L'infermiera Paceniana Mari Carmen si è punta con un ago dopo averlo rimosso, al termine della prestazione Infermieristica.

In quel momento ha avuto l'idea di progettare uno scudo anti-puntura e anti-taglio"Dopo il mio incidente e quello di altri colleghi, ho consultato Labor Health, Trade Union e Nursing College e mi hanno detto che non c'era nulla che potesse proteggere le dita. Ho anche cercato su internet e niente ... Non potevo credere che con tutte le tecniche a rischio di contagio biologico che pratichiamo, non ci fossero dispositivi di protezione e ho iniziato a lavorare con materiali diversi per modellare l'invenzione ", spiega Lobato, creatrice dello scudo.

 

 

Tagli e puntura accidentale costituiscono in Italia circa il 75% dei cosiddetti “incidenti occupazionali a rischio biologico” e, gli infermieri la categoria più a rischio.

In assenza di interventi preventivi tecnologici o terapeutici, secondo l'OMS nel mondo ogni anno si verificano oltre 3.000.000 di incidenti causati da strumenti pungenti o taglienti contaminati con HIV o virus dell'epatite B e C; questi causano il 37% delle epatiti B (pari a circa 66.000 casi), il 39% delle epatiti C (pari circa a 16mila casi) e il 4,4% delle infezioni da HIV (pari circa a 1.000 casi) contratte dagli operatori sanitari, cioè almeno 83.000 infezioni ogni anno direttamente riconducibili a un'esposizione professionale, di tipo percutaneo, a materiali biologici infetti.

Secondo i dati del ministero della Salute relativi agli acquisti nel settore pubblico la percentuale di conversione da dispositivi convenzionali a dispositivi di sicurezza è pari a poco più della metà relativamente ai soli dispositivi per accesso venoso periferico (gli aghi cannula), i più pericolosi poiché raccolgono e trattengono sangue, primo veicolo di infezione se l'operatore si punge, e decisamente inferiore per gli altri dispositivi più comuni (come dispositivi per prelievo, aghi, siringhe con ago etc.).

Due infermieri su tre ammettono di mettere in pratica almeno un comportamento che li mette a rischio di incidenti per puntura o taglio (66%); un terzo degli infermieri (32%) reincappuccia gli aghi usati, manovra esplicitamente proibita dal 1990 e ulteriormente ribadita nella nuova legislazione. Anche lo smaltimento dei dispositivi contaminati nel 40% dei casi avviene in contenitori impropri, generando anche per il personale non sanitario, come ad esempio gli addetti alle pulizie, il rischio di pungersi.

 

Nella pratica infermieristica di tutti i giorni ci sono tecniche in cui l'indice e il pollice sono esposti a materiale corto e appuntito - bisturi, aghi etc, senza avere una protezione efficace; solo guanti in lattice, vinile, nitrile, che sono facilmente attraversabili da agli e taglienti.

Lo scudo è una struttura semplice e facile da usare atto a proteggere l'area esposta.

 

Come è fatto lo scudo

L’invenzione è stata brevettata e pubblicata nel BOPI il 13-3-2019. 

Lo scudo ha una configurazione semiovale concava per adattarsi alla curvatura del dito con uno strato interno di acciaio ed uno strato centrale in silicone o una spugna, lo strato esterno impermeabile ai fluidi in film di poliuretano, lattice o nitrile

Per adesso non è ancora stato prodotto. "Alcuni prototipi vengono utilizzati nel Centro Sanitario Montijo-Puebla de la Calzada (Badajoz) e posso assicurare che queste tecniche vengano eseguite senza il rischio di incidenti. L'ho presentato anche all'ospedale universitario di Badajoz e gli infermieri lo hanno trovato interessante”.

 

 da DiarioInfermiero

 

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