L’infermiere scolastico in Italia è ancora un miraggio, a sorpresa non è contemplato nemmeno nel patto Scuola- Sanità siglato il 20 febbraio scorso dal Ministro della Salute, Giulia Grillo e dal Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti.

L’accordo, che avrà durata triennale e per il quale sono previsti finanziamenti aggiuntivi, prevede:

 promozione di sani stili di vita e contrasto ai principali fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili (scorretta alimentazione, inattività fisica, tabagismo, uso dannoso di alcol, ecc.) e promozione della salute orale
 contrasto alla malnutrizione in tutte le sue forme (triplo burden) e ai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione
- prevenzione delle dipendenze da sostanze d’abuso illegali, delle dipendenze da farmaci (compreso il doping) e delle dipendenze comportamentali
- prevenzione delle malattie trasmissibili e dell’antibiotico-resistenza e promozione delle vaccinazioni
 promozione del benessere psico-fisico anche attraverso interventi sulle tematiche dell’affettività e dell’educazione globale alle relazioni

 promozione e sostegno di iniziative volte a favorire l’individuazione precoce, la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l’inclusione scolastica di bambini, alunni e studenti con disabilità e con disturbi del neurosviluppo (in particolare: disturbi della comunicazione e del linguaggio, ADHD e disturbi dello spettro autistico) e con disturbi specifici dell’apprendimento, anche secondo programmi mirati ed individuali e promuovendo iniziative condivise di sensibilizzazione e di informazione alle famiglie, con il coinvolgimento delle associazioni delle persone con disabilità.

Tutti punti condivisibili ed importanti, ma perché non prevedere la presenza di un infermiere?

Chi meglio dell’Infermiere potrebbe occuparsi, come già avviene in Spagna, di Educazione sanitaria intesa come educazione alle corrette abitudini alimentari, ad una sana pratica sportiva, al rifiuto dell’abuso di sostanze stupefacenti, alcol ed alla pratica del sesso non protetto.

Per non dimenticare ancora che l’infermiere scolastico è fondamentale nella gestione delle malattie croniche dei bambini, riducendo così di molto l’assenteismo dovuto alla somministrazione delle terapie.

 

Il Caso

Il caso del piccolo Francesco è un esempio tangente di quanto sia stato un errore stringere un patto tra scuola e sanità e non prevedere di porre l’infermiere come intermediario tra le due istituzioni.

Il piccolo Francesco, due anni, è stato rifiutato da un asilo statale reggiano perché diabetico; troppo difficile prendersi cura di lui per le maestre.

Per fortuna è stato accolto in asilo privato convenzionato con lo Stato, ma con un costo maggiore della retta per i genitori.

Un microinfusore per l’insulina da regolare in relazione al valore glicemico, che le maestre non saprebbero utilizzare, e del quale si apprende non si sentono di assumersene la responsabilità.

Il caso apre uno squarcio sui Diritti universalistici come quello del Diritto allo studio da garantire a tutti, bambini e adolescenti, sani e ed affetti da patologie.

E’ necessaria una normativa nazionale a tutela dei minori, che preveda l’infermiere scolastico, quella del protocollo d’intesa è stata una occasione mancata, anche se solo per avviare il processo di istituzionalizzazione della figura mancante.