1 maggio 1919, 100 anni fa Gemma Perchi ottiene la riduzione dell’orario di lavoro a 8 ore. Capofila della protesta di 2000 operaie tessili, hanno combattuto insieme scioperato anche 45 giorni di seguito, per ottenere condizioni di lavoro più degne.

Nella filanda marchigiana Gemma Perchi (Jesi 1873-1957) 12enne, dopo la prima guerra mondiale ha lavorato come operaia fino a 14 ore al giorno e visto morire di tubercolosi, per le pessime condizioni igieniche molte sue compagne e amiche. I salari bassi avevano già portato a scioperi e proteste nel 1881 e nel 1899 dopo 11 giorni di sciopero, la riduzione dell’orario giornaliero di lavoro a 11 ore. Gemma Perchi leader carismatico guida e organizza il dissenso e nel 1903 all’età di 30 anni fonda la Camera del Lavoro, l’unico caso in Italia in cui al vertice vi è una donna. Le donne lavoratrici oppresse iniziano a prendere consapevolezza, aderiscono con Gemma Perchi nel sindacato continuando a promuovere le agitazioni nelle filande, contro la guerra, il caro viveri e iniziative per l’alfabetizzazione con la costruzione di scuole aperte ai figli delle operaie.

Nel 1919 il sindacato nazionale tessile Fiot, a esclusivo beneficio degli uomini, ottiene le 8 ore lavorative; solo grazie alla mobilitazione di Gemma e compagne le 8 ore furono estese anche alle setaiole.

Gemma Perchi antifascista convinta perseguitata per le sue idee, muore a 84 anni nel 1957 nella sua città natale Jesi che l’ha vista protagonista indiscussa di una stagione dolorosa ma illuminata dal fermento di donne che con intelligenza, coraggio, perseveranza e consapevolezza ci hanno lasciato in eredità diritti di cui godiamo ancora oggi e per cui dobbiamo ancora vigilare e proteggere da molteplici aggressioni.

In Italia nel settore sanitario oltre il 70% delle lavoratrici sono donne ed è nel nostro ambito di lavoro che i diritti conquistati da tante donne di valore, subiscono i maggiori abusi.

  • Abusi nel diritto al lavoro massimo di 8 ore giornaliere
  • Abusi nel diritto alla pausa di almeno 11 ore tra un turno e l’altro
  • Abusi nel diritto alla pausa mensa
  • Abusi nel diritto alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro
  • Abuso nel diritto alla giusta retribuzione salariale

Pertanto spero che questo 1 maggio onori la memoria di Gemma Perchi e compagne e segni l’inizio di una nuova consapevolezza nelle donne della sanità; affinché rivendichino con forza e coraggio i propri diritti, contro lo sfruttamento, la dequalificazione, svalorizzazione del lavoro di migliaia di professionisti sanitari, che restano comunque anche oggi 1 maggio 2019 a fianco dei cittadini più sfortunati.