermiere

- due operatori sociosanitari (Oss) per ciascun turno diurno e un infermiere e un Oss per il turno di notte.

 

 

da il Gazzettino.it