Oggi, a quasi un ventennio dalla nascita, il ruolo dell’Oss è ancora motivo di accesi dibattiti: l’Oss suona ancora come un ibrido, non assume la stessa valenza in tutto il territorio italiano, al Sud è ancora fermo alla forma ancestrale, mentre al nord  si è da tempo palesato nelle nostre corsie, ma il ruolo, le mansioni, lasciate in mano all' accordo Stato/Regioni, determinano una disparità di formazione diversa da Regione a Regione, e questa disparità crea non poca confusione, tra quello che l'operatore socio sanitario deve o non deve fare.

Chi è l'operatore sociosanitario?

L' Oss, è stato legalmente istituito dalla Conferenza Stato/Regione del 22 febbraio 2001: questo è l'operatore che, a seguito dell'attestato di qualifica conseguito al termine di uno specifico percorso di formazione professionale, svolge un'attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona, favorisce il benessere e l'autonomia della persona.

L’ordinamento dei corsi regionali professionali prevede: 1000 ore di cui 550 di tirocinio.

Istituito nel 2001, viene legittimato poi dalla Legge 1/2002 “Emergenza infermieristica”, definendo l' Oss figura di supporto all'assistenza.

Nella Conferenza Stato/Regione del 16/01/2003 si disciplina la Formazione Complementare dell'operatore socio- sanitario, stabilendo che all'operatore socio sanitario che ha conseguito con successo un percorso di formazione complementare di assistenza sanitaria di 300 ore di cui 150 di tirocinio, è consentito collaborare con l'infermiere o con l'ostetrica; nonché di svolgere alcune attività assistenziali, in base all'organizzazione dell'unità funzionale di appartenenza, e conformemente alle direttive del responsabile dell'assistenza infermieristica e/o ostetrica.

 

 

Uno studio pubblicato sulla Rivista Assistenza Infermieristica e Ricerca “Le attività degli Operatori Socio-Sanitari nei contesti ospedalieri: uno studio mixed-method”, ha descritto le attività effettuate dall'OSS e il tempo dedicato, individuando le attività svolte in autonomia che appartengono all'area di confine con la competenza infermieristica analizzandone le motivazioni.

 

Metodo

È?stato condotto uno studio osservazionale con approccio mixed-method che ha incluso una prima fase di osservazione diretta della pratica quotidiana degli operatori di supporto e una seconda fase di intervista semi-strutturata.

56 OSS di 17 ospedali del Nord-Italia, sono stati osservati durante la pratica quotidiana e intervistati rispetto alle motivazioni dello svolgimento in autonomia di attività di confine con la competenza infermieristica.

 

Risultati

Gli OSS svolgono principalmente attività di assistenza diretta (67.7% del tempo totale osservato), in media 275 minuti/turno, rispetto ai 131 minuti/turno dedicati ad attività di assistenza indiretta.

Assistenza diretta:

cure igieniche, posizionamento, alimentazione, rilevazione dei parametri, tecniche assistenziali semplici quali esecuzione di medicazioni a piatto e della tricotomia pre-operatoria, trasporto del paziente da/per i servizi diagnostici e/o specialistici e attività legate alle terapie, come aiutare il paziente nell'assunzione della terapia orale o informare l'infermiere del termine di un'infusione endovenosa.

Assistenza indiretta: 

attività domestico-alberghiere di preparazione/riordino dell'unità di vita del paziente, interventi organizzativi e relazionali con il team, come partecipare alle consegne infermieristiche e rispondere al telefono o alla chiamata del paziente, attività igienico-sanitarie ambientali di sanificazione/decontaminazione dei presidi e riordino dei materiali, trasporto materiale e documenti, quali campioni biologici, presidi e richieste di prestazioni specialistiche.

 

Gli OSS hanno svolto principalmente attività di assistenza diretta (67.7% del tempo osservato) cure igieniche, mobilizzazione e alimentazione.

Le attività che occupano la maggior parte del tempo degli OSS sono le cure igieniche della persona, la mobilizzazione e l'alimentazione; nell'ambito di queste attività, soprattutto la mobilizzazione del paziente a letto e/o in poltrona (51; 91%), la distribuzione dei pasti (51; 91%), l'igiene del paziente allettato e la sistemazione dell'unità di vita e dei presidi del paziente (47; 84%), la partecipazione alle consegne (45; 80%).

La maggior parte degli OSS (44; 79%) prende parte alle consegne a inizio turno assieme al personale infermieristico, in misura minore a fine turno.

Le attività di confine con le competenze infermieristiche effettuate più frequentemente in autonomia sono state la mobilizzazione (22;39.3%) e le cure igieniche (21;37.5%) in pazienti instabili, l'alimentazione di pazienti disfagici (19;34%), la sostituzione delle flebo (16; 28.6%) e la medicazione delle lesioni da pressione (11; 19.6%). 

Gli OSS motivano la loro autonomia rifacendosi all’esperienza lavorativa, al bagaglio di conoscenze e alle manualità acquisite negli anni, che permettono loro di operare in tranquillità anche in attività che sarebbero di competenza infermieristica, per rispondere tempestivamente ai pazienti e ridurre il carico di lavoro degli infermieri.

 

Lo studio perviene ad una conclusione critica, in molte attività l'OSS non ha chiesto un parere o un'indicazione all'infermiere, quasi come fosse un operatore che lavora parallelamente agli infermieri.

C’è sa sottolineare uno scivolamento verso la gestione da parte degli OSS di attività assistenziali-terapeutiche di una certa complessità o in situazioni di instabilità clinica, che dovrebbero essere di competenza infermieristica o gestite in collaborazione e stretta supervisione dell'infermiere.

 

Da:

Le attività degli Operatori Socio-Sanitari

nei contesti ospedalieri: uno studio mixed-method

 

Alvisa Palese,1 Elisa Ambrosi,2 Francesca Stefani,3 Alessandra Zenere,4 Luisa Saiani,5 a nome del gruppo ECOSS

1Università degli Studi di Udine

2Università degli Studi di Bologna

3U.O. Neurochirurgia, Ospedale Vicenza

4Direzione Medica di Arzignano, Vicenza

5Università degli Studi di Verona

Per corrispondenza: Elisa Ambrosi, elisa.ambrosi2@unibo.it