Retribuzione adeguata, riconoscimento del ruolo e della carriera, risoluzione del rapporto interprofessionale soprattutto con i medici, tre punti fondamentali per la valorizzazione della figura Infermieristica, enunciati da Andrea Bottega, Segretario Nazionale NurSind, durante il lancio della Campagna Nursing Now ieri 3 maggio a Roma, nella sala Capitolare del Senato.

 

Nursing Now
Nursing Now è una campagna globale promossa da un gruppo interpartitico inglese guidato da Lord Crisp, co-presidente del gruppo parlamentare britannico All-Party on Global Health, e dalla professoressa Sheila Tlou, co-presidente della Global HIV Prevention Coalition e vede la partecipazione del direttore del Dipartimento Health Workforce del WHO, Dr. Jim Campbell, a favore del miglioramento dell’immagine e della valorizzazione della professione infermieristica.
L’Associazione infermieristica italiana, affiliata fin dal 1949 all’ICN e designata quale “Leading Association” per l’Italia, è la Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermieri, www.cnai.info).
La campagna Nursing Now proseguirà fino alla fine del 2020, bicentenario della nascita di Florence Nightingale, e si propone di migliorare la percezione degli infermieri, la loro influenza e massimizzare il loro contributo per garantire a tutti e ovunque l'accesso alla salute.
Di seguito l' intervento di Andrea Bottega:
Al fine di perseguire lo scopo del miglioramento dell’immagine e della valorizzazione dell’infermiere perché possa incidere sulle scelte politiche e ricoprire ruoli di vertice, ritengo sia necessario superare alcune criticità.
La prima criticità, lamentata da tutti gli infermieri italiani, è di carattere economico. Il valore di una professione a livello sociale passa anche dal rapporto titolo di studio/retribuzione. Il contratto di lavoro della sanità pubblica (dati OCSE) prevede per l’infermiere uno stipendio lordo annuo che si aggira sui 29-30 mila euro, in Francia lo stipendio è di 34 mila euro, in Spagna 35 mila euro, in Germania 41 mila, in Irlanda 50 mila, in Belgio 53 mila euro. La distanza con le figure di supporto, il cui titolo di acceso non prevede formazione universitaria è di circa 200 euro mensili. Gli oneri a carico dell’infermiere non considerati dai contratti sono il costo a proprio carico dell’assicurazione, dell’iscrizione all’ordine e della formazione continua e complementare. Le indennità di disagio sono ferme ai valori del secolo scorso. La dignità di una professione passa anche dall’adeguato riconoscimento economico della sua opera.
La seconda criticità è di carattere organizzativo - formativo. Nell’organizzazione, a distanza di 19 anni (legge 251/2000), il riconoscimento del ruolo dirigenziale interessa una minima parte degli infermieri laureati magistrali. Le funzioni di coordinamento e specialistiche/esperte, con il recente contratto, sono riserva di pochi professionisti soggetti a una nuova forma di precariato e limitati da risorse economiche insufficienti oltre che da requisiti inattuali. La scelta degli incarichi ci penalizza. Abbiamo sentito oggi parlare il mondo dell’università in merito a nuovi corsi di master e di sviluppo professionale. Ci sono migliaia di infermieri laureati magistrali a fronte di un centinaio di dirigenti in tutta Italia. Gli infermieri specialisti non esistono ancora dal punto di vista contrattuale perché non sono ancora definiti i percorsi di studio. Paradossalmente gli infermieri esperti sono definiti da una formazione regionale che tutti noi pensavamo fosse superata dal nostro ingresso in università. Questa carriera così prospettata offre molti motivi di frustrazione alla categoria. Gli infermieri di linea sono invece soggetti spesso ad attività de-professionalizzanti, a carichi di lavoro eccessivi per carenza di personale. L’organizzazione basa le sue scelte di fabbisogno su criteri economici (minutaggio, vincoli di spesa sul personale) anziché di evidenza scientifica. La Fnopi ci ricorda che in Italia mancano più di 50 mila infermieri e che la carenza nei prossimi anni potrà arrivare a più di 70 mila unità. Ricordo che il sindacato Nursind ha dato vita e cofinanziato lo studio Rn4Cast Italia che ha confermato la corrispondenza tra maggior carico di lavoro (mediamente un infermiere segue 9,5 pazienti rispetto ad una media europea di 8 pazienti per infermiere) e cure mancate evidenziando come in questi casi l’infermiere tralasci proprio lo specifico professionale (la pianificazione dell’assistenza e la relazione con il paziente) a favore dell’erogazione delle prescrizioni mediche.
La terza criticità riguarda il rapporto interprofessionale, in particolare con la professione medica. Ho colto con piacere l’intervento del presidente Fnomceo Anelli che ha chiesto collaborazione nella definizione del ruolo del medico. I fatti dimostrano che spesso si sono combattute battaglie ideologiche che interessano di più gli organi di rappresentanza che non i professionisti impegnati nelle strutture sanitarie. Abbiamo sempre sostenuto che la battaglia sulle competenze sarà condotta dallo stato di necessità ma, un accordo con i medici è sempre meglio di nessun accordo che rappresenta la lotta di tutti contro tutti.

 

Come migliorare quindi la percezione degli infermieri, la loro influenza per garantire un più completo acceso alle cure?

A nostro parere la strategia per la valorizzazione dell’infermieristica è puntare sugli aspetti che evidenzino l’autonomia professionale dell’infermiere. Deve ancora attuarsi completamente il mandato della legge 42 del 1999 (quest’anno ne ricorre il 20 anniversario) che prevede il superamento dell’ausiliarietà professionale rispetto al medico. Vanno evidenziati gli ambiti autonomi nella ricerca, nella formazione, nell’esercizio professionale. Manca una definizione concordata sulle competenze in linea con lo sviluppo organizzativo e formativo attuale, manca il riconoscimento di una sezione autonoma di contrattazione con un’indennità di esclusività al pari dei medici. Dal punto di vista dell’immagine sociale pensiamo che l’infermiere di famiglia possa essere la svolta strategica per dare al cittadino un’assistenza in linea con i nuovi bisogni di salute e far meglio comprendere il valore della nostra professione. Il cittadino si reca all’ospedale per le cure mediche principalmente e il contributo fondamentale dell’assistenza infermieristica è spesso mascherato dal responsabile del percorso clinico. In ospedale il medico è il protagonista e l’infermiere è nello scenario. Così non è nel territorio se all’infermiere sarà data la possibilità di una presa in carico piena. La soluzione ai problemi di salute è spesso frutto di un lavoro multiprofessionale ma in questo percorso ci sono professionisti che garantiscono la continuità delle cure e sono il riferimento nel compimento del cammino assistenziale.